Tangenti sulle analisi: a Dionisi confiscati 900mila euro e tre anni di reclusione

Condannato anche Maurizio Ferraresi, dirigente della Rm1, entrambi per corruzione: la «mazzetta» serviva a mantenere adeguato alle aspettative il numero dei «clienti» del laboratorio d'analisi

Un laboratorio d'analisi e, nel riquadro, Mario Dionisi della «Diagnostica Medica srl»

Un laboratorio d'analisi e, nel riquadro, Mario Dionisi della «Diagnostica Medica srl»

Tommaso Verga 15 giugno 2018

di Tommaso Verga


Probabilmente se l’avessero condannato a 900(mila) giorni di carcere avrebbe subito la pena con maggiore sopportazione. Viceversa, la confisca di 900mila euro – equivalenti ai profitti derivanti dalla corruzione del dirigente della Asl – dev’essere stata oltremodo dolorosa. Meno dei tre anni di reclusione derivanti dalla scelta del rito abbreviato.
Pubblico ministero Corrado Farinelli, coordinamento del sostituto procuratore Paolo Ielo, la vicenda prende corpo il 15 marzo del 2017. Quel giorno vengono arrestati Mario Dionisi, imprenditore, titolare, assieme alla sorella Rossella – assegnata ai domiciliari –, della «Diagnostica Medica srl», laboratorio di analisi nel centro di Roma; e Maurizio Ferraresi, dirigente della Asl Rm1.
Il reato – «corruzione» – prende spunto dalla formazione dell’elenco dei laboratori d’analisi convenzionati con il servizio sanitario nazionale, in particolare quelli che svolgono esami comprovanti l’idoneità di quanti chiedono la restituzione della patente di guida in conseguenza del ritiro a causa di alcol, droga eccetera.


In questo caso, la magistratura mette sotto esame non soltanto la formazione delle liste ma la «dotazione» dei clienti così scoprendo che Ferraresi invia i richiedenti il documento da Mario Dionisi. In cambio di una robusta «gratitudine».


Una «pratica», stando agli accertamenti, iniziata nel 2010. Che avrebbe fruttato 330mila euro. Immediatamente sequestrati dai carabinieri del Nas. Unitamente a beni e denaro per 4,140 milioni di euro, risultanti, secondo la Procura di Roma, dal profitto illecito ricavato dai Dionisi. A quanto pare, la «dritta» per i giudici sarebbe venuta da una donna tradita.
Per ridurre ai minimi termini la custodia cautelare – durata solo tre settimane – Mario Dionisi ammette con il gip Massimo Di Lauro gli addebiti che hanno portato al provvedimento giudiziario: «Ferraresi mi chiese il 20/30 per cento del fatturato». Troppo, non se ne parla, la disponibilità è pari a «5mila euro al mese. Che direttamente gli corrispondevo in contanti» dice. Ma quali i benefici dalle «mazzette»? Rilevantissimi: l’inserimento nell’albo fa salire il fatturato dei suoi laboratori d’analisi dell’85 per cento. Già annunciati i ricorsi in appello.


Un interrogativo, uno solo: quanto guadagnano i titolari dei laboratori d'analisi se possono permettersi di foraggiare il meccanismo «mandami i clienti» con 5mila euro al mese?