Corruzione: condannato Rubeis, ex sindaco forzista di Guidonia

Dopo l'arresto del 20 luglio 2015 stamattina la sentenza: comminati 4 anni e sei mesi. Corruzione, concussione ed anche interdizione perpetua dai pubblici uffici. Luigi Pacifici, la pubblica accusa, chiedeva 7 anni e mezzo

Al microfono, l'ex sindaco Eligio Rubeis insieme con il capogruppo di Forza Italia

Al microfono, l'ex sindaco Eligio Rubeis insieme con il capogruppo di Forza Italia

Tommaso Verga 15 maggio 2019
di Tommaso Verga
Una «procedura» alla quale la magistratura mise termine con l'arresto del 20 giugno del 2015. Giorno in cui cominciarono i guai giudiziari di Eligio Rubeis, Forza Italia, sindaco di Guidonia Montecelio al secondo mandato, con i suoi 100mila abitanti il Comune più grande della provincia di Roma, il terzo del Lazio. A distanza di quasi quattro anni, questa mattina il tribunale di Tivoli – presidente Nicola Di Grazia; Claudio Politi e Marianna Valvo i giudici – ha comminato la condanna: quattro anni e 6 mesi, contro i 7 e mezzo richiesti da Luigi Pacifici, il giovane sostituto procuratore che ha condotto tutta la fase istruttoria sin dall'ordinanza di arresto.
Una «procedura». Ritenuta normale, consueta («non è un reato trovare un posto di lavoro» il senso dei manifesti affissi dagli amici dell'ex sindaco di Forza Italia nella città, ed anche la linea difensiva dell'avvocato Sante Foresta: «Rubeis aiutava la gente». Il consenso scambiato con raccomandazioni a favore di amici e candidati presso aziende ed enti della zona. Una «gentilezza» a te, la riconoscenza a me.
A sostegno, 600 pagine di istruttoria, intercettazioni incluse (è divenuta di una qualche «celebrità» quella che rivela un sindaco spazientito dall'attesa alla quale lo costringe l'Ipercoop del Centro commerciale tiburtino nell'esaudire la richiesta di un posto di lavoro contro la sistemazione d'una infrazione urbanistica e soprattutto le incursioni di una vigilessa del Comune: 
«va a finì che 'sto centro lo faccio chiude...»). Mentre in un'altra è «controparte» l'Ihg (Italian hospital group): una trattativa per il posto di lavoro d'una infermiera contro il pagamento del credito che l'azienda vantava nei confronti del Comune per un milione 330 mila euro.
Quel 20 luglio del 2015 ha segnato inoltre l'inizio del disfacimento della coalizione di centrodestra che dal 2009 con Eligio Rubeis governava Guidonia Montecelio. Un tripartito Fi-Udc-Fratelli d'Italia che ha condotto la città al commissariamento prefettizio e al «buco» nei conti pubblici (45 milioni il deficit di bilancio accertato ma, a quanto pare, ancora non del tutto rilevato). Attualmente, al governo, un monocolore 5stelle.
Con la condanna di Eligio Rubeis (e della sua pluriennale amministrazione) per la prima volta il tribunale di Tivoli colpisce il «malaffare» partitico. E', quella definita dal collegio giudicante, la seconda «tangentopoli» della città dell'aria. La prima, del 1992, passò alle cronache come lo «scandalo dei cessi d'oro» – protagonista un giunta Psi-Pci, sindaco un socialista – e, perduta nel «porto delle nebbie» di piazzale Clodio, venne archiviata mercè la prescrizione (quindi comprovata).
Se all'epoca fosse stata Tivoli sede di tribunale e non di pretura, la condanna sarebbe stata emessa con gli effetti che sarebbero certo ricaduti sulla politica cittadina impedendo agli esponenti politici di continuare a ritenersi intangibili. Come, appunto, nella «fase seconda» che corre in questi tempi.