Il Consiglio regionale del Lazio sospende i provvedimenti sulle cave

Una «lunga notte alla Pisana» per approvare la proposta di Cartaginese – Forza Italia sostenuta dal Pd – di soprassedere alle revoche dell'attività estrattiva per le aziende del travertino. Un atto privo di effetti immediati

L'aula del Consiglio regionale del Lazio alla Pisana

L'aula del Consiglio regionale del Lazio alla Pisana

Tommaso Verga 25 settembre 2018

di Tommaso Verga
«Al comma 4 la frase “in procedimenti di competenza” è così riformulata: “i procedimenti e i provvedimenti di competenza”»: firmato Laura Cartaginese, Forza Italia. E' racchiusa in quel «provvedimenti», la speranza del mantenimento del posto di lavoro ai 126 addetti delle tre cave di travertino chiuse, mentre alla decina in preallarme provvedeva già l'emendamento originario di Gian Paolo Manzella, l'assessore allo Sviluppo della Regione Lazio. 



Per il bacino, davanti a sé, diciotto mesi di break, per avviare, dice il sindaco di Guidonia Montecelio, «con i nuovi strumenti messi a disposizione dalla legge, una stagione di regole e controlli che ci auguriamo spingano finalmente le aziende ad assicurare un futuro concreto al distretto e alla filiera del travertino e a rispettare le regole per non mettere ulteriormente in pericolo i lavoratori e l'ambiente».



Un commento pacato. In contrasto con il fatto che si voleva (o si immaginava) il primo cittadino sacrificato sulla pira del malgoverno e dell'autoritarismo bieco. Uscito invece cum laude dalla contesa nell'aula regionale. Antonello Aurigemma, Forza Italia: «Si sta qui affrontando un tema per tutelare e salvaguardare le scelte fatte dall’Amministrazione di Guidonia, per tutelare e salvaguardare anche le scelte dei lavoratori e quindi non formularsi con pareri giuridici o tecnici che non servono a nulla se non a continuare a prendere in giro le persone che stanno vivendo sulla loro pelle questa esperienza, ma nello stesso tempo tutelare e salvaguardare quello che è l’interesse del territorio».


Tutto a posto allora. Non è così. La vicenda delle cave di travertino (non) si è conclusa. Sipario calato a metà. Anche se la notte passata, al termine dell'interminabile briefing, il Consiglio regionale del Lazio ha votato. Maggioranza Pd-Forza Italia a favore. Dopo aver atteso per sapere se Gian Paolo Manzella fosse più o meno d'accordo a sposare con il proprio articolo inscritto nella «proposta di legge n. 55 di semplificazione normativa» (il «collegato» al Bilancio regionale), il su-descritto subemendamento di Laura Cartaginese. Tempo necessario all'assessore per decidere-non-decidere, tre ore circa. 



Assessore, la sua opinione? «La mia posizione su questo emendamento già l’ho espressa in fase introduttiva, rimarcando come ci fossero dei pareri del legislativo e degli uffici che allertavano su possibili rischi derivanti da ricomprendere i provvedimenti all’interno della disposizione».


Assessore, ma è positivo o negativo il suo parere? «Mi rimetto all’Aula, scusatemi». Ah, si rimette all’Aula?



Sino a quel momento, era stato un ripetutamente replicato «non si può». Preceduto, il 5 settembre, dalla nota in cui Manzella dichiarava non interessante il problema licenziamenti e chiusure delle cave di travertino: le «iniziative amministrative adottate negli scorsi giorni dall'amministrazione comunale di Guidonia al centro delle attuali proteste nel Comune» erano di esclusiva competenza dell'ente locale. Altro capovolgimento. 



Analogo quanto avvenuto stanotte alla Pisana. Che si caratterizza però per il fatto che Manzella ha distinto la sua (e quella degli uffici regionali) dall'orientamento dell'aula. In direzione del quale potrebbero seguire strascichi giudiziari (Comune e Regione sono autonomi nei loro atti, la sovrapposizione non è costituzionalmente consentita). Con la sollecitazione alla «libertà di voto» l'assessore s'è chiamato fuori. Ligio com'è stato a quanto messo in bella copia dal parere negativo scritto e ribadito dai dirigenti della Regione Lazio, avvocatura in primis (vien da pensare chissà perché alla «casella governo nazionale» e al comunicato a firma Di Maio-Casalino contro «quelli che remano contro...». O a favore).



