Chiesti 15 rinvii a giudizio, lo stadio della Roma nelle carte della Procura

Il malcontento della base grillina e l'esposto del Codacons. In attesa di conoscere i contenuti dell'indagine dei pm Barbara Zuin e Paolo Ielo per «associazione a delinquere, corruzione e finanziamento illecito».

Luca Parnasi e, a destra, Matteo Salvini

Luca Parnasi e, a destra, Matteo Salvini

Tommaso Verga 6 febbraio 2019
di Tommaso Verga
Ieri: «A conclusione (della conferenza stampa) Virginia Raggi ha annunciato “lo stadio si farà”». Oggi vanno registrati alcuni intoppi. Il Codacons intanto. Che ha sottolineato come «la relazione del Politecnico di Torino sullo Stadio della Roma non fa altro che confermare come, allo stato attuale, sia del tutto improponibile realizzare la nuova struttura a Tor di Valle, a causa dei gravi problemi di mobilità». Effetto, contro la realizzazione dell’opera il comitato consumatori ha presentato un esposto al Tar del Lazio.
A seguire, i maldipancia dei grillini. Scrive laroma24.it: «lo strano approdo al Sì, dopo i No e poi No e ancora No che hanno portato alle stelle i 5 stelle, provoca pure la spaccatura politica in seno al movimento. Ci sono gli assessori perplessi, i mal di pancia dei da sempre contrari all'impianto di Tor di Valle, i dubbi e le contrarietà degli schizzinosi».
Non bastasse, proprio all'indomani della celebrazione dello studio del Politecnico di Torino da parte della sindaca, chiudono i loro esami i pm di piazzale Clodio, sede del tribunale di Roma. Barbara Zuin, coordinata dal sostituto Paolo Ielo, chiede il rinvio a giudizio di 15 persone tutte impicciate con la costruzione del nuovo stadio. Gran parte (nove) già arrestate a giugno 2018. Le accuse: associazione a delinquere, corruzione e finanziamento illecito. Ci si domanda se e quanto le carte processuali possano incidere sulla procedura disegnata dalla sindaca.
Per piazzale Clodio, il «posto d'onore» tra i 15 a Luca Parnasi, secondo l'accusa vertice dell'associazione, che avrebbe cercato di pilotare le procedure amministrative nell'ambito della «famosa» conferenza dei servizi del febbraio 2017, quella che cancellò dal masterplan il Ponte di Traiano voluto dal sindaco Marino, il ponte che ha riacceso la lunga «coda» di polemiche e contrarietà, il ponte che per Virginia Raggi non è mai esistito. Tanto che Bruno Della Chiara, il direttore del Politecnico di Torino, nella conferenza stampa di ieri, a domanda specifica ha risposto che sul Ponte di Traiano il Comune di Roma non ha chiesto valutazioni né ha fornito materiale da esaminare.
Insieme con il costruttore, i suoi cinque collaboratori, Gianluca Talone, Simone Contasta, Giulio Mangosi, Nabor Zaffiri, Luca Caporilli, tutti «associati allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti contro la Pubblica Amministrazione ed altri ad essi funzionali, al fine di ottenere (…) provvedimenti amministrativi favorevoli alla realizzazione del Nuovo Stadio della Roma e di altri progetti imprenditoriali riconducibili all’operatività del sodalizio».
Altri big per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio, Adriano Palozzi, Forza Italia, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio; Michele Civita, ex assessore regionale e tuttora consigliere del Pd alla Pisana; Davide Bordoni, consigliere capitolino di Forza Italia; il soprintendente ai beni culturali di Roma Francesco Prosperetti.
Chiesto il processo anche per Claudio Santini, ex capo di gabinetto al Mibac, e per l'architetto Paolo Desideri; per Vanessa Aznar Ababire, amministratrice della Pixie Social Media srl di effettiva proprietà di Palozzi; Daniele Leoni, funzionario dell'Urbanistica del Comune di Roma; Giampaolo Gola, assessore allo sport del X Municipio di Roma. 
Va precisato che nell'ambito della medesima inchiesta, la procura ha invece già chiesto e ottenuto il giudizio immediato nei confronti dell'ex presidente di Acea Luca Alfredo Lanzalone, del legale Luciano Costantini e del commissario straordinario dell'Ipa, l'ente previdenziale dei dipendenti capitolini, Fabio Serini.
Altro procedimento invece per l'accusa di finanziamento di Parnasi ai partiti. In particolare, alle fondazioni ‘Più Voci’ e ‘Eyu’, considerate rispettivamente vicine alla Lega e al Pd.