A Tivoli, le Niobidi verso il Quirinale. Resta la memoria perduta di Adriano

Due anni per preparare l'esposizione del gruppo marmoreo rinvenuto a Ciampino con la befana del 2013. Un risultato decisamente sotto le aspettative. Rispecchiato nei bancali-piedistallo in legno tipo-supermercato

Il gruppo marmoreo delle Niobidi in mostra fino al 23 settembre nel Santuario di Ercole Vincitore

Il gruppo marmoreo delle Niobidi in mostra fino al 23 settembre nel Santuario di Ercole Vincitore

Tommaso Verga 26 agosto 2018

di Tommaso Verga


A Tivoli ci si è dimenticati di Adriano, l'imperatore calato a Roma 1900 anni fa, stessa data di apposizione della prima pietra dell'omonima Villa. Ma anche il personaggio di un romanzo, versione più comoda che non obbliga a impegni né provoca distrazioni. Ora le attenzioni sono rivolte a un corso di yoga. Di successo. Controverso, discussione aperta con quanti lo giudicano un sacrilegio: «Davvero? Lo yoga nel Santuario di Ercole vincitore? In un luogo consacrato?». Per gli antichi non certo per gli odierni. Che altro non sono riusciti a escogitare per riempire di vitalità quel multifunzionale contenitore della Storia dell’Uomo. Tiburtino e ben oltre.


Il corso è patrocinato dal «Va.Ve.», acronimo che sta per «Istituto Villa Adriana e Villa d’Este» (ma comprendente anche il Santuario), «azienda» fondata il 1° settembre 2016 da Dario Franceschini, il ministro che ha prestato costante attenzione al sistema locale dei beni culturali.
Nel quale un particolare riguardo è stato riservato proprio al Santuario di Ercole vincitore. Beneficiato a fine settembre 2017 di un finanziamento di 13 milioni (seppure strabico non il primo né il solo), destinato alla realizzazione di un auditorium e di un parcheggio (a proposito: il decreto prevede che i lavori inizino il 1° gennaio 2019 per concludersi entro il 2021).
Per l’occasione, Andrea Bruciati, direttore del «Va.Ve.», soffermandosi sulle prospettive del tempio, diretto a un contraddittore ignoto ribadiva che il monumento riveste «il ruolo di cantiere culturale attivo, di struttura ponte fra passato e presente, che rappresenta un modello alternativo di sviluppo sostenibile per il futuro».
In un «modello alternativo» indubitabilmente le sedute ci stanno tutte – nell’invito si puntualizza «necessario portare un tappetino personale per la pratica» –. Quanto allo sviluppo sostenibile, da più parti da tempo si auspica un cenno a tutt'oggi mai espresso su un mausoleo dedicato all’archeologia industriale capace di recuperare l’identità antica e proiettarla nel futuro.
Ritornando al presente, ancora un mese e per il Va.Ve. si chiude la stagione. Segnata dalla mostra delle Niobidi e dal «Dimmi che non vuoi morire», l'estroverso logo. Che cesserà il 23 settembre Quando tutto verrà «smontato». Nuova destinazione, Quirinale. Che avrebbe riservato al gruppo marmoreo un «trattamento» adeguato alla rilevanza, l’assegnazione della medaglia d’oro com’è stato per i Bronzi di Riace.
A fronte della considerazione mostrata fuori del luogo per la riscoperta, il giudizio sull’esposizione di Tivoli non supera l’esame. Si consideri che le Niobidi – il gruppo più rappresentativo tra le statue, dissepolto a Ciampino nel 2013, un dono della befana – erano custodire al Santuario da due anni.
Non è mancato quindi il tempo necessario ad apparecchiare l’esposizione.
Che dire allora dei piedistalli – nella patria del travertino – costituiti da bancali in legno tipo-supermercato? O del «color terra» del marmo bianco non restaurato? O dell’assenza della rappresentanza della città che ha portato alla luce il gruppo marmoreo? A mostrare una preparazione che nonostante i due anni ha messo in «mostra» vistose carenze. Né si può dire che la collocazione temporale – il bimestre luglio-agosto –, abbia favorito la «consumazione», con l’aggiunta che non s’è illustrata compiutamente la portata dell’evento. Tanto che – farà fede il resoconto del «botteghino» inaugurato per l’occasione – il numero di visitatori dovrebbe risultare non conforme alle aspettative.


L’appuntamento era compreso – a quanto si apprende in forma rigorosamente anonima – in un «quartetto» di impegni. Oltre alla mostra sulle Niobidi, l’attesa era per il trasferimento a Tivoli di «Il Tesoro di antichità. Winckelmann e il museo Capitolino nella Roma del Settecento», conclusa il 22 aprile nella capitale. Il Va.Ve. avrebbe colto l’occasione per l’imprescindibile celebrazione di Pirro Ligorio. Ma soprattutto, dai custodi della sua residenza, nella ricorrenza dei 1900 anni dell’arrivo a Roma (118-2018) e dell’inizio della costruzione di Villa Adriana, ci si attendeva una «dedica» all’imperatore Adriano. In mancanza, Giuseppe Proietti, il sindaco di Tivoli, nome «pesante» nella storia dei beni culturali, un suggerimento lo poteva offrire. Non è stato così. Ci si consolerà con le «Memorie». Per non cessare di ricordare non solo il personaggio di un romanzo.