25 aprile festa di popolo. I neo-post fascisti tentano di mostrarsi vivi

Alle celebrazioni ufficiali delle amministrazioni comunali le parallele manifestazioni dell'Anpi, l'associazione dei partigiani. Domani sera a Monterotondo testimonianze sulla lotta di liberazione del popolo curdo

Un 25 aprile promosso dall'associazione partigiani di Tivoli

Un 25 aprile promosso dall'associazione partigiani di Tivoli

Tommaso Verga 24 aprile 2018

di Tommaso Verga
Agli immemori, ai distratti, agli indifferenti hanno provveduto i neo-post-nostalgici. Che, moribondi dopo la severa lezione popolar-elettorale del 4 marzo, si sono mostrati per celebrare il 25 aprile. Al suono di «faccetta nera, bell’abissina» (né «bell’abissino» né «begli abissini»). Nessun errore, solo corto circuiti del pensiero. Il difetto addebitato a quei popoli – l’avvento di «un altro duce e un altro re» –, ha reso impraticabile la festa in nome del colonialismo come sinonimo di libertà. 
Cosicché si intrufolano indesiderati ospiti nella celebrazione di quanti altro non intendono ribadire che i nazi-fascisti sono stati relegati in un angolo buio della Storia italiana. Cantuccio dal quale sperano di convincere il popolo a disseppellirli. Così da oltre 70 anni. Inutilmente.



Qualche motivo ci sarà. Sovviene, per memoria, che questi qui non hanno mai chiesto perdono per gli eccidi e le stragi, da Marzabotto alle Fosse Ardeatine a Sant'Anna di Stazzema. O scusa per le leggi razziali. O per le persecuzioni contro i diversi. O per gli assassini di Bruno Buozzi, di Giacomo Matteotti, dei fratelli Rosselli, di Antonio Gramsci. 



Non bastasse, per sbeffeggiare la lotta contro il nazifascismo – in particolare dei partigiani: domani è il giorno loro idealmente dedicato – scelgono di far mostra dell’adesione alle tesi fascio-hitleriane, recitando la solita pantomima di circostanza, costituita dai soliti striscioni esibiti per illustrare le solite piattezze. Sfidando la pazienza e la sopportazione dei democratici, i neo-post-nostalgici per un giorno si sono fatti rivedere. Il 26 rientreranno nei loro ambiti stanziali.
Per lasciare campo libero a quelli che hanno occupato la postazione di recente, i populisti alleati, la Lega di Salvini (o di Bossi, di Maroni, di come si preferisce chiamarla). La Lega dal tratto comune contro gli immigrati. L'indistinguibile colore della camicia, nero oppure verde, altro non riesce che a esaltare la simbiosi con i predecessori.
Quel che manca in questa contesa, che non è azzardato qualificare in qualche modo determinante per le sorti del Paese e dello stesso sistema democratico partorito dalla guerra di Liberazione, è il segno avverso, quello che la sinistra ha non solo allegoricamente trasmesso ai cittadini e alle generazioni venuti dopo il 25 aprile. Accompagnato dalla scelta di schierarsi, sempre e comunque. Un orizzonte offuscato di recente, da riportare alla limpidezza come è sempre avvenuto in passato.
Quanto agli appuntamenti di domani, l’elenco delle commemorazioni ufficiali delle amministrazioni comunali della provincia a est della Capitale è disponibile in rete, città per città. In parallelo, si svolgeranno le manifestazioni promosse dall’Anpi, l’associazione dei partigiani d’Italia. Piace segnalare a Monterotondo, dalle 19, al Parco ex-Onmi, «Il Kurdistan che resiste», le testimonianze sulla lotta (di liberazione) di quel popolo.