E fu di nuovo Cerroni: le accuse del pm Galanti centrate sull'Inviolata

Per la prima volta la discarica di Guidonia Montecelio approda a piazzale Clodio. Venticinque indagati, tra cui 9 dirigenti e funzionari della Regione Lazio. Sotto esame la «filiera» costruita dal Supremo, dagli invasi al Tmb

La discarica dell'Inviolata a Guidonia Montecelio prima della chiusura

La discarica dell'Inviolata a Guidonia Montecelio prima della chiusura

Tommaso Verga 18 settembre 2018

di Tommaso Verga


Non solo le altre venticinque richieste di rinvio a giudizio. Ma anche (se non soprattutto) la «qualità» dell’ipotesi di reato. Perché, nella descrizione che ne fa Alberto Galanti, il pubblico ministero di piazzale Clodio, l’opera realizzata da Manlio Cerroni a Guidonia Montecelio, risulterebbe decisamente una filiera, perfetto lay out necessario alla gestione dell’«Inviolata», la più grande discarica del Lazio dopo Malagrotta.


Dai sette invasi per lo sversamento dell’immondizia tal-quale (arrivati a ospitare i rifiuti di oltre cento Comuni della provincia di Roma) all’impianto Tmb (definitivamente fermo dopo che il 7 aprile del 2016 la Corte di cassazione ha confermato il sequestro della procura di Tivoli). All’ottimizzazione del ciclo non poteva mancare la strada entrata-uscita dal sito: un tratto della Selciatella-Tor Mastorta – lavori sospesi a causa di ritrovamenti archeologici di rilevante entità –, finanziata con i fondi europei e realizzata dall’«Edilmoter srl», la stessa società che ha costruito l’impianto per il trattamento biologico dei rifiuti di Cerroni.
A dover rispondere delle accuse formula da Galanti, oltre allo stesso Manlio Cerroni e alla figlia Monica, Guido Magrini, ex capo dipartimento della Programmazione economica della Pisana, accusato di aver nascosto i dati sulla contaminazione delle falde acquifere (condannato, anche in appello, per Mafia capitale); alcuni nomi altisonanti dell’apparato pubblico regionale e ministeriale, a cominciare dalla soprintendente Stefania Panella, un nome ripetuto nel «dossier Inviolata», accusata di aver omesso l’accertamento sulla presenza di beni archeologici nell’area, consorte di Francesco Prosperetti, il soprintendente speciale per Roma indagato per «traffico di influenze» nel processo sullo stadio capitolino.


Quanto a Luca Fegatelli non si può che rimandare alla quantità di fatti che gli hanno causato problemi con la giustizia, mentre per Flaminia Tosini, a capo della direzione Politiche ambientali e ciclo dei rifiuti, si tratta di un esordio in qualità di indagata. Francesco Raffaelli invece era a capo della segreteria dell’assessore Michele Civita.


Altri indagati, Manuela Manetti, attuale direttrice delle politiche abitative e urbanistiche della Pisana (nel 2015, in quanto dirigente del dipartimento regionale Ambiente, avrebbe permesso la costruzione del Tmb, nonostante il vincolo archeologico nell’area). A Gabriella Zizi, dirigente di Autostrade per l’Italia, la contestazione sulla mancanza di un parere della società concessionaria che ha consentito di costruire l’impianto a meno di 30 metri dall’autostrada.