E alla fine la coppia Di Maio-Renzi vinse il "pissing contest" 2019

Vince la coppia Di Maio-Renzi, proprietaria d'una società a responsabilità molto limitata. Non accettata la candidatura di Salvini. Gli organizzatori: «Con l'esperienza di 25 anni di governo avrebbe vinto a mani basse»

Il «pissing contest» al Kafka Museum di Praga

Il «pissing contest» al Kafka Museum di Praga

Tommaso Verga 21 ottobre 2019
di Tommaso Verga
Risultava consegnato agli atti della politica d'antan. Mentre invece sbuca da chissà quale angolo della memoria. Da molti anni non si assisteva a un pissing contest. Invece si deve prendere nota che gli ambiziosi contendenti al titolo hanno risfoderato l'«arma». Per aggiudicarsi il vertice della doppia classifica – unica, vera novità –, al maschile e al femminile.
La precedenza al classico, ai «maschietti». Nell'elenco dei quali gli organizzatori non hanno accettato la domanda d'iscrizione di Matteo Salvini, allenato da 25 anni di governo hanno detto, un «fuori quota» che racconta balle sulla propria verginità. Allora meglio Silvio Berlusconi: almeno non si nasconde né si atteggia.
Il «gettito» più lungo, quello della «Contendenti associati srml», società a responsabilità molto limitata, amministrata in coppia, congiuntamente e disgiuntamente, dagli azionisti Di Maio-Renzi. Il primo con una legge nella quale si sollecita il governo a combattere efficacemente l'evasione fiscale, innanzitutto dotando artigiani e commercianti d'un libro-mastro decennale in titanio; l'altro definendo patrimonio nazionale i tavoli per il ciapanò, riservati ai pensionati (vietate le carte francesi, i vecchietti non le capirebbero).
A corollario non si può non sottolineare la reazione prolungata della platea, le impressioni riportate dai presenti. Parimenti distribuiti gli sbuffi e i «chissene frega». Unanime il condimento: «ma che vonno?».
Nonostante la giuria stia tuttora discutendo sulle modalità della prova, il torneo femminile l'ha vinto Maria Elena Boschi, precedendo Giorgia Meloni (nessuna sorpresa, come di solito). MEB ha restituito il conto corrente in dotazione ai «massimi dirigenti del partito delle tasse», autenticato dai bollini, il primo dei quali risalente al 2009; la seconda presentando la cazzuola per costruire i muri nel Mediterraneo, innovazione respinta dal (guarda un po') berlinese ufficio brevetti (Salvini: «ed io dovrei governare con questa...»). Una gara senza esclusioni di corpi.
Fatterelli. Sgarbi. Dispettucci. Che non hanno appassionano le masse. Intente intanto a occupare piazza San Giovanni, a seguito della «marcia su Roma» fascio-leghista, seppure nel giorno sbagliato (sempre Salvini: «Ma come? mi avevano assicurato che anche quella precedente s'è tenuta il 19 ottobre»). Un equivoco che ha creato non pochi problemi. Perché l'altro capopopolo non è stato emulatto da Matteo Salvini nonostante si fosse appropriato di recente della definizione di «gerarca» (Silvio Berlusconi, il Capo Supremo di non si sa più di cosa, nella storiella più recente, della gerarca ha domandato la misura del reggiseno; così come quando ha chiesto agli astanti sul palco perché non ci fosse Matteo Renzi, alla risposta che era impegnato con la Leopolda ha replicato «Ah, sì? e non m'ha detto niente? La sapete l'ultima sulla Leopolda?»).
Tornando alla «Contendenti associati srl», Di Maio-Renzi (anzi, Renzi-Di Maio, i patti parasociali prevedono l'alternativa nominale) si direbbe non abbia grandi possibilità di riuscita l'assalto a Giuseppe Conte (e a Nicola Zingaretti: «Ma davvero ce l'hanno anche con me? Ma perché, io che c'entro?»). Tanto che il presidente del Consiglio appare del tutto tranquillo. Al punto che, quando ha chiesto cosa volesse l'accoppiata, i bookmakers hanno risposto: «ma se è quotata a 1».