Il «ministro» Salvini va a caccia di migranti. E intanto a Roma si spara

Due operazioni in una settimana consentono il sequestro di oltre 200 chili di cocaina olandese tra San Basilio e Tor Bella Monaca. Al 41bis i «regolatori» si riscontra l'ingresso degli albanesi nel mercato romano della droga

Controlli dei carabinieri a Tor Bella Monaca

Controlli dei carabinieri a Tor Bella Monaca

Tommaso Verga 9 agosto 2019
di Tommaso Verga
Quello che si verifica osservando Roma può stupire chi non conosce la città e le dinamiche relative al crimine organizzato. E' sempre stato un alias Matteo Salvini. Seppure definito per brevità ministro degli Interni – fino a ieri appellato così anche dai fans 5stelle – sotto il profilo istituzionale l'attività principale ha riguardato la «caccia ai migranti» – caccia non cacciata – scovati quale che fosse la provenienza. Le ong, il muro dai Balcani, la Libia, i rimpatri, tutte chiacchiere propagandiste che hanno contrassegnato l'anno di governo. E che, al confronto con la realtà, cozzano fragorosamente. Per fortuna, le forze dell'ordine per la grande maggioranza obbediscono al loro giuramento indifferenti alle ciacole del leghista e alle sue tentazioni peron-sovraniste.
Il primo agosto 200 chili di cocaina, pistole e un fucile d'assalto. Il 7, a distanza di una settimana, sempre cocaina, altra montagna, 3,360 kg. Il nesso non riguarda soltanto il tipo di stupefacente (di primissima qualità, provenienza Olanda) ma un altro paio di cose, i luoghi dell'accaduto, la nazionalità degli spacciatori: Tor Bella Monaca e San Basilio, «insidiate» dagli albanesi. Nella veste di fornitori, non di gregari delle famiglie. La rivelazione non ha riguardato certo i due quartieri della periferia a sudest di Roma, quanto l'identità degli spacciatori, una autentica novità. La constatazione: sulla «piazza» romana si sta aprendo un nuovo capitolo, quello degli «albanesi».
Un inedito. Perché a Roma e nei paraggi si sono accampati tutti: mafia, 'ndrangheta (in misura preponderante), i casalesi (interessati al versante sud, Eur in particolare), ma di albanesi non soltanto nella capitale ma nella regione, quantomeno ripercorrendo a ritroso i tempi recenti, non se ne era mai sentito parlare. Nemmeno nei rapporti di polizia. Nessun cenno nel corposo riepilogo pubblicato dalla Dia (la Direzione investigativa antimafia) relativo ai due semestri dell'anno 2018. A principiare dalle attività nel mercato della droga (a memoria, qualcosa si rammenta negli anni Ottanta del secolo scorso, perlopiù a causa dei morti dovuti all'eroina).
Oggi, la differenza è che l'interesse non deve fare i conti con la «regolamentazione» introdotta ai tempi del sindaco Alemanno (la persona non c'entra, solo per indicare il periodo: si era nel 2011) onde evitare che i «regolamenti di conti» annotati frequentemente dalla cronaca in tutti i quartieri, raggiungessero mete incompatibili per le stesse famiglie, da «guerra per bande». Fu così che ci si accordò sulla nomina del «regolatore».
Che esperti e studiosi di «nera» indicarono in Massimo Carminati. Vero o no, è un fatto che di omicidi lungo i marciapiedi se ne persero tracce. Riapparse in contemporanea agli episodi di San Basilio e Tor Bella Monaca. Luoghi dei quali si ignora un secondo compito, essenziale e decisamente remunerativo nella filiera della «macchina-droga», lo spaccio minuto rende se compatibile con l'immagazzinaggio della coca per l'intera capitale. Altro punto di domanda: chi provvede alla distribuzione?
Perché, tra i motivi dell'ingovernabilità, c'è il venir meno sulla «piazza» romana pure dei Casamonica, anch'essi al 41bis, non sostituiti dai Di Silvio tutt'oggi acerbi alle questioni della capitale. 
Il «regolatore» che non c'è, altrettanto i Casamonica, l'aggiunta inoltre del cambio della guardia a Palazzo di giustizia per l'andata in pensione di Giuseppe Pignatone, per quanto non simpatico ai proprietari dell'altro «palazzo delle sentenze» quotidiano, memoria storica di anni segnati da un ben accolto protagonismo della magistratura – si pensi a Mafia capitale –, in precedenza dipinta rinchiusa nel «porto delle nebbie». Tutti aspetti che portano a immaginare ben attenta l'attenzione non soltanto degli uomini in divisa – che davvero non manca – ma degli altri, i protagonisti della politica. Così non è stato così non è. Tutta colpa delle ong. L'ha detto Salvini.