Nuovo sciopero del travertino (con la Regione che definitivamente si sfila)

Da ieri una seconda azienda raggiunta dalla revoca dell'autorizzazione a scavare. Corteo dal bacino estrattivo alla sede del Comune di Guidonia Montecelio. Ma il sindaco ormai non può interrompere la procedura

Una cava di travertino ritombata da decenni; sullo sfondo, Montecelio

Una cava di travertino ritombata da decenni; sullo sfondo, Montecelio

Tommaso Verga 11 settembre 2018

di Tommaso Verga
E’ sciopero generale nel distretto del travertino. Domani. Il secondo nell’arco di una settimana. Stesso numero delle aziende alle quali l’assessorato all’Ambiente del Comune di Guidonia Montecelio ha revocato l’autorizzazione che consentiva di proseguire nell’attività di escavazione. Infatti, dopo la «Str spa», anche un’altra, di Mario Caucci. Non è l’«Estraba», l’azienda-principe della famiglia è collocata a Pontelucano, nel Comune di Tivoli (speriamo non si prosegue con la consonanza dei numeri).



Lo sciopero è stato indetto dai sindacati di categoria Cgil-Cisl-Uil. Un corteo partirà da Villalba per raggiungere la piazza del municipio dove è previsto il presidio del palazzo.



Scrive la Cgil: «La drammatica vicenda di Guidonia è giocata sulla contrapposizione ideologica tra lavoro e ambiente». Soltanto per proporre un confronto tra diverse opinioni: non è così. Perché i lavoratori delle cave scioperano per la difesa dell’occupazione. Il che non vuol dire contrastare il risanamento di un territorio massacrato per i 400 ettari del bacino estrattivo, ai margini del quale vivono con le famiglie, e che non vorrebbero senza dubbio lasciare nelle medesime condizioni in eredità ai loro figli e nipoti.
Sono le stesse famiglie che nelle cooperative di Bagni (non ancora Tivoli Terme) o ai «villini» di Villalba, hanno subito la subsidenza, ospitate da parenti e amici, che hanno vissuto in hotel, in attesa che venissero ripristinate condizioni di sicurezza delle loro abitazioni. Figurarsi se non hanno a cuore l'obiettivo del risanamento del territorio, del fondamentale ripristino del sistema idrogeologico.



Che è ambizione non diversa da quella del sindaco Michel Barbet e dell’amministrazione comunale. I quali – alla stregua dei predecessori – o accettavano di continuare a far finta di nulla oppure non potevano che porre il tema in termini stringenti. Diversamente, la pianura tiburtina non cambierebbe di un metro cubo. Né agli imprenditori mancavano le possibilità di ottemperare. Si pensi ai tempi contrassegnati dalla velocità di rotazione del materiale estratto.



Il sindaco di Guidonia ha sbagliato i tempi? Possibile. Anzi: sicuramente. L'atout andava calato al termine di un confronto serrato. Ora non può ritirare i decreti di revoca eseguiti e/o in corso. Non è permesso. Né a lui come a nessun altro. A meno di non cercare la soluzione giudiziaria, ovvero finire davanti a un giudice (penale) come fosse un qualsiasi trasgressore (non necessariamente di Guidonia) che studia come rimediare una soluzione per farsi «cancellare» la contravvenzione.



Una richiesta che non a caso viene da quelli ai quali piace solleticare gli istinti (parte della politica e dei consiglieri comunali); da quelli che si rallegrano vedendo fuggire impauriti il sindaco e gli assessori di notte e li appellano con «merde» e «vigliacchi» (tanti tanti like); quelli che difendono altri interessi. Sanno tutti che alle dimissioni di Barbet seguirebbe la venuta di un commissario il quale altro non potrebbe che confermare gli atti in atto. 



Però, nella contesa, c’è un convitato di pietra (anzi: di travertino) in condizione di rovesciare il tavolo. In attesa del Tar – che non si pronuncerà a breve: il 9 ottobre inizia il procedimento, chiunque soccomba tra «Str spa» e Comune di Guidonia Montecelio non va escluso ricorra al Consiglio di Stato: la sentenza? tra non pochi mesi – due le strade da esplorare.



In virtù dell’articolo 21 della legge regionale è possibile inviare un ricorso alla giunta regionale contro la revoca – nel caso dell'«Str» – dell’autorizzazione del 10 gennaio 2012 (rinnovata il 19 novembre 2016). Dipendendo l’esito dalla politica, elevate le probabilità di accoglimento. Ieri scadevano i termini previsti. Si ignora se il ricorso sia stato avanzato o meno. Si constaterà nei prossimi giorni. 



Altra «strada» da esplorare, la presentazione in municipio, da parte degli interessati ai provvedimenti restrittivi – quindi anche le cave in attesa –, di un nuovo piano di escavazione. Il che obbligherebbe gli uffici a riconsiderare il tutto, scavalcando il blocco in atto.



Una osservazioni infine sul «famoso» (a questo punto) «accordo di programma» che l’assessore Gian Paolo Manzella ha inviato ai sindaci consentendo così a Giuseppe Proietti, Tivoli, di spendersi in una nota di giubilo sinora mai uscita dal cassetto (nonostante, è bene ri-segnalarlo, suoi concittadini risultino impiegati anche nelle cave di Guidonia).



L’«accordo di programma» – perché prima non leggerlo? –, così come redatto, non dice nulla, non cambia di un ette le condizioni che l’assessore dice di aver voluto affrontare. Però è «propedeutico»: sul nodo della riqualificazione del territorio, compresi i ritombamenti, il testo rimanda a un «ci si rivedrà». Come dire che serve del tempo.


Anche per non firmarlo (con il beneficio che intanto lo leggerà pure Tivoli).