Viaggi, assunzioni, affitti, smartphone: sei indagati per l'appalto-rifiuti

Dai «supremi» dell'immondizia romana agli arresti di Catania. In manette, tra gli altri, l'ex capo di gabinetto del sindaco Enzo Bianco e il capofamiglia del clan Deodati: corruzione e turbativa d'asta

Il camioncino per la raccolta dei rifiuti utilizzato ai tempi dell'appalto su Guidonia Montecelio

Il camioncino per la raccolta dei rifiuti utilizzato ai tempi dell'appalto su Guidonia Montecelio

Tommaso Verga 19 aprile 2018

di Tommaso Verga


Su di loro, il sospetto di rappresentare i vertici del «sistema Catania». Da una parte Massimo Rosso, ex capo di gabinetto del sindaco Enzo Bianco, oggi vertice (interdetto) della Ragioneria comunale; dall'altro Antonio Deodati, «Ipi srl» insieme a «Oikos», appaltatori del servizio a Catania dal 19 febbraio 2011 al 15 maggio 2017. Ed anche socio fino al 2 marzo 2017 della «Eco.car.», dal giorno successivo affidataria con «Senesi spa» del servizio di raccolta, spazzamento, trasporto e smaltimento dei rifiuti del capoluogo etneo.
Secondo gli inquirenti, Deodati amministrava 'di fatto’ la «Eco.car», gestore in deroga del servizio di nettezza urbana cittadino. Stessi compiti – nonostante l'interdittiva antimafia della prefettura di Roma di fine gennaio 2018 – a Caserta e Marcianise. Al contrario, l’appalto di Nettuno in carico alla «Ipi», dopo la revoca è stato assegnato alla Tekneko.
LE RELAZIONI TRA I DUE «CAPI». Secondo la Procura, corruzione, strette relazioni e favori – vacanze, smartphone, ricerca di abitazioni a Roma, pagamento dei fitti, assunzioni – avevano quale obiettivo l’appalto sui rifiuti di Catania. Per ottenere l’assegnazione, non si escludevano «mezzi fraudolenti». Tanto che l’accusa di turbativa d’asta e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, oltre Massimo Rosso ha raggiunto Leonardo Musumeci, 34 anni, direttore della direzione Ecologia ed ambiente del Comune. Sospesi entrambi per un anno dal pubblico ufficio.


Da qualche giorno ai domiciliari l'altro dirigente del Comune, Orazio Stefano Fazio, 64 anni, responsabile dei «servizi esternalizzati» nonché direttore della esecuzione del contratto per spazzamento, raccolta e trasporto allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e altri servizi di igiene pubblica; accusa: turbativa d’asta e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.


Sul terzo Deodati, Francesco, per 12 mesi interdizione dall'esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Francesco Deodati è amministratore unico della «Eco.Car. srl», cugino di Antonio, noto altresì per il contributo elettorale di 50 mila euro all’allora sindaco in carica Raffaele Stancanelli (Forza Italia) per le elezioni amministrative del 2013.
A completare l’elenco, ai domiciliari è finito Antonio Natoli, 46 anni, ex dipendente della «Ipi» e impiegato attualmente nel «consorzio Seneco». Addebiti: corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.


LA FAMIGLIA TRA RIFIUTI E PALLONE. Deodati, ovvero immondizia, tutto in famiglia: Francesco è cugino di Antonio mentre Angelo, superati gli ottant’anni, sovrintende (e gioca con le squadre di calcio; gran dolore si immagina per i fatti che hanno interessato ieri l'altro il «suo» ex Latina). Un clan che affonda le radici nei rifiuti. Attività distribuite un po’ ovunque, ma il cui punto di origine va assegnato a Guidonia Montecelio. Alla pari dell'omega di tre anni fa, con l'appalto della raccolta assegnato alla «Tekneko» (50 milioni in cinque anni per i 90 mila abitanti attuali). Una sconfitta per Deodati, già in associazione temporanea d’impresa tra la sua «Ecocar» e la «29 giugno» di Salvatore Buzzi. A seguire, la chiusura della discarica dalla denominazione beffarda di «Inviolata», la seconda del Lazio.


Una corolla di sei invasi che per quarant’anni hanno ospitato il tal quale della provincia di Roma, fino al numero di oltre cento cittadine, capitale esclusa. Destinazione prediletta da Bruno Landi. Nessuna difficoltà a scegliere la versione: da presidente socialista della Regione Lazio a (il successivo) numero uno dell’apparato facente capo a Manlio Cerroni.


DALLA DISCARICA DI DEODATI AL TMB DI CERRONI. Carica ripristinata a beneficio dei riflettori allorché il «Supremo» – a Roma lo titolano così – subentrò a risistemare le tessere del mosaico. Fuori Deodati dall’Inviolata dentro l’impianto per il Tmb, il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti, direttamente risalente al Cerroni, con il sostegno pratico di Francesco Storace, presidente della Regione Lazio, non dissimile in materia da quello socialista predecessore.


Cerroni-Deodati. Uno scambio non solo di titoli societari. Perché si illustra un sodalizio risalente all’atto di nascita, per entrambi, Manlio e Angelo, registrato a Pisoniano (del quale Cerroni è stato sindaco ai tempi della militanza andreottiana), circondario di Tivoli, comprendente Villa Adriana, residenza del clan Deodati.


LE ELEZIONI DI GIUGNO. Aldilà di stravolgimenti inattesi seppure non infrequenti di questi tempi, se Enzo Bianco non riuscirà nel prossimo giugno ad ottenere la conferma a primo cittadino non potrà non rimuginare tra sé e sé sulla gara di appalto per la gestione dei rifiuti all’attenzione della procura di Catania. Quanto peseranno sugli elettori sei indagati e tre arresti, sei avvisi di garanzia equamenti distribuiti tra ipotetici corruttori e dirigenti del Comune di Catania. Per un affidamento del valore di 350 milioni di euro suddivisi in tre anni per 315mila residenti.


L'operazione dalla Procura è stata denominata «Garbage affair». Il sinonimo: «Trash».