I 5stelle come i Verdi di un tempo: iniziato il percorso verso gl'inferi

Sei i Comuni della provincia di Roma al ballottaggio del 9 giugno, in tutti e sei i pentastellati risultano tagliati fuori, anche a Tivoli e a Civitavecchia. La prossima scadenza interesserà soltanto centrosinistra e centrodestra

Tivoli vista dal lato della chiesa di Quintiliolo

Tivoli vista dal lato della chiesa di Quintiliolo

Tommaso Verga 28 maggio 2019
di Tommaso Verga
Sovviene la sensazione che la storia si stia ripetendo. Marxianamente, dalla tragedia alla farsa. In origine toccò ai Verdi; ora il movimento 5stelle appare impegnato allo stesso modo. Quelli, nel centrosinistra, misero da parte gli stessi motivi fondativi per seguire l'ambizione di dialogare alla pari con gli altri partner, tanto da trasformarsi – al diavolo l'ambiente, il programma, eccetera eccetera – in un «partito partito» al servizio delle mire di Pecoraro Scanio.
I protagonisti di oggi interpretano il medesimo copione (con qualche scalfittura), epigoni al servizio di due autodesignati leader, Luigi Di Maio e Davide Casaleggio (fino a che il secondo non si stuferà dell'altro). Dappertutto così, su scala nazionale. Ovvero siamo all'inizio. Di un un percorso. Discendente sicuramente, la fine si vedrà.
L'attualità riporta alla provincia di Roma dove nei 6 Comuni eccedenti i 15 mila abitanti, non si sono registrati vincitori. Tutti e sei andranno al ballottaggio il 9 giugno, assente in tutti e sei il movimento di Beppe Grillo, «giustiziato» dagli elettori. Esito particolarmente doloroso si presume, in almeno due città, nelle quali i pentastellati hanno mostrato, non allo stesso modo, profili e identità specifici: Tivoli e Civitavecchia
Nella città di mare, cinque anni fa, al termine del ballottaggio, ai 5 stelle andò il seggio del primo cittadino. Sindaco Antonio Cozzolino, che, per sua decisione, stavolta non s'è ripresentato. A «rimpiazzarlo», lui stesso ha designato la vice, Daniela Lucernoni. Un flop, reso (forse) meno fastidioso dalla quantità di suffragi pari alla consultazione precedente. Operativamente, le urne diranno chi sarà il nuovo sindaco, se il rappresentante della destra, Ernesto Tedesco, al 48,96%; oppure Carlo Tarantino, candidato del Partito democratico, con il 22,30% dei voti.
A Tivoli, un anno fa, il 4 marzo, i 5stelle risultarono primo partito della città: 10.839 voti rispetto ai 4.851 del secondo, il Pd. Il tutto su 28.734 voti validi. Domenica scorsa, sono precipitati al 6,45 per cento, effetto di Elezioni Tivoli 2019: risultati sindaco
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1.760 voti. Un crollo non giustificabile con la destinazione (l'Europa) diversa dalla precedente.
Cosicché, il 9 giugno, dalle 57 sezioni elettorali tiburtine, uscirà il nome di Giuseppe Proietti (45,42% dei voti), l'attuale sindaco «civico» sorretto da 12 liste civiche partiti camuffati inclusi, o quello di Vincenzo Tropiano (25,29%), leghista-Casa Pound. Una competizione tra due destre.
Interessata al ballottaggio Ciampino, con in testa il pd Giorgio Balzoni, seguito da Daniela Ballico, destra. 35,36 la percentuale del primo, distante soltanto 2 punti (33,12%) la contendente.
Di seguito, Monterotondo, che vede in testa Riccardo Varone, centrosinistra (45%), contro l'ex democrat ora feeling con la Lega Simone Di Ventura (37%) destra.
Alessandro Coppola, destra unita, 40,58%, se la vedrà con Waldemaro Marchiafava, centosinistra, 24,54 per cento a Nettuno.
Palestrina infine. Con Manuel Magliocchetti, centrosinistra al 43,26%, contro Mario Moretti, centrodestra, con il 28. Il movimento 5 stelle non era presente già dal primo turno.