Da Antonio Di Silvio i soldi a strozzo. E il commerciante pensa al suicidio

Arrestato l'appartenente alla famiglia sinti imparentata con i Casamonica. Gli interessi sui «prestiti ravvicinati» rasentavano il 90%. Dai carabinieri di Tivoli Terme recuperata una notevole quantità di banconote in fac-simile

La stazione dei carabinieri di Tivoli Terme

La stazione dei carabinieri di Tivoli Terme

Tommaso Verga 2 novembre 2018

di Tommaso Verga
Una operazione iniziata all'indomani delle ferie e conclusa in questi giorni dai carabinieri della stazione di Tivoli Terme, coordinati dalla Compagnia di Tivoli. Sotto la direzione della locale procura della Repubblica, si è data esecuzione a un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere nei confronti di Antonio Di Silvio, 50 anni, emessa dal gip del tribunale di Tivoli. L'accusa: strozzinaggio nei confronti di un commerciante di ortofrutta.


Antonio Di Silvio non è un «nome qualsiasi». Appartenente alla famiglia sinti imparentata con i Casamonica, il personaggio è decisamente noto alle forze dell’ordine. Nella circostanza, l'arrestato è accusato di usura aggravata, esercitata con «sollecitazioni» tali da ridurre la malcapitata vittima sul lastrico, oltreché causargli una depressione tale da spingerlo a pensare di togliersi la vita.



L’indagine, coordinata dall’A.G. tiburtina e sviluppatasi tra agosto e novembre, si è concentrata sulle difficoltà finanziarie del commerciante per tale ragione completamente subordinato alle richieste estorsive del suo aguzzino. 
L’attività info-investigativa, svolta con l’ausilio delle indagini tecniche, ha permesso agli inquirenti di accertare come l’indagato, approfittando dello stato di bisogno della vittima, avesse ingenerato in quest’ultima uno stato di sudditanza psicologica utile a guadagnarsi non solo la restituzione del capitale preso in prestito, ma di interessi che rasentavano percentuali anche del 90%.



E’ stato accertato infatti che a fronte di prestiti dilazionati in più tranches, la vittima era costretta a restituire all’usuraio, in pochi giorni, cifre pressoché decuplicate. All’atto dell’esecuzione del provvedimento restrittivo gli inquirenti rilevavano anche la cospicua presenza di banconote in fac-simile.



Non è chiaro se il commerciante, vessato e terrorizzato abbia esposto formale denuncia, ma i militari, nel monitorare una serie di personaggi malavitosi, si sono soffermati sulla caratura criminale di Antonio Di Silvio. Gli investigatori hanno accertato uno spaccato da brividi. Il commerciante, su consiglio di alcuni amici, e rischiando di essere protestato, aveva chiesto una cifra in denaro e il Di Silvio subito si è messo a disposizione. Ma, sempre secondo l’inchiesta, con fare sempre più minaccioso, il bandito ha schiacciato totalmente il commerciante con l’escamotage di una serie di prestiti ravvicinati.



Tanto che ad ogni fornitura di contante corrispondeva la pretesa di interessi sempre maggiori, al punto che, in breve tempo, come detto, si è arrivavati al 90% del prestito. Un comportamento che ha messo il commerciante completamente in balia del Di Silvio. Ora tradotto a Rebibbia.
Sono in corso indagini da parte degli stessi carabinieri per appurare se il «cravattaro» abbia dei complici ma anche per accertare se nell’area tiburtina vi siano altre vittime dello stesso reato.