Pedro Sanchez, con un programma di sinistra si vincono le elezioni

La consultazione elettorale anticipata ha premiato il leader del Partito socialista spagnolo e le sue scelte a favore dei ceti meno favoriti. Una proposta anticiclica rispetto alle tendenze dell'economia e soprattutto dei mercati

Pedro Sanchez, leader del Psoe, il partito socialista spagnolo

Pedro Sanchez, leader del Psoe, il partito socialista spagnolo

Tommaso Verga 29 aprile 2019
di Tommaso Verga
La valutazione geopolitica, l'esame dei risultati e dei flussi, le considerazioni abituali che distinguono la sinistra – spesso con qualche eccesso di pedanteria –, questa volta non valgono. Tutto è preceduto dalla «politica», dalla constatazione che Pedro Sanchez ha vinto le elezioni (con oltre il 28 per cento delle preferenze) perché ha chiamato gli spagnoli a scegliere su un programma «di parte», distinguibile, alternativo alla consueta ormai «ricetta marmellata». E la maggioranza che ha votato per il Psoe (il Partito socialista) ha premiato la proposta che differenziava tra loro gli strati sociali. Senza voler offendere i puristi, si potrebbe parlare di una scelta anticiclica rispetto alle tendenze dell'economia e soprattutto dei mercati. Nessuna tentazione suicida ma una proposta rivolta alle classi meno abbienti. In Italia, se ne sarebbe discusso mesi. Per bocciarlo prima del voto.
Ecco, Pedro Sanchez ha individuato la ricerca del consenso su una linea politica netta, distinguibile e differente rispetto agli altri contendenti.
Gli antefatti della consultazione di domenica si concentrano sostanzialmente sulla proposta di legge relativa al bilancio del 2019 – la «finanziaria» per intendere – presentata dal leader del Psoe e respinta dalle Cortes, il Parlamento spagnolo, a metà febbraio: 158 i voti a favore, 191 i contrari più una astensione. Di qui la decisione delle elezioni anticipate. La terza volta in quattro anni.
Il cui risultato positivo ha provocato attestati di stima e vicinanza del variegato emisfero delle sinistre italiane (al plurale: in quanto numerosissime), Sanchez risulta un «modello». Per tutte. Anche per quelle che si battono perché il Pse (i socialisti europei, la «casa» del Psoe) perdano le elezioni a favore della destra sovranista. Che potrebbe trovare nei sovranisti di sinistra la sponda utile a formare chissà quale nuova maggioranza.
«Formeremo un governo pro Europa e di sinistra – è stato l'esordio di Sanchez davanti agli inneggianti sostenitori –. Quello che lancia la Spagna è un messaggio all’Europa e al resto del mondo, che dovrà essere confermato con le elezioni del 23-26 maggio». Con il rinnovamento del Parlamento di Bruxelles «possiamo battere l’autoritarismo e l’involuzione» ha puntualizzato. Tra le priorità, Sanchez ha parlato di disuguaglianze e di corruzione da combattere, con un cenno che è parso un invito alla ricerca della felicità: non diversamente si può interpretare la sollecitazione a vivere nella concordia.
Il risultato del Psoe, anche in caso di alleanza con Podemos (16%), non è sufficiente per formare una maggioranza in Parlamento. Mancherebbero ancora una dozzina di voti. Si vedrà se andranno a buon esito le trattative con le formazioni indipendentiste basca e catalana, quelle che per aver respinto il bilancio hanno costretto Sanchez a indire le elezioni anticipate di ieri.
Altra possibilità alla quale si fa cenno è la formazione di un governo di minoranza, un monocolore che volta per volta andrebbe a cercare i voti in Parlamento. Si vedrà. Per adesso Adelante Pedro con juicio si puedes, firmato Alessandro Manzoni.