La Lega consegna a Casa Pound le chiavi di Palazzo San Bernardino a Tivoli

Se il Carroccio prevalesse al ballottaggio di domenica, al Comune di Tivoli entreranno le «tartarughe nere», gli eredi dei fasci del secolo scorso. Fascisti vecchi e nuovi, tutti in una lista: si sperimenta il disegno di Matteo Salvini

La memoria di Peppino Impastato oltraggiata dai fascisti tiburtini

La memoria di Peppino Impastato oltraggiata dai fascisti tiburtini

Tommaso Verga 6 giugno 2019
di Tommaso Verga
Domenica 9 giugno, anche a Tivoli si svolgerà il ballottaggio. Senza nulla togliere agli altri cinque appuntamenti, nella provincia di Roma l'impegno più importante. Non soltanto per numero di abitanti o per ragioni geopolitiche (come recuperare il peso specifico nella città metropolitana), quanto per la caratura della città, per la consonanza con luoghi dal significato internazionale.
Per la cronaca, non ci saranno apparentamenti, la procedura che al ballottaggio permette di affiliarsi a un candidato. Nessun ausilio per il leghista Vincenzo Tropiano (il 25,29% dei voti al primo turno), il maggiormente penalizzato dal miscuglio delle competizioni, costretto a dover scegliere tra il rush finale delle elezioni e lo start up del calcio-mercato: si immagina il danno per chi è procuratore sportivo (lui lo definisce «mestiere»). E neppure per il «civico» Giuseppe Proietti (il 45,42 per cento) – sindaco uscente, ex direttore generale dei Beni culturali –: in teoria, entrambi dovranno affrontare la sfida soltanto con i loro voti.

NE' APPARENTAMENTI NE' ORIENTAMENTI


Dal punto di vista numerico non una gran perdita. Perché i due, sin dal primo turno, hanno sommato a favore 18 delle 26 liste depositate. Come si vede, i «rimasti fuori» non hanno raggiunto la decina.
Né apparentamento dunque ma nemmeno «orientamento» dei votanti. E' la posizione più significativa e «politicamente severa». A non esserci dichiarazioni di sostegno, inviti agli elettori di votare questo o quello. Che pari sono (a dire dei desistenti). L'endorsement mancato riguarda entrambi i candidati.
Accanto al giudizio negativo sul quinquennio trascorso, a Proietti viene addebitato di aver abbondantemente attinto al serbatoio dei voti della destra, che a Tivoli ha presentato un solo simbolo di partito debordando con il brand delle liste camuffate. Tanto che persino Forza Italia e Fratelli d'Italia hanno scelto la «maschera» della lista civica per sostenerlo. Effetto, nessuna indicazione di voto da parte de «la Nuova storia» di Giovanni Mantovani (terzo al primo turno, con il 22,10 per cento). Così come per Marco Vincenzi, capogruppo del Pd in Consiglio regionale del Lazio ed ex sindaco di Tivoli. Differente la scelta di «A sinistra», per la quale la «vittoria della Lega a Tivoli sarebbe una eventualità nefasta dal punto di vista simbolico, politico e amministrativo»

LEGA POUND, IL NUOVO PARTITO


Un giudizio «politico» che Tropiano, candidato della Lega, non s'è posto: le «tartarughe» di Casa Pound le ha ingaggiate direttamente nella sua lista. Senza mutare denominazione né partito: evidentemente la consonanza esclude la necessità.
Un giudizio esplicito per un fatto che non si può trattare con il linguaggio e le diplomazie propri della cronaca politica. Parzialità che si affida a chi ritiene quel che sta accadendo un «prodotto» usuale delle elezioni. Non è così. Per tutta una serie di circostanze, Tivoli è palcoscenico sul quale sperimentare inedite alchimie, possibilità di unione tra fascismi di antico e nuovo conio. Un assemblage che risale direttamente alle responsabilità di Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Interni, che proprio a dimostrazione del personale intendimento ha bissato la venuta in città.
Non si deve intendere quanto sta accadendo un episodio dovuto, l'obbligo d'osservanza del precetto «sostegno al mio rappresentante». Quella di Tivoli è una lista che non distingue i  leghisti dai candidati di Casa Pound, ne fa un tutt'uno. Solo episodio nel nostro Paese. Una reciprocità che si fa beffe dell'esibita sfacciatagine, scontato l'entente cordiale, premesse che c'erano già tutte.
Salvini usa Casa Pound così come Casa Pound vuole protezione da Salvini. Basti pensare all'edificio pubblico di piazza Vittorio, a Roma, occupato dai capi di Casa Pound, che il governo Lega-5stelle consente, che rifiuta di sgomberare. In nessun Paese democratico un ministro potrebbe tranquillamente mantenersi la poltrona violando scientemente la legge.
Non se ne vergogna? Chi, a scelta: Luigi Di Maio, il partner che nulla obietta nonostante gli appelli della sindaca Virginia Raggi? O Matteo Salvini? Quello che per raccattare voti (insieme con Tropiano) esibisce dal palco le t-shirt a sostegno dei bambini autistici?
Conclusione «politica». Nella malaugurata ipotesi dovesse prevalere, la Lega per Salvini condurrà l'autobus che consentirà ai «fascisti del terzo millennio» l'ingresso a Palazzo San Bernardino, la casa comunale di Tivoli. Non accadeva da un secolo.

TROPIANO: NON LICENZIO NESSUNO


Previsioni? (previste dal menabo'). In teoria, Giuseppe Proietti non dovrebbe «soffrire» più di tanto l'attesa dei risultati. Il problema si porrà da lunedì, quando dovrà far convivere sotto lo stesso tetto rappresentanti lontani miglia tra loro. Il che potrebbe significare per la città un governo balbettante, alla continua ricerca di una sintesi quale che sia purché indispensabile alla sopravvivenza.
Quanto a Vincenzo Tropiano, troppo facile mettersi a elencare le qualità che trapelano dall'esame del programma elettorale. Non replichiamo su Tecnopolo e casello A24/A25, che di per sé mostrano le personali conoscenze se dovesse salire a Palazzo (perché non chiedere suggerimenti in famiglia?).
Un piao di nuovi comunicati, un paio di nuovi commenti. Il primo informa chi legge che Vincenzo Tropiano ha scoperto una discarica a Corcolle, area Villa dell'imperatore Adriano. Una storia che ha origine nel 2012 e tuttora immutata a quella data. Comunque si dice contrario. Benvenuto. Qualcuno però gli escluda che gli ultimi saranno i primi. Altro  esempio: un comunicato mediante il quale viene garantito il posto di lavoro ai dipendenti del Comune di Tivoli e delle «partecipate». Senza dire chi l'ha predicato (il licenziamento) e le motivazioni presupposto della «strage». Excusatio non petita, accusatio manifesta.
Si potrebbe liquidare tutto con un'alzata di spalle, se non fosse che per almeno due volte il neoleghista ha toccato da vicino Matteo Salvini. Sarà che è rimasto talmente colpito da sognare che mettere paura può fare breccia, che un elettore intimidito risponde meglio di uno consapevole... D'altronde, se funziona per Vincenzo Salvini perché non per Matteo Tropiano?