«Babylon» e altri sequestri nei «presagi» della camorra interregionale

L'arresto della cancelliera della Procura di Roma e dei sette agenti provocato dall'«accesso abusivo al sistema informatico» come richiesto (dietro compenso) dall’indagato Carlo D’Aguano. Bloccati beni per altri otto milioni

Il «Dubai Cafe» sulla via Tiburtina, tra i locali sequestrati un anno fa

Il «Dubai Cafe» sulla via Tiburtina, tra i locali sequestrati un anno fa

Tommaso Verga 5 luglio 2018

di Tommaso Verga


Congiunzione astrale? coincidenza? Aruspici campani? Ai seguaci delle predizioni la risposta: c'è attinenza tra gli arresti di Simona Amodio, la cancelliera della procura della Repubblica capitolina, candidata con la Lega di Salvini nel 2016 a Roma, e del compagno Angelo Nalci (più altri sette agenti della polizia di Stato), avvenuti lo scorso 27 giugno, e la nuova puntata dell’«operazione Babylon»? Connessione o meno, è un fatto che il fermo cautelare della funzionaria di piazzale Clodio si fondava sul passaggio di informazioni – accesso abusivo al sistema informatico tra le accuse – relative all’indagine denominata «Babylon».
Destinatario, l’indagato Carlo D’Aguano. Che probabilmente aveva «annusato» la piega che stavano prendendo gli avvenimenti, tanto da compensare allo scopo – con pochi soldi in verità – il personale dello Stato infedele. Più che una sensazione, suo tramite trasferita alla camorra.
Ovvero alla malavita sudista. Non più locale, comunque, vista la succursale al nord: tra i beni sequestrati questa mattina, anche la sconosciuta (all’indagine di un anno fa) «Biovalley srl», una holding intestataria di 13 immobili nella provincia di Como; mentre gli altri si riconoscono nel provvedimento del 13 giugno 2017: la «Caffè Tiburtina», la «Nettunense», la «Quindici», tutti «bar e altri esercizi simili senza cucina» provvisti di slot-machine. Totale: quasi otto milioni di euro.
Un anno fa, i milioni furono la bellezza di 280. Qualche «spicciolo» era rimasto fuori. Una somma che aggiungeva 200 appartamenti acquistati a Pichini, il più recente quartiere cittadino di Guidonia Montecelio, a 46 esercizi commerciali (bar, ristoranti, pizzerie e sale slot), 222 rapporti finanziari/bancari, 32 auto/moto, 54 società e 24 quote societarie. Ma anche 23 arresti e altrettanti indagati a piede libero (tra cui un notaio, tre commercialisti e alcuni dipendenti di banca). Tra Roma e Monterotondo. Core business, estorsione, usura, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e il fraudolento trasferimento di beni o valori. Ma anche fili staccati alle macchinette mangiasoldi collegate allla rete dei Monopoli di Stato.
Si diceva del gioco d’azzardo: in tema, «abbiamo riscontrato schemi criminali mutuati da luoghi a maggiore densità mafiosa come la Campania, dove sono state attuate le prime metodologie per trarre profitto dalle slot attraverso la manomissione dei software – tra i dettagli offerti dai carabinieri nella conferenza stampa d’un anno fa, presenti il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, e il sostituto Michele Prestipino –. I proventi illeciti sono stati reinvestiti non solo nel sistema delle slot, ma anche in altri settori più appetibili sul fronte del riciclaggio come tabaccherie e sale ristorazione. Altre attività investigative hanno confermato come il territorio periferico della capitale sia stato preso d’assalto dalla criminalità con numerosi apparecchi illegali in bar ed esercizi commerciali. Questa mattina abbiamo posto sotto sequestro diversi locali con stanze nascoste nelle quali vi era tutta una serie di apparecchi scollegati. Sono in corso approfondimenti, i metodi si sono evoluti a tal punto che anche le slot collegate alla rete dei Monopoli di Stato non garantiscono il Preu (ndr: prelievo erariale unico sugli apparecchi da intrattenimento)».
Nell’odierna «Babylon bis», le indagini hanno individuato una serie di «prestanome», persone senza redditi, talvolta con la qualifica di lavoratore dipendente, titolari di partecipazioni societarie – anche rilevanti, per milioni di euro – nonché di bar e ristoranti. L’esecuzione dei sequestri ha interessato Roma e provincia, ovviamente Como, L’Aquila e Terni.