Per l'accusa, il permesso di costruzione del «polo logistico Bartolini» è illegale

Chiesto il rinvio a giudizio di Umberto Ferrucci, la «testa d'uovo» funzionale per ogni coalizione di governo a Guidonia Montecelio. Udienza fissata l'8 gennaio. «Concessione» mancante del parere obbligatorio dell'Archeologica

Il complesso «Bartolini» a ridosso del casello autostradale di Guidonia Montecelio

Il complesso «Bartolini» a ridosso del casello autostradale di Guidonia Montecelio

Tommaso Verga 1 novembre 2018

di Tommaso Verga


Un romanzo a puntate. Dall'identico titolo, la «sottrazione del parere». Sistematicamente schivato. Persino preventivamente stabilito lo spazio vuoto nella pila dei documenti che sagomano il faldone.
Anche questa volta il permesso di costruire non ha tradito le attese di chi non lo voleva. Infatti, chi ha rilasciato il certificato alla «Morelli marmi srl» di Paolo Morelli – l'ex assessore socialista arrestato per i «cessi d'oro» del 1992 – non ha provveduto a fornirsi del consenso delle «belle arti» (come si appellavano un tempo). Protagonista, Umberto Ferrucci, ingegnere, dirigente dell'assessorato all'Urbanistica (ma anche dei Lavori pubblici; e più) del municipio di Guidonia Montecelio. La «testa d'uovo» delle diverse ammnistrazioni comunali. A ricordare che diverse non coincide con differenti.
Ebbene, il «mancato parere» costituisce la ragione per cui la ricostruzione di Antonio Altobelli, il pubblico ministero del tribunale di Tivoli, si è conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio per Umberto Ferrucci. Domanda che Alfredo Maria Bonagura, il giudice per le indagini preliminari, esaminerà l'8 gennaio 2019, in aula. Il dibattimento dirà se il volatile pezzo di carta va giudicato reato o meno.
L'istruttoria ha interessato la controversa costruzione del polo logistico di «Bartolini», l'azienda di spedizioni all'ingresso della «bretella» sull'autostrada del Sole. All'Inviolata (a suo tempo, l'interrogazione dei due consiglieri del movimento 5stelle, e la denuncia alla guardia di Finanza del gruppo consiliare del Pd). Zona di interesse archeologico per cui «ogni modifica dello stato dei luoghi è subordinata all'autorizzazione paesistica ai sensi degli artt. 146 e 159 del Codice dei beni culturali e del paesaggio – scrive il pubblico ministero –, integrata, per le nuove costruzioni, dal preventivo parere della competente soprintendenza archeologica.
«In tal caso – si prosegue –, il parere valuta l'ubicazione degli interventi previsti nel progetto in relazione alla presenza a e alla rilevanza dei beni archeologici, mentre l'autorizzazione paesistica valuta l'inserimento degli interventi stessi nel contesto paesistico».
La conclusione dell'atto di accusa prende le sembianze di un manualetto, a sottolineare implicitamente perché il «parere» potrebbe risultare non propriamente «simpatico», persino indigesto, per chi deve firmare la concessione. “Cosa si può fare e cosa non”: «Il preventivo parere della Soprintendenza archeologica conferma l'ubicazione e determina l'eventuale inibizione delle edificazioni in base alla presenza e alla rilevanza dei beni archeologici nonché definisce i movimenti di terra consentiti compatibilmente con l'ubicazione e l'estensione del bene medesimo...». Più chiaro di così.
Per effetto delle scelte di Umberto Ferrucci, la «Morelli marmi Srl» ha ricavato un «ingiusto vantaggio patrimoniale», dovuto alla realizzazione del «complesso logistico» con «variazione urbanistica da zona agricola a zona industriale in località Inviolata».
Il «parere» e l'insorgere d'una indisposizione che causa il distrarsi dalla sottomissione alle regole (l'Inviolata, i piani di zona, quelli edilizi, altri capitoli probabilmente). Sbadataggine di massa che ha coinvolto Umberto Ferrucci ma anche, almeno fino a un certo momento, il Mibact e i suoi funzionari, i quali avrebbero dovuto proteggere il patrimonio archeologico, il «bene comune» dell'Inviolata.
Si è dovuto attendere il 14 marzo 2016 per l'annuncio, e il 21 marzo per ufficializzare il vincolo delle Sovrintendenze Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale e Belle Arti e Paesaggio per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo su 1700 ettari tra Tiburtina e Palombarese, Settecamini e Collefiorito: Tor Mastorta, Pilo Rotto, Inviolata, Tor dei Sordi, Castell’Arcione e zone limitrofe». Un «vincolone» ad opera della sovrintendente Alfonsina Russo (ora alla direzione del Colosseo) che probabilmente non si sarebbe reso necessario se tutti avessero svolto il compito osservando le disposizioni di legge. Come che sia, all'indomani della decisione delle Soprintendenze, il «polo logistico» della Bartolini, all'Inviolata non sarebbe mai stato ospitato.