Fascisti / La cattiva coscienza degli anni di piombo candeggiata con la propaganda

Le "passeggiate per la sicurezza" e le ronde antinomadi mentre criminalità organizzata (camorra, 'ndrangheta, cosa nostra) e famiglie sinti (Casamonica-Di Silvio) occupano il territorio tra Tivoli e Guidonia

Scritta fascista

Scritta fascista

Tommaso Verga 1 marzo 2018

Le “passeggiate per la sicurezza”, le manifestazioni in difesa della tradizione, della razza e della famiglia tradizionale, la sottoscrizione per il restauro della tomba di Claretta Petacci, la concubina del duce, la ”teoria gender”, la caccia agli zingari. Il rumore è in sottofondo, tonitruante invece la propaganda sui social e sui muri delle città, che appaiono imbrattati da striscioni che vorrebbero, non riuscendoci, trasferire in politica i sentimenti degli autori. Che prima di ricorrere a moine tra l'infantile e il logorroico utilizzate per accreditarsi come che sia rispettosi della Costituzione dovrebbero riflettere su un passato, mai giudicato, di violenze, bombe e morti ammazzati. Dare un peso specifico all'aggettivo fascisti a Tivoli e a Guidonia Montecelio.


La destra nel comprensorio tiburtino. Rispetto al suo vissuto e alla sua storia, localmente, quella che risulta oggi si differenzia per la concorrenza tra le diverse sigle. Tutte presenti sul territorio in forma organizzata. Tutte che scansano silenziosamente le vicende degli anni di piombo. Tutte prigioniere di una dicotomia ineludibile.


Con la conseguenza che le tracce della storia violenta e criminale dei fascisti permangono e impediscono che le varie formazioni, anche quelle che si autodefiniscono “costituzionali” – l'esempio è CasaPound –, facciano una pur minima riflessione autocritica. Perpetuando atti, sospetti, motivi. Le cronache degli anni recenti hanno ampiamente illustrato fatti ed episodi dimostrativi di una non sopita "ribellione antisistema". E delle relazioni che solo per carità si potrebbero definire ambigue. Si prenda Francesco Bianco, gambizzato sei anni fa davanti alle terme di Tivoli, ex Nar, assunto in Atac mediante la parentopoli di Adalberto Bertucci, il presidente dell'azienda dell'epoca, già consigliere comunale missino di Guidonia Montecelio.


Le indagini conseguenti non permisero di coniugare l'accaduto con quello meno recente, che richiede comunque un permanente postit nella memoria, un'attenzione specifica e duratura, l'assassinio privo di autore di Sergio Calore, avvenuto il 6 ottobre del 2010 alla periferia di Tivoli, al confine con Guidonia. Le cui modalità conducono a sospettare una esecuzione, un omicidio rievocativo, esemplare. Trenta colpi di piccone (quanto i danari di Giuda) con l'aggiunta d'uno squarcio alla gola (nella simbologia: hai parlato troppo).


Per i più giovani, dopo la militanza in Ordine nuovo – che si manifestò con la partecipazione all'uccisione di Antonio Aleandri (un operaio scambiato per un avvocato difensore dei fascisti che collaborava con la polizia), di Franco Pacifici, un fuochista della Pirelli di Villa Adriana, nell'attentato mortale al giudice Vittorio Occorsio per mano di Pierluigi Concutelli –, Sergio Calore aveva deciso di collaborare con gli inquirenti. Pentito, così come l'altro tiburtino Aldo Stefano Tisei, morto per overdose a Milano il 26 novembre 1988. Il giorno dopo, costui avrebbe dovuto testimoniare in aula nel processo per la strage alla Banca nazionale dell'agricoltura del 12 dicembre 1969 in piazza Fontana. Era stato Calore, il sodale di Tisei, ad accusare Franco Freda di essere tra i fascisti organizzatori della strage.


Espressione entrambi del circolo nel 1973 fondato a Tivoli dall'ordinovista Paolo Signorelli, insegnante nel liceo scientifico cittadino. Intitolato a “Drieu La Rochelle”, il “covo” benvoluto e finanziato dalla borghesia e dal padronato tiburtino, segnò il divenire di tantissimi giovani, compresi quelli che scelsero in seguito la “conversione istituzionale” nel Movimento sociale, una sorta di rifugio, necessario a offuscare non i sentimenti quanto i trascorsi parapolitici. Tuttora nel comprensorio tiburtino è possibile risalire a congiunzioni tra passato e presente, cattivi maestri e discepoli. Un background a tutto titolo.


