Pichini, l'occupazione 'chiavi in mano' e l'appartamento della Lega di Salvini

Una succursale di San Basilio. Dal furto di servizi allo spaccio di droga con i molossi di guardia. 40 abitazioni destinate dal governo alle forze dell'ordine occupate anch'esse. La denuncia di Davide Russo, vicesindaco di Guidonia

Uno dei tre «blocchi» del complesso; in alto, l'ingresso della Lega per Salvini; a sinistra, Davide Russo

Uno dei tre «blocchi» del complesso; in alto, l'ingresso della Lega per Salvini; a sinistra, Davide Russo

Tommaso Verga 6 luglio 2019
di Tommaso Verga
«Parto per le vacanze. Al ritorno sicuramente troverò attaccato al mio contatore dell'Enel il cavo del vicino di casa. Una cosa abituale, ripetuta ad ogni assenza. Così la fornitura della corrente l'ho pagata io. E continuerò a pagarla...». Quanto narrato accade «normalmente» a «Pichini», il quartiere più giovane della dozzina compresi nei 79 ettari dell'area di Guidonia Montecelio, il Comune più grande al confine con la provincia di Roma.
Chi parla compone il gruppo dei «regolari», quanti hanno acquistato l'abitazione e il garage in tempi andati e oggi maledicono quel giorno e quella scelta. La seconda categoria (il «vicino di casa») è formata dagli «occupanti», famiglie colte dal «passaparola» o che hanno letto il foglietto affisso sulla soglia di un bar nelle vicinanze, a Tor Lupara: «Pichini, si vendono appartamenti, negozi, varie taglie». Un invito a occupare. L'ennesimo trasloco questa mattina.
Perché, ovvietà, non si precisa che si tratta di «beni confiscati alla criminalità organizzata» né che tutto si acquisisce – vox populi – attraverso un «gettone» da 1.300 euro a famiglia. Altro vantaggio, diversamente da quanto prescrive il codice materiale, non necessita sfasciare la porta né la serratura (e neppure in contemporanea chiamare il fabbro perché ne installi una nuova). Infatti, l'operazione è «chiavi in mano»: fornite da chi?
Cosicché, dal colloquio preliminare alla visita guidata, l'accesso non provoca tremori o titubanze. Servono acqua, luce, gas? Si provvede come si può.
Un meccanismo che non possono non conoscere gli utilizzatori della sede-appartamento della Lega per Salvini, in cima a via Giotto. Stavolta non basta «prima gli italiani», la solita parola d'ordine. A meno che non si voglia immaginare una graduatoria degli aventi diritto.

EFFETTI DELL'«OPERAZIONE BABYLON»


Fine giugno del 2017. Le cronache annotano ventitré arresti e un non insignificante sequestro di beni (46 tra bar, ristoranti, pizzerie e sale slot, 262 immobili, 222 rapporti finanziari/bancari, 32 auto e moto, 54 aziende e 24 quote societarie). Valore, 280 milioni di euro. A novembre del 2018 altre sette aziende vengono sottoposte a temporanei provvedimenti restrittivi.
E' l'«operazione Babylon» (dal nome di una società presente nel settore dei videogiochi). Si dispiega tra Roma, Milano, Salerno, Pescara, L'Aquila e Potenza, coordinata dalla Dda (Direzione distrettuale antimafia). Epicentro la capitale e Monterotondo, legami con clan camorristici (gli «scissionisti») e Sacra corona unita pugliese. Al vertice, Gaetano Vitagliano e Andrea Scanzani. In primo grado, dalla sesta sezione del tribunale penale di Roma, il 9 maggio scorso sono state emesse tredici condanne per un totale di 87 anni di carcere. Due le assoluzioni, Claudio Donnarumma e Alfred Gjonaj. I reati: usura, estorsioni, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, fraudolento trasferimento di beni o valori.
Dei 262 immobili posti sotto sequestro, 172 sono nel quartiere «Pichini». Inclusi i 40 destinati alle forze dell'ordine, carabinieri, polizia, guardia di Finanza. Occupati anch'essi.

