Il Consiglio approva la legge sui nuovi lavori: il Lazio è la prima Regione

Non soltanto i riders ma anche la gig economy: garantiti tutti i lavoratori regolati dalle app. Abolito il cottimo, introdotte le assicurazioni, tutelati maternità, previdenza e infortuni. 100mila i lavoratori interessati nel Lazio

Nicola Zingaretti e, a destra, Claudio Di Berardino

Nicola Zingaretti e, a destra, Claudio Di Berardino

Tommaso Verga 21 marzo 2019
di Tommaso Verga
Le priorità: salario a tempo con l'abolizione del cottimo (nelle attuali organizzazioni del lavoro probabilmente se ne ignora persino il significato); tutela contro infortuni e malattia; obbligatoria l'assicurazione. Sono i punti cardine della prima legge in Italia su riders e gig economy, sbrigativamente definiti «lavoratori digitali», una non-categoria omnicomprensiva dei nuovi impieghi che necessita un doppio ambito sul quale intervenire.
A quanto appare, è quel che risulta dall'approvazione della legge della Regione Lazio, la prima in Italia, a tutela non soltanto dei riders – i fattorini che consegnano cibo a domicilio – ma della platea di lavoratori la cui attività è organizzata da app. Una stima sommaria registra in circa 100mila i lavoratori digitali laziali, dei quali soltanto 7 mila impiegati nella consegna del cibo, nel food delivery
.
Una diversità che ha provocato le osservazioni dell'Inps, causate dalla mancata «copertura previdenziale» di migliaia di occupati in plurime attività: «È interessante notare come il dibattito pubblico sia incentrato sui riders che tuttavia rappresentano una parte limitata della gig economy, pari a poco più del 10% dei lavoratori gig, e che, almeno per le piattaforme di consegna più note, sono caratterizzati da contratti come le collaborazioni della Gestione separata e il lavoro autonomo occasionale, e da dinamiche relativamente note di come si svolge l’attività lavorativa».

«Non si sa invece molto e non ci si pone domande dal punto di vista del dibattito politico, delle altre componenti della gig economy – conclude l'Inps –, con alta probabilità associate a forme di contratti informali-verbali, che potrebbero utilizzare forme di pagamento alternative come i buoni regalo o le ricariche telefoniche, o che comunque potrebbero non essere soggetti a nessuna forma di tutela, contribuzione sociale e tassazione».
Stando a un rapido esame, la legge approvata dal Consiglio regionale del Lazio risponde a una pluralità di forme-lavoro, quanto rispondenti alle effettive domande e organizzazione si misurerà con l'esperienza e con le rilevazioni da parte del «Portale del lavoro digitale» a cui si possono iscrivere lavoratori e piattaforme e che permette di godere degli strumenti e contributi messi a disposizione dalla Regione Lazio.
Infine, sarà compito della Consulta regionale del lavoro digitale il continuo aggiornamento dei temi e della consultazione tra le parti. Alla Consulta spetta l'elaborazione di una Carta dei diritti dei lavoratori digitali con l'obiettivo di promuovere principi, regole e tutele a garanzia dei lavoratori e delle piattaforme nonché di sostenere il principio di consumo responsabile. Per il biennio 2019-2020 sono messi a disposizione 2 milioni e 100 mila euro per le politiche di assistenza e per la realizzazione del portale dedicato.


Per quanto non previsto – come la definizione della paga base ad esempio – si rimanda alla contrattazione collettiva, superando l’attuale situazione in cui sono esclusivamente i datori di lavoro a dettare le condizioni economiche.




Il testo approvato
- riconosce la tutela dei lavoratori in caso di infortunio sul lavoro e malattie professionali;
- assicura la formazione in materia di sicurezza;
- dispone a carico delle piattaforme l’assicurazione per infortuni, danni a terzi e spese di manutenzione per i mezzi di lavoro;
- introduce norme sulla maternità e sulla previdenza sociale;
- ribadisce il rifiuto del compenso a cottimo e introduce un’indennità di prenotazione nel caso in cui il mancato svolgimento dell'attività di servizio non dipenda dalla volontà del lavoratore.
«La Regione Lazio approva la prima legge in Italia su riders e lavoro digitale. Una legge partecipata, frutto del confronto con i lavoratori, con le aziende del settore e con i sindacati, per garantire tutele e sviluppo. Grazie a tutti i protagonisti di questa vittoria e al Consiglio regionale. Nel Lazio dimostriamo che innovazione e diritti devono marciare nella stessa direzione» così Nicola Zingaretti, il presidente della giunta.


«È un grande giorno per la nostra Regione: abbiamo approvato la prima legge sul lavoro digitale in Italia – afferma Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro e nuovi diritti –. La legge “Norme per la tutela e la sicurezza dei lavoratori digitali” è il risultato di una battaglia di civiltà per la dignità nel lavoro. Il testo porta in emersione il lavoro della gig economy, garantendo i diritti e tutele a tutte le lavoratrici e lavoratori che fino oggi ne erano privi e consente la trasparenza di mercato alle piattaforme. La legge coniuga diritti e innovazione e promuove lo sviluppo responsabile dell’economia digitale.
«Al testo definitivo – conclude Di Berardino – siamo arrivati dopo una lunga fase di incontri e concertazione con tutte le parti, in cui non è mancata la consultazione sul web, il lavoro di approfondimento svolto in sede di commissioni consiliari Lavoro e Bilancio e in Consiglio regionale. Difendiamo i diritti e sosteniamo lo sviluppo responsabile dell’innovazione e dell’economia».