Vele in poppa: c'è Calatrava negli «appetiti costruttivi» su Tor Vergata

Tre i candidati. I due prescelti si sfideranno al ballottaggio per la carica di rettore dell'università: si vota domani e martedì. «Sotto osservazione» le prospettive dell'ateneo «appesantito» dal processo al rettore uscente

I tre candidati al rettorato dell'università di Tor Vergata nella «semifinale» di domani e martedì

I tre candidati al rettorato dell'università di Tor Vergata nella «semifinale» di domani e martedì

Tommaso Verga 13 ottobre 2019

di Tommaso Verga

Quel che è certo sin d'ora è il risultato «numerico»: ne resteranno soltanto due. Che si contenderanno la poltrona nel «classico» ballottaggio. Martedì sapremo i nomi. Nella votazione d'esordio, 30 settembre e 1° ottobre, nessuno dei candidati in corsa per la carica di rettore dell’università di Tor Vergata, ha ottenuto la maggioranza per essere eletto alla prima tornata – 860,7 voti –. Nella quale ha votato l’83,21% degli iscritti nella lista elettorale, ovvero 2.072 su 2490 votanti.
Dei sei candidati al primo turno in corsa sono rimasti in tre (anziché quattro: Nicola Blefari Melazzi s'è ritirato l'8 ottobre): Antonella Canini (Scienze; prima donna a proporsi alla guida dell'ateneo), Claudio Franchini (Giurisprudenza), Orazio Schillaci (Medicina).
Quanto ai programmi, secondo la Canini (delegata all'ambiente con Novelli rettore), l'università deve diventare «un'area strategica di investimenti, finalizzati non solo alla crescita culturale del Paese, ma anche alla sua ripresa economica»; per Franchini (ex prorettore vicario sempre all'epoca di Novelli) invece «l'obiettivo strategico di fondo è realizzare il "Campus Tor Vergata" al servizio degli studenti e fondato sul senso di comunità e di appartenenza internazionale, motore dell'innovazione e dello sviluppo del territorio e promotore di conoscenza»; si potrebbe qualificare strettamente «accademica» la proposta di Schillaci vista l'intenzione di «realizzare la missione di un Ateneo: generare e diffondere conoscenza e cultura nel tessuto sociale ed economico del Paese, al fine di promuovere il ruolo dell'università come cardine del progresso e dello sviluppo sostenibile».


In pratica dei tre candidati, due avevano avuto un ruolo nella precedente gestione dell'ex rettore Giuseppe Novelli.
I programmi in larga parte, si direbbero prodotti dalla consapevolezza che Tor Vergata nel sentimento comune costituisce un po' l'università «minore» di Roma, quella meno valorizzata nella scelta così come nella valutazione di merito. Cosicché il tema sottolineato più nettamente degli altri da Antonella Canini, offre l'indicazione della direzione di marcia che sarebbe propizio saggiare.
Né poteva essere diversamente. Si tratta di un progetto «antico» di oltre cinque anni, sul quale la Canini si dedica senza interruzioni: «L'idea – si legge in una dichiarazione di fine gennaio 2014 a Roma todayè quella di riconvertire le vele in una serra hi-tech su modello dei Gardens by the bay di Singapore, un luogo dove architettura, natura e tecnologia si incontrano. Si tratta di un'ipotesi presentata dall'Università. Una struttura integrata nella vela attuale dove una parte può essere dedicata a serra hi-tech, il resto a laboratori scientifici e didattici di elevata risonanza internazionale nelle materie scientifiche dalla fisica alle scienze naturali».
Orientamento che ha fatto da quinta al convegno svoltosi a Tor Vergata una settimana fa dal titolo «Città della conoscenza e dell’innovazione. Da opera incompiuta a progetto per il territorio e il Paese», tutto centrato sull'ex Città dello sport, l'ambizione di far uscire quel territorio dalle secche della fallita idea d'origine. Rammentata da quel monumento nel deserto costituito dalle «vele» dall'archistar Santiago Calatrava. Un incontro con all'ordine del giorno «gli aspetti economici, le soluzioni per la mobilità nel Campus universitario (metrorail e tramvia), gli aspetti urbanistici implicati nel progetto e l’innovazione energetica».
L'università e la borgata, gli aspetti urbanistici del comprensorio a sudest della capitale (giocoforza con Tor Vergata deve intendersi la Romanina), l'ambizione di intervenire sanando quanto c'è di spontaneo-incompiuto, non sottrae il pensiero dalla eventualità che tutto si riduca all'ennesimo assalto a porzioni per quanto limitate ma comunque non ancora compromesse della periferia romana. Magari con la facilitazione del trasporto su rotaia, sempre presente nelle intenzioni e rimasto immobile in ogni capolinea sul «nuovo». Un progetto con qualche intrinseca facilitazione proprio perché ingentilito dalle «vele» di Calatrava.
Quale che sia il punto d'osservazione, a precedere ogni risultato, sul voto che sceglierà il rettore pesa comunque la necessità che Tor Vergata esca dalla pania causata dalla procedura giudiziaria che vede implicato Giuseppe Novelli, il rettore uscente, a processo per corruzione e concussione. Con l'università sulla quale il giudizio mediatico pesa alla pari di una condanna. La necessità primaria è quella di interrompere il corto circuito, di votare per ciò.