Ripreso il lavoro nelle cave, il Comune alla ricerca di un «grimaldello»

Per lunedì previsto l'integrale riavvio del distretto del travertino. Dopo il Consiglio comunale di ieri Guidonia Montecelio affida a un dirigente il compito di trovare una soluzione che sospenda i licenziamenti della «Str spa»

Quarto giorno di presidio dei lavoratori delle cave di travertino Guidonia-Tivoli

Quarto giorno di presidio dei lavoratori delle cave di travertino Guidonia-Tivoli

Tommaso Verga 7 settembre 2018

di Tommaso Verga


Primo: evitare di perdere i posti di lavoro; secondo: trovare il modo. La riunione del Consiglio comunale di Guidonia Montecelio, durata tutta la giornata di ieri (con l’appendice violenta di stamattina attorno all’1,30 allorché quattro consiglieri comunali uscivano dal retro), ha messo in evidenza due cose: la positiva corale tensione dei presenti in aula, unanime, sulla necessità di ricercare una soluzione che portasse a scongiurare i licenziamenti; la strada praticabile (comunque accidentata, «non legale») per cogliere l’obiettivo.
Consapevolmente chiara a tutti, l’impossibilità reale di intraprendere azioni di efficacia certa. La invocata dall’opposizione firma del sindaco di revoca dell’atto di chiusura della cava di travertino spiccato dalla dirigente dell’assessorato avrebbe avuto la sola unica conseguenza di licenziare il sindaco. Un sotterfugio.
Alla fine, 14 ore di rimbalzi per votare due mozioni. Va «sotto» quella dell’opposizione, «passa» quella della maggioranza (che a Guidonia Montecelio è monocolore 5stelle). Di conseguenza, il sindaco chiede a Marco Simoncini, dirigente vicario, di trovare il modo di «aggiustare» l’atto firmato dalla titolare Paola Piseddu, onde ottenere la riapertura della cava. Conclusione che potrebbe aver influito sulla decisione dei lavoratori di cessare lo sciopero. Ripresa questa mattina l’attività di «Travertino Morelli F. & C. srl», «Travertino Fratelli Pacifici spa», «Travertini Giansanti srl». Gli altri, lunedì.
Una (non) digressione (chi si abbevera ai social può cessare qui, non proseguire nella lettura). Ieri, le vituperate – da Di Maio in particolare, al contrario di Roberto Fico – «categorie del Novecento», hanno costituito i fondamentali della discussione. Per quanto da ricercare nella galleria dell'oblio, oggi, in questi giorni, a Guidonia-Tivoli sono stati catalogati tutti: i padroni, gli operai, i territori. L’ordine del giorno del Consiglio.
Sull’occupazione, nessuna distinzione. Nel dibattito, per sindaco, giunta, maggioranza, opposizione, i posti di lavoro non si toccano. Le differenze si avvertono nello spiegare come. Tanto è sembrato – sembrato... – che molti ignorassero consapevolmente che la disposizione di chiusura della «Str spa» era inscindibilmente dipendente dal dossier-cave.
Tanto che sul provvedimento n. 73748, quello del 10 agosto firmato da Paola Piseddu, indirizzato alla «Str spa», solo il Tar, il 9 ottobre, potrà sentenziare. Non risulta? Poco importa, lo conferma una sentenza del Consiglio di Stato. Sgradevole (anche per chi scrive) ma la loi est la loi. A meno che non ti chiami Matteo Salvini e non militi in un partito detto Lega.
Lista civica, una consigliera che non si con chi sta, la Lega di Salvini, la cui rappresentante ha evocato Barbara Saltamartini, bocciata il 4 marzo nel collegio di Tivoli-Guidonia e promossa presidente della Commissione attività produttive della Camera nel governo 5stelle-lega. Degna di nota, l’affermazione diretta agli alleati pentastellati: «vi state facendo un autogol da soli». Lo sconvolgimento della fisica.
Poi c’è il Pd. Diviso. Tra la parte che aveva per solo motivo accreditarsi – senza riuscire – difensore dei lavoratori in lotta (così come parte dei grillini e della minoranza consiliare) e l’altra che, pur ragionando, non s’è sottratta alla tentazione di imitarne le sembianze.
Gli effetti, ingrati, non hanno risentito delle diversità: la cava è rimasta chiusa, sulle teste dei lavoratori rumoreggianti all’esterno dell’edificio dove si è svolto il Consiglio la minaccia della lettera di licenziamento. Gli operai e i territori non ri-conoscono la rappresentanza. Nessuna analisi dunque, ed una sintesi un po' da talkshow. Si parla di quelle che, per la sinistra, sono state fondamentali supporti delle vituperate – da Di Maio – «categorie del Novecento». Pigrizia, incultura, incompetenza, rincorsa al consenso, fatto sta che al Pd è venuta meno la capacità di rendersi coerente con la necessità. La generosità non basta. Un giudizio che non riguarda soltanto il Pd locale, ma che investe chi di quel partito ha in questi giorni suonato un’altra musica.
Gian Paolo Manzella, assessore regionale alle Attività produttive. Senza qualificare il suo comunicato-stampa – che potrebbe aver risentito del contemporaneo ritorno dalle ferie – alcuni spunti per ragionarci su. Si parla dall’«accordo di programma». Che, sottolinea Manzella, deve essere firmato il 30 settembre. Ma se una data è una data e una data è una data, perché non si è firmato il 23 agosto?
Un giorno nel quale non era prevista riunione. Svoltasi invece. In forma «straordinaria» a causa della bomba «Str spa». Ci sta tutto. Ma cosa se ne è ricavato? Alzi la mano chi non ha immaginato che l’assessore avesse scovato un marchingegno, una soluzione che avrebbe permesso la riapertura della cava e il ritiro dei licenziamenti. Doccia fredda: non era così. Allora, da approfondire qualche punto sottovalutato, oppure particolarmente significativo, non calendarizzato nell’«accordo di programma»? Macché.
E dire che quell’incontro aveva fatto sperare, città, politica, imprese, operai. L’assessore, nel comunicato-stampa afferma che la chiusura della cava e i licenziamenti conseguenti non sono materia di sua competenza. Ne prendiamo atto. Ma allora perché ha convocato la riunione del 23 agosto? A che serviva?