«Falsa testimonianza»: chiesta l'archiviazione per Zingaretti e Leodori

Al contrario delle deposizioni dell’ex viceministro Bubbico e della responsabile welfare del Pd Micaela Campana. All'esame del procuratore Pignatone e dei sostituti Cascini, Ielo e Tescaroli, la coda del processo «Mondo di mezzo».

Il presidente del Consiglio regionale, Daniele Leodori, e, a destra, Nicola Zingaretti, a capo della giunta

Il presidente del Consiglio regionale, Daniele Leodori, e, a destra, Nicola Zingaretti, a capo della giunta

Tommaso Verga 20 aprile 2018

di Tommaso Verga
La coda del processo «mondo di mezzo» – annunciata il 16 ottobre dell'anno scorso dai giudici della X sezione del tribunale (Ianniello, Orfanelli e Arcieri) – giunge a parziale conclusione. Con qualche differenza rispetto all'impostazione e alle tesi d'avvio. E' infatti possibile che non venga rinviata a giudizio l'intera platea dei testimoni sospettati di false dichiarazioni. Per il pg Giuseppe Pignatone e i sostituti Cascini, Ielo e Tescaroli, una parte (mezza dozzina su ventisette) dovrebbe essere depennata dall'elenco, a cominciare dai nomi più noti, Nicola Zingaretti e Daniele Leodori, presidenti della giunta e del Consiglio regionale del Lazio.
Daniele Leodori era emerso dalle intercettazioni quando Buzzi e i suoi, incerti se «trattare» con la maggioranza o con l’opposizione, si interrogavano sulle modalità di partecipazione alla gara del Cup (il centro unico di prenotazione: 58 milioni 443mila euro). Il 5 maggio 2014 Buzzi ne parla con i collaboratori: «Siccome sappiamo benissimo che tutte le gare, in Regione, in Comune, c’è la quota della maggioranza e la quota dell’opposizione, siamo andati da Luca Gramazio per chiedere se ci poteva aiutare nella nostra aspettativa, di essere rispettati».
«No D’Amato… allora è D’Amato, mo bisogna capì se gli hanno dato un’azienda… capito? Se gli hanno dato un’azienda loro». Risposta: «C’ha detto che Astorre pure se sta a muove Leodori, che sarebbe contro Marotta (titolare della coop Capodarco che vincerà un lotto della gara, ndr), tutta la banda Astorre, Leodori. Quindi, nel caso se dovessimo decide de anda’ con Solco (la coop di Mario Monge,  invece condannato l’11 luglio a un anno e quattro mesi, ndr), ce potremmo aggregà, oppure quell’altra strada sarebbe de anda’ all’opposizione… sceglie una strada all’opposizione».
Se accolta, sotto il profilo giudiziario problema risolto per Daniele Leodori. Diversamente dall'aspetto politico, della vicinanza con gli ambienti di «mafia capitale» (o come la si voglia chiamare). Forse perché più complicato da risolvere.
Il Fatto quotidiano contò 39 «non ricordo» da parte di Micaela Campana, Pd, responsabile del welfare nazionale. L'atteggiamento e le generiche risposte fecero davvero innervosire Vittoria Iannello, presidente del collegio giudicante, tanto da causare alla ex parlamentare l’immediata iscrizione nel registro degli indagati per falsa testimonianza. Senoncé, si presume, a farne le spese fu Nicola Zingaretti, chiamato a testimoniare 24 ore dopo.
Anche qui le dichiarazioni di Salvatore Buzzi indicano la traccia. Oltre al Cup (che, disse ai magistrati il capo della «29 giugno» nell’interrogatorio svoltosi in Sardegna, «il presidente spartì con Francesco Storace»), vennero fuori le «chiacchiere» sull'acquisizione degli edifici del Torrino, sede della Città metropolitana di Roma Capitale. Acquisto deciso dalla Provincia al tempo della presidenza Zingaretti. Una «soffiata» a Buzzi ad opera di Luca Odevaine (o come preferisce essere chiamato). Riscontri? Nessuno in nessun caso. Diversamente dalle reazioni. Affidate a una nota per la stampa.
«Ho denunciato Salvatore Buzzi per le calunnie sul mio conto e chiederò io stesso di essere sentito nel processo contro di lui. Durante le sue deposizioni in carcere nell’estate del 2015, il signor Buzzi ha accusato me ed altre decine di persone di aver commesso alcuni reati. Io, appena giornali e tv pubblicarono con grande evidenza questi interrogatori, ho subito denunciato il signor Buzzi per calunnia ed ora attendo il processo a suo carico. Conseguentemente – proseguiva il comunicato – per verificare le accuse di Buzzi la procura di Roma ha aperto su di me delle indagini ed ora, sempre la procura di Roma, ha chiesto al gip per me, e per altre decine di persone, l’archiviazione.


«Si è determinata una situazione paradossale – concludeva Zingaretti – in cui sarei stato chiamato a giustificarmi dalle false accuse mosse da Buzzi, quando dovrebbe essere lui a spiegare perché me le ha rivolte. Ovviamente non mi sottrarrò al dovere della trasparenza e dal rendere pubblici tutti i fatti di mia conoscenza. Chiederò io stesso di essere sentito come testimone nel processo per calunnia conseguente alla mia denuncia». Ineccepibile rispetto alla procedura, diversa l'interpretazione dei giudici. Da qui la richiesta di imputazione per falsa testimonianza.
Diversamente da Zingaretti e Leodori, dei «politici» rimangono nell’elenco l’ex viceministro Filippo Bubbico (Mdp), Micaela Campana e Antonio Lucarelli, ex braccio destro di Gianni Alemanno.