Vota il partito degli spregiudicati: la via Proietti caratterizza Tivoli

Il sindaco uscente si ripropone a capo di una coalizione bianco-rosso-giallo-verde-indaco-(e tanto tanto nero) di 12 liste civiche. Il «cattivo esempio» dei partiti con identità distinte per europee ed amministrative

Livio Proietti, sovranista di Alemanno-Storace, con Giuseppe Proietti, uscente sindaco di Tivoli

Livio Proietti, sovranista di Alemanno-Storace, con Giuseppe Proietti, uscente sindaco di Tivoli

Tommaso Verga 22 maggio 2019
di Tommaso Verga
A fine settimana, il 26 maggio, si voterà per il rinnovo del Parlamento europeo ma anche di molte amministrazioni comunali. Saranno 32 nella provincia di Roma, soltanto sei sopra i 15mila abitanti: Ciampino (37.235), Civitavecchia (51.229), Nettuno (45.460), Palestrina (20.498), Monterotondo (39.502), e Tivoli (52.910). La distinzione numerica (censimento del 2011) stabilisce chi potrà due settimane dopo ricorrere al ballottaggio, eventualità che riguarda i primi due contendenti qualora nessuno raggiunga la maggioranza assoluta al primo turno. In tutte le altre 26 località l'effetto sarà immediato: chi raccoglierà più voti verrà eletto sindaco. Domenica stessa.
Nella pattuglia dei «minori» è complicato se non impossibile «colorare» liste e vincitore visto che gli aspiranti si collocano, come tradizione, nella «terra di mezzo» delle civiche, intendendo il campo politico di appartenenza «né di qua né di là».
La (non più) novità, andatasi via via irrobustendo negli anni recenti, registra quello che da fatto sostanzialmente procedurale-amministrativo s'è trasformato in «politica». Al punto che le liste civiche sono 11 a Ciampino, altrettante a Civitavecchia, un paio a Nettuno, 8 a Monterotondo, il boom a Tivoli, la città più grande del lotto: 19 (su 26). Partiamo da qui.
Affidando alla foto la piena illustrazione dell'assunto: la persona a sinistra è Livio Proietti, erede del Msi in tutte le trasformazioni da Fiuggi in seguito, dal «febbraio 2017 presidente del collegio di garanzia (i probiviri, ndr) del Movimento nazionale per la sovranità» di Storace-Alemanno. Al suo fianco, è ritratto Giuseppe Proietti, il sindaco uscente di Tivoli che non nega di avere in tasca la tessera del Pd (né il Pd ha mai smentito...). Che si candida di nuovo a primo cittadino di Tivoli, mentre l'altro presenta una delle 12 liste che lo sostengono, non la sola dall'impronta post-fascista. Roba da collegio di garanzia...

DAL «MODELLO CIVISMO»


ALLA DIRETTIVA TERRANOVA-BOLKESTEIN


Da qui per dire che Proietti (Giuseppe, per gli intimi Pino) punta alla riconferma volgendo spregiudicatamente a propria convenienza il menabo costruito da altri nella precedente consultazione. A quell'appuntamento, un lustro fa, obiettivo principale era sfasciare il meccanismo partitico-correntizio che ingessava (da decenni) l'azione di governo della città. Il civismo contro centrodestra e centrosinistra. Nella dichiarata consapevolezza comune si trattasse della transizione al ripristino della politica. Un disegno condiviso dal candidato sindaco – in anni giovanili consigliere comunale della Dc –, alla prova dei fatti dimenticato «una sola esperienza, non mi ricandido per il secondo mandato». Perché Proietti ha mutato opinione? Nessuna spiegazione.
Non molte le ipotesi. Tutte al buio salvo una. Rappresentata da una sorta di «polizza» che Bartolomeo Terranova potrebbe aver voluto a garanzia dell'affidamento fino al 2031 della «Acque Albule spa». Sulla quale ricadranno gli effetti della chiamata in giudizio per la violazione della «direttiva Bolkestein» sulla concessione dell'acqua in regime di monopolio. C'è da scommettere che il padrone della Fincres non intenderà opporsi alla rivendicazione, visto che tra le attività, la «liberalizzazione» condurrà all'utilizzo delle acque solfuree nella propria spa, il centro benessere nel sottoscala del Grand hotel Duca d'Este. E vorrà dalla sua il sostegno del Comune di Tivoli. Chi meglio del sindaco firmatario dell'affidamento della gestione delle terme? Ossia Giuseppe Proietti.

PARTITI CHE TRUCCANO SLOGAN E BANDIERA


E SI NASCONDONO DIETRO IL SINDACO


La riconquista del Palazzo non si presenta facile. Se vincerà la «politica» perderà Giuseppe Proietti. Speculare il seguito. Un problema che ha condotto al punto di camuffare le liste: nelle espressioni dei partiti appaiono nomi e slogan identici ma con il simbolo «Jekyll» se voti per Strasburgo, mentre «Hyde» si rivolge all'elettore tiburtino (avvertenza a un candidato di Potere al popolo, che ha rivolto un appello-video agli elettori appellandoli «tivolesi», quindi ignorando che sono «tiburtini»: vorrebbe fare il consigliere comunale di un luogo del quale ignora i fondamentali).
Non l'unico paradosso. L'altro – più grave – riguarda i partiti politici propriamente intesi. I primi a battezzarsi liste civiche, a passare in «sala trucco» per mascherare l'identità, a violentare la democrazia. Si comincia, come già detto, da Fratelli d'Italia (i «meloniani» per semplificare, rappresentati da Livio Proietti). Nessuna lista li identifica, «Tivoli perla d'Italia» è il cappuccio civico, se le cose volgessero al peggio il 26 maggio avranno anche il «coraggio» di affermare di non entrarci nulla con il candidato, altrettanto con la coalizione. Mani libere quindi. Un certificato politico.
Più esplicita «Altra Italia», l'altro «partito clandestino» che sostiene il sindaco uscente. Si tratta del mutamento genetico di Forza Italia cittadina, che include i congiunti di Laura Cartaginese, la consigliera regionale – la quale, fatto controverso, sarebbe stata espulsa dal gruppo regionale di Forza Italia perché, l'accusa, sostenitrice di Nicola Zingaretti –, il giovane direttore di un giornale che si dice apolitico e apartitico (il camouflage elettorale spiega come si fa), frammenti di eccetera eccetera.
In chiusura non si possono ignorare altre singolarità che Giuseppe Proietti è riuscito a raccapezzare per questa competizione. La meno nobile, anche in tempi di ideologie che si vogliono tramontate (in dipendenza delle opportunità e delle convenienze), è l'unione tra rossi e neri: una sola lista elenca i primi, transfughi dal centrosinistra negli ultimi sprazzi della precedente consiliatura, una moltitudine gli altri, sparpagliati in ogni dove, ovunque. 1. continua