Il «no vax» Davide Barillari guida la rivolta: “Zingaretti no, è un suicidio”

Il consigliere regionale del Lazio sempre più contrario agli orientamenti del movimento 5stelle. Dopo la «rivolta» sulla questione-vaccini – bersagliati anche il Grillo e la Grillo – ora il «non va» riguarda il ventilato governo 5s-Pd

Davide Barillari sul «fatto quotidiano» del 9 aprile 2018

Davide Barillari sul «fatto quotidiano» del 9 aprile 2018

Tommaso Verga 22 agosto 2019
di Tommaso Verga
Se sarà «accordo» tra movimento 5stelle e Partito democratico, è assai probabile che il partito di Beppe Grillo dovrà fare a meno di Davide Barillari, uno dei «portavoce» alla Regione Lazio. Diversamente dalla questione-vaccini – partito del quale è ormai solitario capoclasse –, stavolta la separazione avverrebbe per le ragioni politiche determinate dalla crisi di governo in corso. E dalla possibilità che la soluzione risieda nelle decisioni che prenderà Nicola Zingaretti. Con il quale il consigliere grillino ha un personale conto aperto. Formato anche dal malloppo di carte bollate, per effetto di reciproche querele. Causate da insulti, rivendicati: «C'è chi ha il coraggio di dire in aula guardandolo negli occhi che Zingaretti è un BUFFONE perché sui conti della sanità continua a mentire a tutti i cittadini...». Testuale. Avversari? Macché: nemici.
I VALORI FONDANTI E LA «DOLCIOTTI». Da ieri pomeriggio, sul profilo Facebook del consigliere 5stelle, campeggia la «chiamata alle armi»: «NO ad un accordo M5S-PD. Da 6 anni combatto Zingaretti in Regione Lazio con tutte le mie forze e lo conosco fin troppo bene (in effetti sono meno: per oltre un anno Pd-5Stelle hanno «ufficialmente» governato insieme alla Pisana, ndr). Il MoVimento 5 Stelle non deve suicidarsi in questo modo! Faccio un appello a tutti i meetup e a tutti gli attivisti che ancora credono nei nostri valori fondanti». Variegate le repliche: «Proporrei ... dimissioni Salvini da segretario del partito e nuovo governo m5s lega senza Salvini, se Salvini ci tiene agli italiani dovrebbe agire così, farsi da parte e impedire l'inciucio con il pd». Un paio di post politici opposti tra loro: «Condivido il tuo pensiero però l'appello lo dovresti fare ai vertici perché gli attivisti valgono come il due di coppe quando regna bastoni ossia zero». «Esprimi il tuo dissenso ai vertici, non alimentare polemiche su Facebook (come sono soliti fare altri)... in questo momento credo si debba essere cauti e attenti».
«Ritornare ai valori fondanti del M5S
(ignoto il tema della ciambella di salvataggio a Salvini sul «caso Dolciotti», ndr) – prosegue Barillari –. Lo dicevo un anno fa, all'inizio di questo difficile rapporto con la Lega. Lo ribadisco oggi, un anno dopo, prima della decisione di Conte e dei miei colleghi in Parlamento di oggi pomeriggio...». Colleghi?
La risposta a chi chiede «Che differenze ci sono tra lega e PD?»: «Ci sono differenze, ma sempre due partiti che fanno propaganda sulla pelle dei cittadini e da decenni affamano l'italia promettendo libertà e benessere. Io non ci casco più, per questo speravo che il m5s fosse diverso dagli altri partiti». Speravo?
Illustra alla perfezione il pensiero del grillino milanese la riflessione provocata da un seguace: «Io sarei x un accordo con la Lega ma senza Salvini». Barillari risponde: «non lo faranno mai... purtroppo».
QUANDO GOVERNAVA INSIEME CON ZINGARETTI. Si diceva «governato insieme». Di conseguenza, Davide Barillari il Pd di Nicola Zingaretti lo conosce molto bene. Saltando l'iniziale 20,22 per cento che il grillino conquistò nella contesa per la presidenza della Regione Lazio del 2013 (la metà del 40,65 per cento di Nicola Zingaretti), la cronologia passa al 2018, con il il responso delle urne a certificare la condizione di «anatra zoppa» dell'esecutivo. Nicola Zingaretti non aveva i numeri per contare sulla maggioranza dell'assemblea regionale.
Condizione che sarebbe sfociata senza alternative nello scioglimento del Consiglio non fosse stato individuato il rimedio, l'accordo del Pd con il movimento 5stelle. Un 'patto' che tra una recriminazione e l'altra – e qualche suggestione sul futuro – ha consentito il governo della Regione. Oggi, per quanto il clima appaia mutato – anche grazie al governo Conte-Salvini-Di Maio –, non è venuto meno il feeling tra il presidente e Roberta Lombardi, la capogruppo 5stelle.
La quale rappresenta un ulteriore «bersaglio» del grillino. Che appartiene alla «cordata» di Virginia Raggi, sindaca di Roma e acerrima avversaria dell'altra. Nota la «tentazione» della Lombardi per il trono del Campidoglio.
In particolare, la capogruppo alla Regione Lazio l'11 agosto ha rilasciato a Repubblica una dichiarazione decisamente contraria al pensiero del suo «sodale»: «Pronti a un governo anche con il Pd» ha detto. Come convivere nello stesso partito?
CON VITO CRIMI PER IL CONTROLLO DELL'INFORMAZIONE. In questo intreccio di questioni personali e politiche, Barillari scorrrazza a piacimento. Non solo sulla questione-vaccini (il bersaglio recentemente preferito è la ministra Giulia Grillo).
Altrove, in quanto presidente della commissione permanente della Regione Lazio di Vigilanza sul pluralismo dell'informazione, insieme con il sottosegretario Vito Crimi ha sottoscritto un protocollo avente per scopo il controllo dei mass media. Un autentico attentato alla libertà di stampa. Passato come necessario a contrastare le fake news, come fosse una «moda» del momento.
Contemporaneamente, il presidente della commissione a chi lamenta la presenza di dover leggere sulla stampa notizie poco gradite risponde con «Ma ancora leggi i giornali?».

Altro argomento di frequente riscontro, l'«imputazione» a Zingaretti di fare il segretario del Partito democratico, a spese della Regione Lazio. Diversamente da Di Maio e Salvini, i capi politici del M5s e della Lega, a spese del Parlamento.
Da quanto si capisce scorrendo il profilo di Barillari di questi giorni appare netto il lancio del penultimatum ai vertici del suo partito. Se si giunge all'accordo 5s-Pd, il consigliere grillino se ne potrebbe andare. Non dalla Regione Lazio. Comunque, resteranno i post.