Che porta alle vicende dei giorni nostri. Da Adriano Da Pozzo, vice di Roberto Fiore, membro della segreteria nazionale e responsabile del centrosud di Forza nuova, che vive a Guidonia Montecelio, a Rivolta nazionale, ennesima espressione dell'arcipelago (documentata da un video di Repubblica sul web), fondata da Simone Crescenzi, il nazista uscito da Forza nuova ma non da Militia, l'organizzazione antisemita di Maurizio Boccacci. Il simbolo di Crescenzi, che risiede a Villalba, è la svastica.


S’è detto delle “passeggiate per la sicurezza”, zingari, tradizioni, razza. Non bisogna ricorrere a particolari lenti per vedere che tutto appartiene alla propaganda. Al punto che a Tivoli, a Guidonia, sono gli stessi fascisti a non riconoscere le “emergenze”. Vere. Che ci sono. E le cronache stanno a dimostrarlo.


Nei due anni trascorsi, sono stati arrestati – alcuni già processati e condannati – appartenenti alle famiglie degli Strangio, dei Moccia, dei Giorgi, dei Molè, molteplici le retate promosse dalla Dda – “Fiore calabro”, la “Druso-Extra Fitness” con addentellati in Renania-Westfalia, la “Tivoli silentes”, “Babylonia”. “Un uso dell’hinterland funzionale al controllo del mercato romano, principalmente del traffico di stupefacenti” secondo il procuratore Giuseppe Pignatone. La conferma è nella relazione di apertura dell’anno giudiziario a firma di Francesco Menditto, il capo della Procura di Tivoli, secondo il quale, nel comprensorio, va anche registrata una radicata presenza di camorra, ‘ndrangheta e cosa nostra (con il sussidio di depositi di armi).


Tutto ciò non impegna Forza Nuova, Fratelli d'Italia, CasaPound. Che, attraverso appunto la propaganda, puntano a cogliere due diversi risultati. Per un verso, mantenere alta la tensione, sollecitare i sentimenti ostili, l'antipolitica e il populismo (seppure va registrato che sull’ingresso della Lega di Matteo Salvini nella competizione elettorale si sono registrati dissapori decisamente espliciti nella coalizione). Per altro, evitare ogni domanda sul recente passato che ha visto Fratelli d'Italia organicamente partner di Forza Italia e Udc nella giunta della “tangentopoli bis” di Guidonia, un governo locale liquidato dall'intervento della magistratura dopo l'arresto del sindaco e del suo vice.


Ammesso, gli zingari sono spesso fastidiosi, la differenza di regole può creare disagi e conflitti. Le amministrazioni cittadine ogni volta che sono riuscite a cacciarli sull'onda della cagnara popolare, si sono ritrovare con un effetto-girotondo, i “cattivi” camminanti (siciliani) si sono spostati da una zona all'altra all'interno del comprensorio. Una presenza permanente che consente appunto di tenere alta (di minimi decibel) la tensione ma soprattutto di annotare la competizione più accesa tra i gruppi postfascisti.


Non priva di aspetti paradossali. Per citare: il leader tiburtino di CasaPound può fregiarsi di un intervento pubblico, da “esterno” durante un Consiglio comunale a Guidonia (autorizzato dal presidente grillino). A rimanerci male, l’unico eletto di Fratelli d’Italia, che ha visto così svanire il tentativo di egemonia a favore delle “tartarughe nere”.


Tutto questo mentre gli zingari "veri", silenzio e indifferenza assoluti, sul confine meridionale del comprensorio, il greto dell’Aniene, consolidano la loro presenza. Infatti, si ingrandiscono i nuclei dei Casamonica-Di Silvio-Spada, le note famiglie sinti imparentate tra loro. Dinamica che corrisponde alla debolezza degli enti locali ed alla strutturazione delle forze dell'ordine (Guidonia: 90 mila abitanti-una tenenza dei carabinieri). 


Criminalità organizzata e nomadi organizzati, fenomeni la cui gravità ha interessato la “Fondazione Caponnetto” la quale ha lanciato una campagna di crowdfunding per avviare e sostenere lo studio e l’analisi proprio a Guidonia Montecelio (ed a Ostia). I fascisti? stanno a guardare.