Salvini-Savoini scambiavano ciclamini (o petrolini?) con i moscovicini

Se Matteo Renzi-Maria Elena Boschi avessero vinto il referendum del 2016 oggi tutto filerebbe: una repubblica presidenziale della Lega con Di Maio a controllare la democrazia. Il nuovo naufragio rovina la statistica degli sbarchi

Matteo Salvini (a sinistra) e Gianluca Savoini a Mosca (foto tratta dal sito Lombardiarussia.org)

Matteo Salvini (a sinistra) e Gianluca Savoini a Mosca (foto tratta dal sito Lombardiarussia.org)

Tommaso Verga 26 luglio 2019
di Tommaso Verga
Scenario (che fu): novembre 2016, Matteo Renzi-Maria Elena Boschi (non) vincono il referendum. Una sola camera elettiva dà la fiducia al governo, la seconda inutile, per salvare la faccia, di senatori nominati e a tempo dalle limitate e confuse competenza, una legge elettorale che concede un funzionale-abnorme premio di maggioranza, corsia preferenziale con tempi contingentati per approvare le leggi d’interesse del governo, un deciso accentramento di competenze a danno delle regioni che vengono radicalmente espropriate delle funzioni legislative principali, il controllo pressoché totale dell’elezione del presidente della Repubblica e dei giudici della Corte costituzionale. E' nata una repubblica presidenziale mascherata.
Scenario (che è): il governo gialloverde è presieduto da un tizio sul quale il pensiero di Matteo Salvini è netto: «le sue parole mi interessano meno di zero». «Meno-zero» è il suo presidente del Consiglio. Che non s'adira. Perché il risultato algebrico gli garantisce il fatto di essere rieletto quando finirà il mandato. Doppio zero (come il brodo). Così almeno gli ha detto Luigi Di Maio.
Altrimenti appellato «nu bello guaglione». Gli hanno detto di star lì perché suo compito è assistere. Una mansione vera e propria. E adoperarsi, dopo la baruffa, per dare una riassettata e posizionare i soprammobili. Prima d'ogni altro, «meno-doppio-zero» («faccia impassibile mi raccomando: guai se ti lasci sfuggire che l'hai nominato tu» gli ha sussurrato l'“esaltato”).
Il problema è che in questi giorni quell'arruffapopoli di Matteo Salvini è tornato al coretto «TAVesuvio lavali col fuoco». Ha detto che quel buco bisogna farlo perché ce lo chiede l'Europa. Così il guaglione non ci capisce più niente, non sa cosa fare. Quello che sta succedendo non era previsto, è decisamente spiazzato. Tanto che, preso ripetutamente a schiaffi dal «signor Capitano», altro non trova che manifestargli la sua fiducia. Il giorno stesso. Come prescritto dal «contratto».
A onor del vero, Luigi ha provato a sollevare l'argomento «Rublopoli». Ma Salvini gli ha risposto di non preoccuparsi, e che Savoini è stato utilizzato per scrivere le poesie (azzeccare le rime per intenderci). E lu bello guaglione ha convenuto che non c'era niente di male. Anzi, Salvini-Savoini scambiano ciclamini oppure «preferite petrolini?» con i tovarish di Mosca, è sicuramente il massimo.
Per lu bello guaglione il vice non è cattivo. Sono gli oppositori che prendono l'autostrada contromano. Per esempio, in un comizio per le europee, un tale di sinistra ha detto «noi vogliamo l'Europa di Spinelli». Come puoi ammettere una cosa del genere? Giustamente, quel fine intellettuale del leghista ha subito impostato la reazione. Incaricando la «bestia» – il gruppo di canterini Salvini-Savoini – di preparare i quotidiani compitini. E quelli hanno provveduto. Così, a rimetterci, i poveri disgraziati che avevano speso i pochi soldi in loro possesso per vendere la cannabis light in un negozio legale. A occhio e croce, elettori de lu bello guaglione.
Oggi il Matteo è apparso ai suoi di cattivo umore. Perché la notizia del nuovo naufragio nel Mediterraneo «rovina la statistica». Poi, durante la giornata, s'è rifatto con la bestialità più recente: «Avete visto Trump? che si fa con la pena di morte?».
Ci si chiede da parte di tutti gli osservatori delle vicende politiche, perché Salvini date le analisi politico-elettorali non manda in crisi il governo. Ora, a parte il Vesuvio, la risposta è: perché Renzi non ha vinto il referendum. Consentendo al leghista la surroga. Anche se talvolta la rima Salvini-Savoini conduce proprio a Petrolini: «Io non ce l’ho con te, ce l’ho con quello che sta vicino a te e non ti butta di sotto».
Poco importa se nulla ha a che fare con una repubblica presidenziale nemmeno mascherata, l'importante è che appaghi la sua anima populista-fascista. Frattanto, l'altro Matteo si esercita con il Pd di Zingaretti. Lui Petrolini lo adora.