Al Consiglio della Regione Lazio s'è incagliato il «giraDisco»

Il nuovo ente per il diritto allo studio (Di.S.Co.) ha compiuto un anno, ma i partiti non riescono a completare il Consiglio (finora 2 i designati su cinque). Per cui modificano la legge: «l'ente è operativo con l'attuale incompleto CdA»

La sede del Consiglio regionale del Lazio alla Pisana

La sede del Consiglio regionale del Lazio alla Pisana

Tommaso Verga 17 luglio 2019
di Tommaso Verga
«L'ente Di.S.Co. potrà essere operativo anche con l'attuale incompleto CdA»: così scrive l'«archivio notizie» della Regione Lazio. L'assemblea l'ha deciso una settimana fa, il 10 luglio. A larga maggioranza: 23 voti favorevoli, 7 contrari, 7 astenuti. Una convocazione dell'aula per approvare una nuova legge che modifica un articolo della nuova precedente. Nessuna ripetizione, sono nuove tutt'e due, entrambe approvate a dodici mesi l'una dall'altra, nel giro di 365 giorni.
Durante i quali, i partiti che il 27 luglio 2018 avevano licenziato la legge numero 6 (onde liquidare – all'unanimità – l'ente sul diritto allo studio Adisu per sostituirlo appunto con il «Di.S.Co.»), non sono riusciti a trovare l'accordo sui nomi dei componenti il Consiglio d'amministrazione. Tre su cinque i posti vuoti. Grazie alla modifica approvata il 10 luglio, gli altri due sono in carica, pienamente operativi, sono il presidente e il rappresentante degli studenti, la cui nomina, dati i profili, non compete al parlamento regionale.
E' probabilmente il voto unanime ad aver creato il «giro a vuoto». In quanto, si immagina, tutti i partiti si sono impadroniti del voto decisivo al varo del provvedimento. Dal che discende che tutti pretendono di essere rappresentati nel CdA. Trattative ininterrotte, un compito defatigante, il colpo di genio: «facciamo che il consiglio d'amministrazione, sebbene incompleto, chi c'è c'è, può decidere comunque». Tiremm innanz. Poi, quando i partiti raggiungeranno l'accordo, verranno coperti i posti vacanti.
Annotazione conclusiva degli ingegnosi proponenti: «Con questa legge si provvede a consentire il funzionamento del Consiglio di amministrazione dell’Ente regionale per il diritto allo studio e la promozione della conoscenza (“Di.S.Co.”) pur nella sua attuale incompleta formazione». Non male quel «consentire il funzionamento».
Convengono anche gli studenti, i destinatari delle decisioni e delle attività del «Di.S.Co.». Ufficialmente, sul profilo Facebook di «Sapienza in movimento», gli universitari mostrano di sdilinquirsi, ringraziando nome per nome tutti i personaggi che si sono spesi sulla modifica di una settimana fa. Non un cenno ai «precedenti», al malumore crescente per l'immobilismo obbligato del loro rappresentante, eletto da una consultazione che ha visto depositate le urne in tutte le università del Lazio. Non solo qualche «sbuffo» per la piega presa dalla vicenda, assurto a timore nei rappresentanti dei partiti.
Di qui la modifica del 10 luglio: «se le clausole ti impediscono di applicare la legge adegua la legge». Dalla Pisana – sede del Consiglio regionale del Lazio – ineludibile il collegamento con l'«atrazina» di Carlo Donat-Cattin, il ministro dc che invece di vietare l'uso d'un erbicida, ne aumentò la «soglia di pericolo» dieci volte. Con il cambio dei parametri rimase di libero utilizzo il diserbante, il cui uso in agricoltura aveva contaminato le falde acquifere rendendo l'acqua non potabile. Ciò nonostante i limiti fissati dalla legge italiana e dalla normativa Cee (l'Unione europea si chiamava così). Eravamo nel 1986. Evidentemente il tempo non ha insegnato nulla. Oppure è esattamente il contrario.