500mila euro per l'edilizia ospedaliera. I nosocomi a Rieti, Tivoli e Latina

Per Tivoli, utilizzo dell'area in pianura, da «Cesurni», 20 ettari dell'ex «Pio istituto Santo Spirito»: la storia di un policlinico deliberato (e finanziato) vent'anni fa. Poi arrivò Francesco Storace e «cancellò» ogni speranza

Il pronto soccorso dell'ospedale di Tivoli

Il pronto soccorso dell'ospedale di Tivoli

Tommaso Verga 14 luglio 2019
di Tommaso Verga
Cinquecentomila euro: probabilmente l'investimento più elevato dalla nascita della Regione Lazio. Interamente indirizzato all'edilizia ospedaliera. In testa – previsti nel capitolo «questi li dobbiamo costruire del tutto» –, l'ospedale di Rieti (189 milioni di euro), seguito da quello tiburtino (76 milioni 521.531) e da Latina (75 milioni). Oltre ai tre, previsti interventi sul «Grassi» di Ostia (55.133.974), sugli «Istituti Fisioterapici Ospitalieri - Ifo» (24.500.942), e per il policlinico «Santa Trinità» di Sora (17.521.531) in provincia di Frosinone (nella stessa cittadina, 12 milioni 776.348 euro sono destinati alla realizzazione della sede dell'Azienda sanitaria locale).
Le risorse, previste dalla legge 232 dell'11 dicembre 2016 – uno dei primi atti del governo Gentiloni –, vennero inscritte nel «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019», pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 dicembre 2016.
Lo sblocco dei progetti (e, si immagina, delle somme) è stato annunciato ieri da Alessio D'Amato, assessore alla Sanità del Lazio, nel suo intervento durante l'assemblea del Pd regionale. Parlando con i giornalisti presenti, D'Amato ha anche dichiarato che a Roma è programmata l'apertura di due Case della salute (il surrogato dei nosocomi) a Cinecittà e a Trastevere.
L'elenco degli interventi descritti in termini di sanità ospedaliera, ci si augura possa «recuperare» il tempo trascorso dall'inizio delle «pratiche» formali e burocratiche sulla costruzione dei nuovi ospedali. Si pensi che l'annuncio di quello da costruire nell'area tiburtina è «contemporaneo» al «gemello» dei Castelli romani inaugurato il 18 dicembre dell'anno scorso. Entrambi vennero deliberati 20 anni fa.
A quel tempo, a Tivoli, la notizia della costruzione del secondo ospedale, creò «movimenti sussultori» tra la popolazione, preoccupata per la possibile chiusura del «San Giovanni Evangelista», nel centro della città. Crisi accentuatisi allorché il direttore generale Giovanni Di Pilla iniziò la ricerca dell'area adatta alla realizzazione dell'opera. Una indagine (completa di esami diretti) che non si completò per mancanza di fondi: i 145 miliardi di lire stanziati dalla Regione, presidente Piero Badaloni, vennero utilizzati dal successore Francesco Storace (dal 2000 al 2005 presidente della giunta del Lazio) per la soddisfazione di piccole opere sanitarie. Fino a esaurimento dell'importo.
Ora si direbbero superati gli ostacoli di quell'epoca. Stando agli studi, il nuovo nosocomio tiburtino verrà costruito in pianura, in località «Cesurni», alle spalle delle Terme Acque Albule, sui 20 ettari di terreno di proprietà pubblica amministrato dalla Asl rm5, parte di quanto ereditato dopo lo scioglimento del «Pio istituto Santo Spirito». In origine, un'area interessante gli imprenditori intenzionati alla realizzazione dell'interporto «Roma est». Operazione conclusa con il fallimento. Giudiziario.