Sarà la Sapienza a occuparsi del «ritombamento» delle cave

Davide Russo, vicesindaco di Guidonia Montecelio: «Riqualificazione e progettazione innovativa». Per evitare di abbattere monte Gennaro. O di ricorrere a 10 cantieri come quello della Tav. «Positivo l'incontro in Regione»

Il sindaco Eligio Rubeis (nel 2013) voleva chiudere le cave di travertino. Finì così

Il sindaco Eligio Rubeis (nel 2013) voleva chiudere le cave di travertino. Finì così

Tommaso Verga 23 luglio 2018

di Tommaso Verga
Detriti del terremoto, il camion carica e scarica. Distanza e costo dei due viaggi: duemila euro per i 346,2 chilometri andata-ritorno tra Arquata del Tronto e santuario del Divino Amore (via Appia, Roma). Dove inizia la seconda fase della procedura, che prevede la preliminare bonifica dell’amianto e una sommaria cernita delle macerie. Poi l’automezzo riparte, direzione un deposito-scorie temporaneo. Tutta questa parte dell’attività non è compresa nei duemila euro.
Da Arquata a Tiziana Guida, assessora all’Ambiente di Guidonia Montecelio, geologa. La quale, in una dichiarazione a Colibrì, periodico di riferimento del movimento 5stelle, ha illustrato il «rilievo Lidar messo a disposizione dal ministero dell’Ambiente, che consente di ricostruire la morfologia dei luoghi con estrema precisione». Senonché l’analisi risale al 2008. Tanto che, a suo dire, dieci anni fa «i vuoti di scavo erano pari a 30 milioni di metri cubi, oggi arriverebbero a 50, considerando anche Tivoli. Per dare una dimensione, servirebbero 10 cantieri giganteschi come quello della Tav per mettere assieme tutto quel materiale di risulta».

Il problema del materiale insufficiente per il riempimento

Tra gli imprenditori c’è chi dice (celiando...) che servirebbe monte Gennaro. Tanto il materiale necessario per colmare le cave dismesse, voragini spesso. Una quantità utile pari a… Causa-effetto: che relazione passa tra un ambiente così malridotto e la necessità di tanta portata? Ci si può girare intorno, ma è il vero – ad ogni modo, il principale – problema (ammesso che tutti condividano: «problema» con l’aggiunta «da risolvere». In particolare imprenditori e sindacati).
Che solo a Guidonia Montecelio si traduce, territorialmente, in una superficie occupata di circa 500 ettari dedicati alla pietra, con una cinquantina – una attaccata all’altra – di aziende addette all’escavazione. Alla quale fa pendant il pompaggio dell’acqua, centrale in una agenda che si proponga l’ambizioso proposito del risanamento.


La «vertenza cave di travertino» ha rappresentato l’odg di una riunione in Regione Lazio. Nell’intervista pubblicata il 20 luglio su hinterland.globalist.it, il sindaco Michel Barbet l’aveva anticipato. Stessa data, a far gli onori di casa, Gian Paolo Manzella, assessore allo Sviluppo economico. Obiettivo, un «accordo di programma». Oltre a sindaco e vice di Guidonia Montecelio, Davide Russo, tecnici regionali e organizzazioni sindacali, imprenditori e Comune di Tivoli.

Nell'accordo di programma monitoraggio dei profili ambientali

Intesa raggiunta. Sulle modalità di confronto. Interpretazione che si ricava dalla nota emessa al termine della riunione. La Pisana fornirà «assistenza al Comune nell'esercizio delle competenze ad esso attribuite dalla legislazione regionale. In particolare saranno valutate assieme alla Regione la regolarità delle concessioni e del loro esercizio, il monitoraggio dei profili ambientali e di salubrità, la definizione di un pacchetto per l'internazionalizzazione e la formazione dei lavoratori». Al 30 settembre.


Saranno le Conferenze di servizi ad «accelerare i tempi di valutazione e per consentire ai tecnici comunali di operare nel pieno rispetto della normativa». La collaborazione tra uffici regionali e comunali si estenderà inoltre alla «verifica della correttezza dell’attività di coltivazione della cava e del relativo recupero ambientale». Problema risolto? Nella dichiarazione. Forse.
Perché «coltivazione della cava» «nel pieno rispetto della normativa» pone (per il futuro) un vincolo insuperabile, ovvero escavazione profonda quanti metri –, non si dovrà più spostare monte Gennaro –. Con il «relativo recupero ambientale» (per il passato) che sollecita due sottotitoli: per «ritombamento» si intende «della integrale profondità di scavo» (anche 70-80 metri se non di più), oppure parziale, presupponendo per le «buche agghindate», una destinazione urbanistica ecocompatibile tutta da progettare? In sostanza: ripristino al piano di campagna o a un livello parziale e predeterminato?
Come si vede, si deve dire che – oltre le buone (o artificiose) interpretazioni – la questione quantità dei materiali (e non «qualità») rimane il nodo gordiano. Il fatto è che, al momento, nessuno si dice in grado di ponderare stime, men che meno previsioni attendibili sulle portate. Quindi neppure sui costi.

Una «via di fuga» lastricata da materiali alternativi e reperibili

Conferma il vicesindaco Davide Russo, il più attento alle molteplici difficoltà insite nella «vertenza travertino»: quanti avanzi, macerie, calcinacci – inutile parlare di travertino di risulta, non ce n’è –, per il riempimento? «Si sta avviando una collaborazione a titolo gratuito con la Sapienza. Tema: “Riqualificazione e progettazione innovativa per ritombamenti e sviluppo”» la risposta.
E' l'unica nota positiva. Associata a relativa certezza. Analizzando il «non specificato» si direbbe che l’università stia tracciando una tollerabile «via di fuga» lastricata da materiali alternativi in volumi meno difficili da reperire. Soluzione che consentirebbe al distretto del travertino di rilanciare le attività. Accompagnato da un abito nuovo.