Approdo «pratico» della norma approvata dal Consiglio regionale? Nessuno. Anche se non rischia di affondare come una nave Ong nelle grinfie di Salvini. Si tratta in sostanza di un puntello alle aziende che hanno chiesto al Tar di dichiarare inammissibile la revoca dell'escavazione decisa dal Comune di Guidonia Montecelio. Un documento di sostegno ai cavatori, a partire dalla «Str spa», il cui difensore, il professor Giuseppe Guarino, non lesinerà di intrattenere i giudici il 9 ottobre. 



Sul versante politico, le imprese, tutte, dovranno ringraziare Forza Italia, il partito a pieno titolo responsabile delle cessazioni. Che avrà pure deciso Michel Barbet ma la cui causa va ricercata nei controlli mancati sulle modalità di estrazione. Un paradosso. Comunque, è un fatto che i berlusconiani, insieme con i postmissini – postfascisti adesso? – e gli Udc, hanno governato Guidonia Montecelio dal 2010 con giunte sempre guidate da Eligio Rubeis. E tra gli obblighi evasi, il «modello-cave» è paradigmatico. 



Chi non se n'è accorto è il Pd, che non ha mai avuto da ridire. Il partito dei «comunicati postumi» e non di tutti. L'esempio? Ecco quanto ha scritto stamattina il candidato sindaco alle amministrative di un anno fa, Emanuele Di Silvio (quello che ha perso con Michel Barbet e i 5stelle): «Un importante risultato frutto del coraggio e della tenacia degli operai in piazza da settimane, il cui grido di dignità e lavoro, inascoltato dall'amministrazione Barbet, responsabile di queste due chiusure (errore: sono tre, Str, Caucci e Cimep, ndr), è stato recepito dalla Regione Lazio (grazie sopratutto alla Consigliera Michela Califano e al Presidente del Consiglio Daniele Leodori)».



Sovviene la Napoli del commendator Achille Lauro sindaco, una scarpa prima del voto e l'altra dopo. Cosa c'entri Daniele Leodori è incomprensibile e inspiegabile. Verosimile che Di Silvio lo voglia santificare per aver dato («concesso?») la parola agli intervenuti nel dibattimento. Senonché l'atto è compreso e previsto (e retribuito) nel mansionario del presidente dell'assemblea. Durante la quale Michela Califano (c'è del tenero tra i due?) non risulta aver messo becco. A meno che qualche manina non l'abbia cancellata dal resoconto stenografico della seduta...



Che non riporta neanche chi del Pd ha votato contro il subemendamento della Cartaginese – ragione: stessa obiezione dei 5stelle, Regione versus Guidonia –. Nel Pd, sul tema s'è verificata una frattura risanata grazie all'intervento determinante di Marco Vincenzi. Il presidente della commissione Bilancio s'è speso a favore di un «gesto politico» contro il sovrabbondante (ormai) meccanismo di regole e regolette che impedisce alla politica di esprimersi compiutamente.



Anche quanto descritto va compreso nella casistica ridondante del «Pd-com'è-ridotto». Partito che risulta indifferente ai difetti imputatigli, addirittura cinico di fronte a ogni richiesta di cambiamento o di riforma. Non è piacevole constatare che i suoi esponenti hanno deciso di liquidare l'esperienza e la storia, e con esse la tutela di strati sociali che stimano non più conveniente rappresentare. Gli operai delle cave di travertino sono qui. 
E' su questo simulacro – a meno che non preceda la scissione (auspicabile) tra le due correnti storiche che hanno fondato il Pd – che Nicola Zingaretti deve contare. 
Senza invidia.


Netta la posizione dei 5stelle. I quali hanno votato contro il subemendamento della forzista dopo aver mostrato favore all'originale di Gian Paolo Manzella. Qualche tono alto compreso in un round vocale Cartaginese-Corrado con quel «provvedimenti» che, a parere della pentastellata, essendo retroattivi, rischiavano di far decadere tutta l'impalcatura della norma.



Valentina Corrado: «Per esprimere il voto contrario del Movimento 5 Stelle (...) perché, a nostro avviso, inserire anche la sospensione dei provvedimenti rischia di far impugnare la norma perché si entra a gamba tesa a livello amministrativo nelle competenze che riguardano i Comuni. Cioè, la Regione non può disporre la sospensione dei provvedimenti con un apposito provvedimento di legge. (...) noi rimaniamo fermi su quello che avevamo già sostenuto anche per le vie brevi, informali, rispetto al confronto che c’era stato sui subemendamenti e riteniamo che questo inserimento (...) metta addirittura a rischio tutto l’impianto dell’articolo, perché rende l’articolo suscettibile di impugnativa». Si attendono sviluppi.