Prima intesa (a termine) tra 5stelle e Nicola Zingaretti

Roberta Lombardi e il presidente della giunta si dicono d'accordo su alcune urgenze della Regione Lazio. Superato per ora il problema "anatra-zoppa". Per l'assessorato al Lavoro, escluso Di Berardino, si cerca una donna

Roberta Lombardi

Roberta Lombardi

Tommaso Verga 29 marzo 2018

di Tommaso Verga


Se prevarrà lo stato d’animo del presidente, la riunione di martedì del Consiglio regionale, la prima, non riserverà sorprese. Prevedibilmente si assisterà alla consueta “guerra di posizione” ma non si andrà oltre, nessun azzardo. Perché saranno due i giudizi dell’opposizione su Nicola Zingaretti. E non si esclude addirittura di più. Il che vuol dire che, seppure “zoppa”, l’anatra-maggioranza sopravviverà all’esordio (ed oltre), che non ci sono munizioni sufficienti per abbatterla.
Sicuramente, per esplicito pronunciamento, il movimento 5Stelle non dispiegherà le sue batterie. Nell’incontro vis-a-vis di ieri tra Roberta Lombardi e il presidente della giunta, si è arrivati alla convergenza su alcune “cose da fare”, è nella consapevolezza di entrambi l’urgenza di licenziare alcuni provvedimenti.
Un accordo che potrebbe divenire “forte”, talmente tale da superare il limite temporale annunciato dalla Lombardi per l’esame dell’azione della giunta. La leader grillina ha detto che “attenzionerà” Zingaretti fino all’estate. Senza distrarsi dalle "cose" sui ruoli: “Mi aspetto una vicepresidenza in Consiglio per il M5S – ha precisato –, perché non hanno i numeri per spadroneggiare. Se vogliono sopravvivere, ci devono ascoltare”. Poi tirerà le conclusioni. Sibillino alquanto per gli inesperti ma del tutto corrispondente a quanto pensano (e scrivono) i retroscenisti cultori della materia.
I quali non si sottraggono alla “lettura dei movimenti” che si intravedono già per la successione a Virginia Raggi in Campidoglio. Una questione aperta proprio dalla sindaca, dall’affermazione sulla personale rinuncia alla candidatura per il doppio mandato. Che potrebbe rappresentare un'ambizione per la stessa Roberta Lombardi. Comprese modifiche al non statuto del movimento.
Decisamente contrario al varo della consiliatura è Sergio Pirozzi che, sempre ieri, si è visto con Nicola Zingaretti ad Amatrice. Il sindaco autore della proposta “dimettiamoci tutti”, oltre a Salvini e Giorgia Meloni non risulta abbia implementato le adesioni. In particolare, dopo l’immediato “non se ne parla”, Stefano Parisi, il consigliere comunale di Milano candidato alla presidenza del Lazio per Forza Italia, non ha più minimamente fatto cenno alla eventualità.
Sul piano dell’integrale formazione dell’esecutivo (manca ancora un assessore: al lavoro), dopo averci pensato su tanto da accreditare il benestare, Zingaretti ha respinto anche il nome di Claudio Di Berardino, ex segretario della Cgil di Roma e provincia, indicato dall'unico consigliere regionale di Liberi e uguali Daniele Ognibene. Una bocciatura, stando ai rumors, dovuta al fatto che il presidente è orientato a sostenere una figura femminile, realizzando così il fifty-fifty, la parità di genere, in giunta.
Quanto alla defezione del partito di Pietro Grasso, non c’è problema alcuno per Zingaretti. Erano 24 consiglieri prima della lite con i vertici laziale e romano di Leu, sono 24 dopo. Il presidente, da quel che si sta vedendo, è alla ricerca di una maggioranza. Politica. Di una coalizione che suggerisca la rotta anche al Pd.