Le «preferenze» degli zingari: 30 euro per ogni voto alla Lega di Salvini

Le attività di Daniele Mastracci, tra gli arrestati di «Alba Pontina» che avrebbe fatto campagna elettorale per Orlando Angelo Tripodi, candidato a Latina e oggi capogruppo alla Regione Lazio.

L'operazione Alba Pontina

L'operazione Alba Pontina

Tommaso Verga 4 luglio 2018

di Tommaso Verga


Daniele Mastracci, «Alba Pontina», arrestato per spaccio. Fin qui... Non basta, occorre uno sguardo all’«inoltre». Secondo la pubblica accusa, l'indagato ha fatto campagna elettorale a favore di Orlando Angelo Tripodi, capogruppo in consiglio regionale del Lazio; candidato sindaco alle comunali del 2016 di Latina. Un bel problema. Perché il pm precisa che il voto indirizzato al «cavallo» valeva 30 euro. Ogni preferenza 30 euro. Una dazione che provoca la domanda: chi forniva non proprio qualche spicciolo? Interrogativo non banale, al quale ha replicato l’uomo politico interessato parlando di fake news e minacciando querele: «Chiunque divulghi questa notizia fantasiosa ne risponderà davanti ai magistrati, perché sono estraneo ai fatti e, peraltro, non sono nemmeno indagato. Questa presunta compravendita di voti non mi appartiene e non riguarda il sottoscritto. Ho sempre militato con onestà e trasparenza, come anche i miei avversari politici hanno sempre riconosciuto» si legge in una nota.


La descrizione dei fatti e il nome di Angelo Tripodi compaiono nell’ordinanza del giudice Antonella Minunni. A lei il compito di accertare la corrispondenza tra i fatti e le dichiarazioni dei pentiti. 


Chi non appare turbato dalla reazione del salviniano è Emanuele Fiano, deputato del Pd, come si apprende dall’interrogazione indirizzata al ministro dell’Interno: «Il 12 giugno 2018, in un'azione di polizia nel comune di Latina, sarebbero state arrestate 21 persone, indagate per associazione mafiosa, spaccio di stupefacenti, estorsioni, minacce, ed altri significativi reati, mentre altre quattro persone sarebbero, per gli stessi reati, agli arresti domiciliari – la premessa –. Secondo le fonti giornalistiche, tra le 21 persone arrestate, appartenenti o affiliate al noto clan Di Silvio, vi sarebbe anche il trentaduenne Daniele Mastracci, accusato di procurare cocaina a consumatori abituali, ma anche di aver portato voti e fatto campagna elettorale a favore del candidato sindaco alle comunali del 2016, Orlando Angelo Tripodi, attuale capogruppo in consiglio regionale (del Lazio, ndr) per la Lega.


«Il sostegno politico e la compravendita di voti a favore di Tripodi, e più in generale a favore della lista “Noi con Salvini” nelle elezioni amministrative del 2016 sia a Latina che a Terracina – annota Fiano –, sarebbero stati confermati da Renato Pugliese, pregiudicato per estorsioni e droga, poi pentito, che ha permesso alle forze di polizia di ricostruire l'ascesa criminale di alcuni noti esponenti del clan Di Silvio.


«Del resto – conclude il parlamentare –, agli atti dell'indagine risulta allegato anche un rapporto del commissario di Terracina, secondo il quale il 4 giugno 2016, una ventina di giorni prima dello svolgimento delle elezioni amministrative, sarebbero stati rinvenuti in una macchina su cui viaggiava Agostino Riccardo, noto luogotenente del clan Di Silvio, numerosi manifesti riguardanti candidati della Lega alle elezioni amministrative di Latina e Terracina, tra cui anche quelli a sostegno di Zicchieri, attualmente vice capogruppo alla Camera dei deputati della Lega».


Seduti in prima fila – al comizio –, gli uomini «della cosca Bellocco e persone imparentate con i Pesce. E Salvini cosa fa? Dice questo: “Per cosa è conosciuta Rosarno? Per la baraccopoli”. Perché il problema di Rosarno è la baraccopoli e non la ‘ndrangheta»: così Roberto Saviano. A seguire, la cancelliera della Procura della capitale, candidata alle amministrative del 2016 a Roma, arrestata per le notizie passate a Carlo D’Aguano, il personaggio inquisito per l’operazione «Babylon», ora il sospetto di contiguità con i Di Silvio a Latina: non male per il governo del cambiamento e per il partito egemone, la Lega di Salvini. 


Lo spaccio di stupefacenti, l’estorsione, il ricatto, le intimidazioni fisiche ai malcapitati debitori non in grado di assolvere agli impegni richiesti e assunti loro malgrado, il «ventaglio» delle attività della famiglia Di Silvio. Che però non terminavano lì. S’è scritto ieri che «l’altro “canale” di attività, preoccupante quanto gli altri se non di più» era costituito dalla intromissione nella politica locale.


Un tema sul quale, in passato, qua e là, in svariate circostanze s’è fatto cenno – comunque prevalenti le amministrative –, senza mai uscire dall’ambiguo «si sospetta che». Con «Alba Pontina» è la prima volta che si leggono, in un atto ufficiale, i nomi dei «tramite». Collegati oltretutto a una famiglia rom, zingari che evidentemente «non fanno schifo» come tutti gli altri.


«Non sfugge l’importanza del condizionamento, in aree che la sociologia classificherebbe a “forte disgregazione sociale”» si leggeva ieri, «con la promessa di somme di denaro in cambio di voti. I componenti il clan, in occasione delle elezioni amministrative di Latina (nel 2016, ndr), oltre a prestarsi ad attività di affissione dei manifesti e alla promozione di candidature, promettevano 30 euro a voto a sostegno del proprio “cavallo” su cui puntare».


Tutto annotato nell’ordinanza del pubblico ministero. All’interrogazione firmata da Emanuele Fiano risponderà Matteo Salvini, il ministro degli Interni. Risponderà?