Si torna in piazza: i pensionati Cgil-Cisl-Uil il 1° giugno a San Giovanni

Il «pensionato in itinere» è in attesa (da un anno): precedenza alle procedure relative al reddito di cittadinanza, al termine l'Inps riacquisterà la consueta agilità. Dal 1° giugno ritenute a conguaglio degli assegni oltre 1500 euro lordi

Nuovo appuntamento a San Giovanni il 1° giugno di Cgil-Cisl-Uil pensionati

Nuovo appuntamento a San Giovanni il 1° giugno di Cgil-Cisl-Uil pensionati

Tommaso Verga 26 maggio 2019
di Tommaso Verga
«E’ un anno esatto che sono uscito dal lavoro, ancora non ricevo la pensione, come posso andare avanti così?». Hai voglia a spiegare, benché immagini quanto possa interessare al pensionato in itinere (nuova figura post-professionale) sapere che tra le questioni critiche dell'Inps gialloverde, la determinante è quella causata dalla «precedenza» data al reddito di cittadinanza; le altre pratiche, quali che siano, debbono aspettare che si scarichi la quantità di moduli affastellata con la legge-Di Maio. Una delle ragioni che ha motivato Cgil-Cisl-Uil pensionati a indire la manifestazione del 1° giugno, a Roma, in piazza San Giovanni.
Sono 1.016.977 le domande di reddito al 30 aprile 2019 (il dato è fornito dall'Inps: l'unico sinora), il 70 per cento in fase di accoglimento. Un carico rilevante che obbligatoriamente, bisognava smaltire entro un termine compatibile con le attese della scadenza elettorale, il cambiamento si misura rigorosamente con le regole del do ut des. Tu chiamalo se vuoi paradosso: nonostante il numero sia risultato inferiore di 300mila unità rispetto a quanto annunciato dai contabili del movimento 5stelle, governo e istituto di previdenza sono risultati impreparati a farvi fronte. Tutto il resto ne consegue (immaginarsi se avessero azzeccato il numero dei richiedenti). Compreso l'assegno del pensionato in itinere.
Non la sola incongruenza. Il ministro Luigi Di Maio, incasellato il reddito di cittadinanza, annuncia un miliardo di euro eccedente il necessario (verosimilmente le 300mila domande in meno). Quantità di moneta da spendere, come non valesse trattarsi di «debito», che si dovrà restituire al finanziatore. Che nel frattempo si «rifocilla» con gli interessi in costante aumento dovuti al riflesso sullo spread.
Spendere dunque. La priorità «biberon, latte in polvere e pannolini» – l'assegno per i figli viene erogato dal 2005 –, dà l'impressione che il ministro non conosca cosa effettivamente necessita la famiglia, anche per superare lo scoglio della «natalità». Sarebbe ben accolta, ad esempio, una efficace (ma veloce) campagna di costruzione degli asili nido pubblici, in particolare da sotto il Garigliano. Misura ignorata dal «decreto famiglia» che la sostituisce con il compenso per le baby sitter. Si spera che ciò sia dovuto alla volontà di non creare attriti tra movimento 5stelle e gestori degli asili nido privati.
C'è tutto ciò nella manifestazione del 1° giugno, con l'aggiunta delle «trattenute» sulle pensioni erogate da inizio anno, a cominciare da quelle di 1500 euro lordi. E' proprio l'Inps a precisare i termini esatti della «misura» in un comunicato del 22 marzo: «sono circa 5,6 milioni» i pensionati interessati.
Una doppia beffa. Perché, dopo aver deciso di revocare l’adeguamento dell’assegno al caro-vita, come concordato da Cgil, Cisl, Uil con il governo di Matteo Renzi, l'esecutivo diretto da Giuseppe Conte s'è mostrato incapace di effettuare materialmente le ritenute. Cosicché il «fatto contabile» – meglio non accostare se fosse avvenuto in una qualsiasi azienda – è stato rinviato all'indomani della scadenza elettorale. Un rimando che non si presta a maligna interpretazione: perché lo è.
Solo che Cgil, Cisl, Uil «non ci stanno». Così, lo stesso 1° giugno, scenderanno in piazza. Oltre che per protestare contro le scelte del governo in materia di previdenza, la nota congiunta di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, spiega che «tra i motivi c’è una generale trascuratezza da parte dell’esecutivo per la categoria, la quale ultimamente ha subito delle scelte in materia previdenziale che vanno a peggiorare le condizioni dei pensionati: in primo luogo il taglio della rivalutazione delle pensioni (strumento con cui gli assegni vengono adeguati all’aumento del costo della vita secondo l'Istat) e i conguagli consistenti che in molti dovranno restituire alle casse statali».
In aggiunta, Spi, Fnp e Uilp hanno anche sottolineato come «la tanto sbandierata pensione di cittadinanza riguarda un numero molto limitato di persone» e quindi insufficiente per «affrontare il tema della povertà».
Nella nota congiunta i sindacati hanno nuovamente evidenziato come le tasse sulle pensioni siano le più alte d’Europa e come il governo non si sia impegnato per garantire azioni e strumenti per venire incontro alle esigenze dei pensionati: parliamo ad esempio di maggiori risorse per l’assistenza. «Il governo non ci ha voluti ascoltare, rimanendo indifferente di fronte a temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie».