Zingaretti delibera sul travertino. Ma la Regione non ha l'anagrafe delle cave

La delibera approvata il 9 aprile conclude la vertenza di sei mesi fa. Un «gruppo di lavoro» “strumento operativo” delle azioni varate dall'esecutivo. Si tenta di «riconciliare» l'ambiente con la difesa della produzione

Manifestazione dei lavoratori del distretto-travertino Tivoli-Guidonia Montecelio

Manifestazione dei lavoratori del distretto-travertino Tivoli-Guidonia Montecelio

Tommaso Verga 7 maggio 2019
di Tommaso Verga
Le motivazioni discendono direttamente dalla discussione che avrebbe dovuto dar vita all'«accordo di programma» voluto da Giampaolo Manzella, l'assessore regionale alle Attività produttive, con i Comuni di Guidonia Montecelio e Tivoli. Un testo sulla «tematica del rilancio e della riqualificazione del settore estrattivo» che si sarebbe dovuto firmare a fine settembre 2018 – così un comunicato dello stesso Manzella –, e invece abortito (salvo che per l'amministrazione tiburtina di Giuseppe Proietti che l'ha firmato...).
Nel merito, una difficoltà appariva pressoché insormontabile nella vertenza del distretto-travertino Tivoli-Guidonia Montecelio, un punto di mediazione tra due «partiti» fondati sulla contrapposizione “tutela dell'ambiente vs attività produttiva” e viceversa. Effetto determinante, i licenziamenti, in parte minacciati altri parzialmente eseguiti e rientrati dopo una sentenza del Tar.
LA DELIBERA E L'«ACCORDO DI PROGRAMMA». Inutile domandarsi se si tratta di un ripensamento da parte dell'assessore, superato dalla approvazione della delibera 177 del 9 aprile che si propone inoltre di sedare i «bollenti spiriti» della scorsa estate, offrendo una traccia sulla quale operare. Titolo: “Linee programmatiche per le azioni strategiche finalizzate al rilancio ed alla riqualificazione del settore estrattivo” - In attuazione della Legge regionale 22 ottobre 2018, n. 7, articolo 31.
Si parte con la classificazione del lapideo «settore di grande rilevanza per l'economia regionale sia sotto il punto di vista economico, sia ambientale e che necessita di un'azione straordinaria di ammodemamento». Cosicché «alla luce dei cambiamenti intervenuti nella sensibilità sul punto e di nuovi orientamenti normativi è necessario prima di tutto intervenire sul piano legislativo e, subito dopo, su quell'amministrativo e di politica industriale».
Le premesse operative: 1) «promuovere un esercizio delle attività estrattive pienamente rispettoso delle esigenze di tutela ambientale, salvaguardia e valorizzazione delle risorse minerarie del territorio laziale e della sua qualità ambientale»; 2) «indirizzare il settore verso i principi dell'economia circolare per migliorarne l'efficacia e la competitività, anche in una prospettiva di filiera produttiva e di maggiore internazionalizzazione».
POTENZIAMENTO DEI CONTROLLI. Tre i motivi portanti: «il potenziamento del sistema dei controlli sui siti estrattivi, al fine di garantire effettività ed uniformità a questa attività»; «l'individuazione di criteri e principi per il riordino complessivo della normativa di settore»; «le misure di rafforzamento amministrativo necessarie ad assicurare l'attuazione delle Azioni».
Per la Regione Lazio, lo stato del bacino estrattivo secondo la delibera è sconosciuto. Al punto che il «potenziamento dei controlli sui siti estrattivi» si concretizza nel censimento delle cave, operative e dismesse: «1) verifica straordinaria sui siti estrattivi attivi nella Regione Lazio alla data del 23 febbraio 2018; 2) aggiornamento dell'elenco dei siti dismessi nella Regione Lazio a tale data; 3) contestuale rafforzamento delle attività di controllo, anche attraverso la promozione di convenzioni con l'Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa)».
Non un comma qualsiasi. Perché si traduce nel fatto che la Regione tra «siti attivi» e «siti dismessi» non è in possesso dell'anagrafe aggiornata delle attività, che ignora quante siano e cosa fanno le cave del Lazio. Un «quadro» che entra direttamente nella vertenza d'estate dell'area tiburtina dato che obbliga «prioritariamente a verifica le attività estrattive per la cui prosecuzione siano state presentate istanze di proroga, rinnovo o ampliamento e i relativi procedimenti siano in fase avanzata di definizione».
IL CONTRIBUTO AMBIENTALE EVASO. Compito che chiama in causa anche i Comuni «che possono, inoltre, individuare attività estrattive da sottoporre prioritariamente a verifica in considerazione di irregolarità negli adempimenti relativi al contributo ambientale di cui all'articolo 15 della l.r. 171/2004 riscontrate negli ultimi cinque anni nell'esercizio dei poteri di vigilanza e sanzionatori di cui agli articoli 23 e seguenti della stessa legge. Sono fatte salve le attività di verifica già avviate, ai sensi dell'articolo 16 della l.r. 171/2004, alla data di approvazione del presente documento».
Esami e indagini su applicazione della normativa, certificazioni di qualità, protezione del marchio, riciclo dei materiale (leggasi ritombamento delle cave esauste), tutti aspetti che la legge 177 elenca ma che rinvia quanto a gestione al «gruppo di lavoro» (da costituire; con personale anche esterno alla Regione) «per il riordino normativo» e per l'esecuzione delle «azioni strategiche». Sei mesi il massimo previsto per completare i lavori.
A prescindere dalle contrapposizioni, va detto che (finalmente...) in Regione si affronta il tema del settore lapideo. Un fatto che non è oltraggioso definire «inconsueto». Gli atti e le decisioni del «gruppo di lavoro» informeranno la nuova legge sull'escavazione. Quella in vigore risale al 2004. E' tutto dire.