LA SUCCURSALE DI SAN BASILIO


Rispetto al recente passato, un problema s'è aggiunto alle occupazioni «pure e semplici». Oggi c'è un terzo team, i ricercatori di un rifugio più che una casa, di un luogo che serva per lavorare. Di scarsi controlli. D'altronde, questa è gente che di notte vede benissimo. Viene da ipotizzare che l'aumento delle iniziative della magistratura e degli uomini in divisa, abbia, seppure lentamente, allontanato da Tor Bella Monaca, ma soprattutto dalla limitrofa San Basilio, parte delle attività di spaccio, e che Pichini, nella sua assenza da un contesto socialmente frequentato sia quanto di meglio usufruibile. Permanentemente? Per ora? Si vedrà. Adesso avanti così. Alto il rischio che si crei una nuova «isola che non c'è» in questi luoghi.
La perlustrazione conferma le peggiori sensazioni. Non incontri anima viva. In luogo, il ringhio assordante e ininterrotto dei molossi residenti sui balconcini delle villette. Sì, fanno paura. Il «suggerimento» è smettere di guardare, dopo aver intravisto l’immagine di una persona dietro i vetri dell'abitazione. Chiusa. Dall'esterno, con tanto di lucchetto e catenella. Paradosso? «di giorno non si deve far vedere nessuno, tutti quei locali sono posti sotto sequestro». Mentre «di notte è tutt’altra musica». Così la desolazione che introietta la totale assenza di persone sulla strada e nei dintorni ha una sua razionale spiegazione.
Infine, inevitabile una domanda: ma a cosa serve la presenza di un partito politico – la Lega per Salvini – se le «azioni regolari» debbono soccombere a quelle fuori legge, come si concilia il fatto che quegli alloggi – si parla dei 40 in parte o in tutto occupati –, siano così stati sottratti alle forze dell'ordine? come si può «assistere» alla serie di illegalità che si consumano quotidianamente a Pichini? Garantito: non è un bmovie di altri tempi.

DAVIDE RUSSO, VICESINDACO DI GUIDONIA
«HO DENUNCIATO TUTTE LE ILLEGALITA'»


– Assessore, ha presente come si sta sviluppando quel quartiere?
«Sono amareggiato di quanto sta accadendo. Un paradosso. I beni sequestrati alla criminalità organizzata devono essere destinati per finalità sociale o istituzionali. A dicembre 2018 abbiamo siglato un protocollo d'intesa con il tribunale di Roma per l'assegnazione e gestione di questi beni»: a rispondere è Davide Russo, 5stelle, vicesindaco di Guidonia Montecelio.

– Oltre che vicesindaco, lei è contemporaneamente assessore alla Legalità e ai Servizi sociali. Gli occupanti diciamo rientrano in entrambe le competenze, famiglie in cerca di un alloggio ed anche occupanti abusivi. Non trova contraddizioni in questa circostanza tra i due incarichi? Come intende agire?

«Intanto ho denunciato ai carabinieri quanto sta accadendo ed ho immediatamente informato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio che si occupa dei beni confiscati Luigi Gaetti – risponde Russo –. Ho chiesto anche a Guglielmo Muntoni, il giudice del tribunale di Roma che si occupa di misure di prevenzione, un incontro urgente per riferire quanto sta accadendo. Come assessore alla Legalità il mio compito è quello di tutelare questo luogo in quanto diversi immobili verranno destinati alle forze dell'ordine ed il mio ruolo mi impone una responsabilità etica e morale verso chi ogni giorno rischia la propria vita per la nostra sicurezza».
– E le famiglie in cerca di una casa?
«Come assessore al Sociale ho il compito di tutelare le persone fragili ma non le persone che commettono reati. Non trovo nessuna contraddizione tra i due ruoli. Gli immobili che ci verranno assegnati infatti verranno destinati per finalità sociali. Guidonia Montecelio ha un proprio regolamento comunale per la gestione dei beni sequestrati e/o confiscati alla criminalità organizzata e rispetteremo le regole approvate in Consiglio comunale. Quindi l'amministrazione comunale agirà rispettando le regole»
– L'impressione è che da parte del governo non ci sia la necessaria attenzione, il che favorisce decisamente chi è intenzionato ad occupare.

«Adesso non bisogna perdere tempo, il ministero dell'Interno acceleri i tempi per la pubblicazione del bando per l'assegnazione degli alloggi alle forze dell'ordine e chiederemo al tribunale di assegnare i rimanenti immobili al Comune di Guidonia Montecelio. Abbiamo diversi progetti da realizzare: la casa dei papà, gli alloggi supportati, emergenza abitativa, ma siamo anche impegnati a sollecitare forme di aggregazione e associazionismo. Vogliamo evitare che Pichini si trasformi in un quartiere degradato e punto di spaccio. Non lo permetteremo».