Nuovo lavoro a 5stelle: per il personale delle forze armate in pensione

Un ingegnere? Un medico? Un biologo? Un informatico? Elisabetta Trenta, la ministra: i Comuni, a costo zero, possono ricorrere ai pensionati retribuiti dalla Difesa. Soldi che non andranno ai disoccupati. Che restano disoccupati

I ministri Elisabetta Trenta (Difesa) e Matteo Salvini (il resto)

I ministri Elisabetta Trenta (Difesa) e Matteo Salvini (il resto)

Tommaso Verga 16 settembre 2018

di Tommaso Verga
Come dice Matteo Salvini? «La pensione a 62 anni, così viene assunto un giovane in sostituzione». Parla da «politico», senza sapere di cosa, come sovente. Ennesimo spunto a sostegno della sola materia che non ignora, la propaganda. Va a casaccio, stavolta generato dal fatto che non ha mai messo piede in un ambiente lavorativo. Studiare il minimo indispensabile? Ricorrere a un Bignami d’economia, di sociologia? O a Giancarlo Giorgetti? Figurarsi. D’altronde, è verificato, il populismo si nutre esclusivamente di approfondimenti elaborati al bar. Lì sono sovrani.
Quindi Matteo Salvini non sa che manca ogni rapporto di causa-effetto tra turn over (nota per i leghisti: è il termine scientifico) e occupazione. Se avesse interesse per il tema, il ministro degli spaventapasseri studierebbe un po’ e apprenderebbe che l’aumento dei posti di lavoro – qui descritto in termini grossolani affinché tutti i suoi seguaci possano capire – passa attraverso la riduzione dell’orario o mediante la diversa distribuzione del nastro nella settimana, ad esempio 9-10 ore quotidiane su quattro giorni anziché cinque (o in termini equivalenti). Al deficit produttivo rimedierebbe l’aumento dei turni e quindi nuovi occupati. Formula che si adatta a manifatturiero, commercio, servizi, agricoltura: ovunque insomma.
I cinque stelle, nella gara a chi lo dice prima – o a chi la spara più grossa –, hanno promulgato una diversa ricetta, agli antipodi di quella salviniana, anche se in un soprassalto di pudore l'hanno giustificata con «c’è sempre stata ma nessuno l’ha mai applicata». Chissà perché…
Di che si tratta? La parola alla ministra della Difesa, Elisabetta Trenta: adesso, «le pubbliche amministrazioni (nazionali e locali) potranno finalmente attingere al personale della Difesa in Ausiliaria, a costo zero!».
Dettagli, ancora la ministra: «Un Comune ha necessità di un ingegnere specializzato? Di un medico? Di un biologo? O di un informatico? Ebbene, da questo momento il sindaco o un suo delegato potranno contattare direttamente la direzione del personale militare, chiedere se tra le Forze Armate ci sono professionisti in ausiliaria residenti presso il Comune stesso e chiamarli in supporto dell'amministrazione per i 5 anni previsti».
L'istituto dell’«Ausiliaria» è un periodo transitorio durante il quale il militare, in occasione della cessazione del rapporto di impiego o, in alternativa, al congedo in riserva, può essere richiamato dalla Pubblica amministrazione della sua provincia di residenza per un periodo di cinque anni. Quantità degli interessati? Il censimento della ministra degli eventualmente interessati al provvedimento: sul piano nazionale 1.600 gli ufficiali, 3.300 i sottufficiali. Il diritto al reimpiego scatta dopo i 60 anni di età oppure 41 di contributi.
Michel Barbet, sindaco di Guidonia Montecelio, città che ospitando l'aeroporto dovrebbe risultare tra gli enti privilegiati, mostra «grande apprezzamento per l'iniziativa del Ministro Trenta che mette a disposizione uno strumento, sempre esistito ma mai attuato dalla Difesa fino ad oggi, che permette ai Comuni e alle Regioni di chiedere se tra le Forze Armate ci sono professionisti in ausiliaria residenti presso il Comune stesso da mettere a supporto dell'amministrazione senza alcun costo supplementare. Un passo avanti per il cambiamento» la conclusione del sindaco.
E perché, se il saldo è zero, non assumere un ingegnere specializzato? un medico? un biologo? o un informatico? Si parla di soldi pubblici. Sarebbe sufficiente destinare agli enti, in particolare ai Comuni, le risorse che si intende spendere per la remunerazione dei pensionati della Difesa (che, si presume, giustamente, gradiranno punto questo polemico ping pong sulle loro persone).
Insomma, largo all’occupazione. Com’è la nuova parola d’ordine? Un pensionato vale un pensionato. Non proprio un grande cambiamento.