Lo «stile» di Virginia e Marcello: inaugurano il ponte a Tivoli e accusano Zingaretti di farsi propaganda

La disinvoltura di Marcello De Vito e Virginia Raggi: quando si progettava l'opera (e si passava alla realizzazione) il movimento 5stelle non era nemmeno nato. La bacheca elettorale della città metropolitana

Lo screenshot ricavato dal sito della Città metropolitana e utilizzato per la propaganda dei 5stelle

Lo screenshot ricavato dal sito della Città metropolitana e utilizzato per la propaganda dei 5stelle

Tommaso Verga 20 marzo 2019
di Tommaso Verga
Virginia Raggi e Marcello De Vito, un tempo andato acerrimi avversari – ricordate il dossier «senza il quale il sindaco di Roma sarei io»? –, da quello in qua inseparabili. Congiunzione mostrata dal posto-fisso, principali protagonisti della «Campagna elettorale permanente».
Non altrimenti si classifica lo «spirito di governo» dei due «portavoce del moVimento». Come ciò si relazioni con il provvedimento giudiziario di stamattina è legittimamente opinabile – una sola osservazione, come farebbe (e ha sempre fatto in precedenza) il movimento 5stelle: «possibile che nessuno non ne sapesse niente?» –. Però le mazzette non c'entrano, sarebbe una direzione sbagliata, quanto si propone ambisce soltanto ad aiutare la formazione di un giudizio. Che dipende dalla domanda: è legittimo, conforme alla legge, permesso, ed anche di un corretto stile fare della disinvoltura una pratica amministrativa? Si può – come in questo caso – utilizzare il sito della Città metropolitana di Roma a mo' di spazio destinato a una inserzione pubblicitaria?
Lo spunto è offerto dalla inaugurazione d'un'opera alla periferia di Tivoli. E' il 22 dicembre 2018, Marcello De Vito, grillino, consigliere comunale e presidente dell'Assemblea capitolina, sino a quel giorno sconosciuto nella provincia aldilà dei 5s, «benedice» la fine dei lavori e l'apertura al traffico del «Ponte degli Acquedotti». Si ignorano i motivi dell'incombenza, dovuta probabilmente al fatto che il personaggio è delegato alla Viabilità della Città metropolitana di Roma.
Ossia di un «ente inutile». Dalla fondazione. Ma ancor più da quando, disobbedendo al «non-statuto» dei 5stelle, il sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, vicario della Raggi nella ex-Provincia, ha deciso di concorrere per la terza volta nella sua città (se fosse stato possibile aspettare un po' il capo politico Luigi Di Maio l'avrebbe esaudito). Era il Natale del 2017. Espulso, scomunicato.
Da allora alla Città metropolitana provvede la perennemente assente Virginia Raggi. Una regola. Per cui l'ente è diventato una sorta di «tribuna lanciaproclami» del suo partito (si pensi alla querelle sul tema dei rifiuti durata più di un anno e conclusasi con una sconfitta sonora provocata dalla stessa maggioranza grillina). Va precisato che, per le divisioni interne, il m5s non riesce a nominare il supplente. Pur se la legge vuole il contrario.
Lo screenshot illustra appunto la cerimonia di inaugurazione all'Arci, quartiere di Tivoli, del «Ponte degli acquedotti». Una sommaria descrizione.
Il progetto del Ponte viene presentato a luglio del 2009, nel Comune di Castel Madama, dall’allora presidente della Provincia, Nicola Zingaretti: «Costo dell’opera, circa 4 milioni di euro». L’avvio dei lavori risale al 9 aprile 2017, il budget più che raddoppiato: «circa 10.5 milioni di euro». Nessuno precisa il motivo. Comunque, a fine 2018, il «Ponte degli Acquedotti» viene collaudato. Segue, come detto, l’inaugurazione, sabato 22 dicembre.
Non è tutto. Perché Marcello De Vito e Virginia Raggi rilasciano una dichiarazione extra-cerimonia.
Titolo: «Zingaretti non si intesti l'opera». Testo: «Chi si intesta l’esecuzione dei lavori dovrebbe ricordarsi la storia: il progetto, incluso nel programma triennale 2010-2012 della Città metropolitana, allora Provincia di Roma, proprietaria della strada in questione, fu finanziato dalla Regione Lazio»
Finale: «La collaborazione istituzionale tra enti è fondamentale – conclude il comunicato Raggi-De Vito – non accettiamo però che ci si intesti la realizzazione (...) di un'opera importante per i cittadini di Roma e provincia, unicamente a scopo elettorale». Già, le elezioni, la lingua batte dove il dente duole. Manca la postilla: «Quando si pensava a quest'opera, noi neanche eravamo nati».