Dieci arresti a Gela concludono la scalata del clan Rinzivillo al vertice di Cosa nostra

Il piano della «famiglia»: il controllo del mercato dell'ortofrutta da Catania a Fondi, da Guidonia a Milano. Quindi l'Europa. E traffico di stupefacenti con vendita d'armi tra Italia e Germania

Controlli dei carabinieri all'interno dell'operazione «Druso-Extra Fitness» dell'anno scorso

Controlli dei carabinieri all'interno dell'operazione «Druso-Extra Fitness» dell'anno scorso

di Tommaso Verga



Non si era completata con la cattura dei «delegati tedeschi» l’offensiva dello Stato contro il clan Rinzivillo di Gela. È di 10 arresti il bilancio dell'operazione odierna degli agenti della squadra mobile di Caltanissetta e del commissariato di Gela. L'ordinanza di custodia cautelare ha raggiunto soggetti, a vario titolo, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla detenzione, traffico e spaccio di stupefacenti, alterazione di armi giocattolo o a salve rese adatte a sparare e vendita e cessione di armi da sparo. Contestata l'aggravante di avere commesso i fatti al fine di agevolare Cosa nostra gelese e sul resto del territorio siciliano. 

Al vertice dell’organizzazione, Salvatore Rinzivillo, 58 anni, arrestato il 4 ottobre d’un anno fa perché accusato di essere a capo del mandamento. Fratello di due condannati al 416bis, in stretti rapporti con i Madonia e i corleonesi di Totò Riina. 
Con quelli di oggi, dovrebbe essersi completato il mosaico tratteggiato all’indomani della conclusione dell’operazione «Druso-Extra Fitness»: 37 arresti di componenti la cosca distribuiti in molte regioni italiane (Sicilia, Lombardia, Lazio, Emilia  Romagna, Piemonte, Sardegna, Abruzzo) e, appunto, in Germania, nei land di Baden-Wüttemberg e della Renania-Westfalia.

I «DELEGATI TEDESCHI». Arrestati il 25 ottobre appena sbarcati al «Leonardo da Vinci» di Roma, Paolo Rosa e il nipote Ivano Martorana, entrambi di Gela, pendolari tra Colonia e Karlsruhe, catturati dalla polizia federale tedesca (la “Bundeskriminalamt”-Bka) in collaborazione con la guardia di Finanza romana e la squadra mobile di Caltanissetta. Ai due, Salvatore Rinzivillo aveva assegnato il compito di organizzare traffici di droga tra i due Paesi, nonché di verificare la fattibilità di investimenti nelle costruzioni e nel comparto alimentare, anche attraverso la grande distribuzione e il commercio di autoveicoli di grossa cilindrata.
 



LA FILIERA DELL’ORTOFRUTTA. Altro «delegato» – di maggiore levatura, in sostanza il «vicecapo» – Santo Valenti, imprenditore nell’ortofrutta nel Car, il Centro agroalimentare di Guidonia Montecelio, all’interno del quale avrebbe fatto pesare l’appartenenza e la contiguità con il vertice della cosca mafiosa.
La struttura della banda prevedeva che a Salvatore Rinzivillo facesse capo il «Mof» (l’ortofrutticolo di Fondi), e a Santo Valenti il «Car» (l’agroalimentare di Roma). Tappe intermedie di una filiera che avrebbe dovuto collegare il «Maas» di Catania (Mercato agroalimentare Sicilia) alla «Sogemi» di Milano.



In sostanza, non soltanto il possesso delle attività, ma anche (se non soprattutto) la formazione dei prezzi frutta-verdura-pesce per l’intero mercato europeo e non solo. Base operativa di entrambi, Roma. Città di origine, Gela. Non esclusi rapporti con i Madonia e i corleonesi di Totò Riina.

I TRASCORSI DI INZERILLO A GUIDONIA. Del 41enne (all’epoca) Salvatore Rinzivillo, si ricorderà l’arresto di sedici anni fa a Guidonia Montecelio, dopo che l’uomo era riuscito ad eclissarsi a seguito della sentenza emessa dalla corte di assise d’appello di Milano, che lo aveva condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’avvocato Antonio Mirabile. Il legale venne ucciso a Gallarate, in provincia di Varese, il 17 maggio 1989, nel centro abitato e in pieno giorno, con modalità da classica esecuzione mafiosa. Il boss venne rintracciato a Guidonia mentre stava telefonando da una cabina pubblica.

La famiglia di Salvatore Rinzivillo è stata protagonista della faida contro i rivali Emmanuello per la spartizione del territorio tra Vittoria e Gela, scontro che provocò una lunga serie di delitti. Tra le vittime anche due fratelli dei Rinzivillo, Francesco e Giuseppe. A Gela il 27 novembre 1990 in una strage vennero uccise otto persone e altre sette rimasero ferite. A Vittoria invece il 2 gennaio 1999 furono assassinati cinque uomini.