Con quello di Cave, in provincia di Roma, 16 femminicidi da inizio anno

Un diverbio, l'ennesimo, in previsione della separazione. «Segnali di litigi, comunicati ai carabinieri o all’autorità giudiziaria, avrebbero potuto impedire l’omicidio» dice Francesco Menditto, il procuratore di Tivoli

La palazzina dell'omicidio di Cave

La palazzina dell'omicidio di Cave

Redazione 8 maggio 2019
Ancora un femminicidio. Il terzo in venti giorni, 16 dall'inizio dell'anno. La media di quasi uno a settimana. Frequenza frequente che ha consigliato i redattori a inserire il neologismo nei dizionari della lingua italiana. Storie che iniziano nella passione e si concludono con la morte nell'ambito familiare: coniugi, fidanzati, amanti. L'ennesima si è consumata in via delle Noci, a Cave, un piccolo Comune di 10mila abitanti in provincia di Roma, circondato dai boschi dei Monti Prenestini. Motivo, una lite causata dalla separazione tra i coniugi.
A mezzogiorno, i vicini odono colpi di pistola. Indirizzati contro Carmen V., 45 enne, di origine romena. A sparare Antonio B., il marito, 59 enne, autotrasportatore e volontario della Croce rossa ad Olevano Romano. Un matrimonio che comincia a scricchiolare, dagli screzi si passa facilmente alle discussioni e poi alle liti. L'ultima ieri poco prima di pranzo, intorno alle 12, quando i vicini avvertono il rumore degli spari.
Intervengono i carabinieri del nucleo investigativo del gruppo di Frascati, per procedere ai necessari rilievi, e quelli della locale compagnia di Palestrina per ricostruire nel dettaglio la dinamica del delitto. Trovano «l'uomo ancora con la pistola in mano». Non oppone resistenza e si consegna ai militari. Entrambi avevano figli nati da passati matrimoni. Nel condominio per l'intera giornata cala il silenzio. Davanti al cancello stazionano i carabinieri, mentre qualche passante chiede informazioni. Secondo quanto si è appreso, l'omicida deteneva legalmente l'arma in casa, per uso sportivo.

Francesco Menditto, procuratore della Repubblica di Tivoli
«Ad ogni segno di lite familiare, i vicini avvertano i carabinieri»



Francesco Menditto è il procuratore della Repubblica di Tivoli (Cave e Monterotondo, dove risiede il giovane che ha sparato ai ladri entrati nella sua abitazione fanno parte della circoscrizione del tribunale tiburtino): «Si è accertato che non risultano denunce o querele presentate dalla donna ai danni dell’uomo – dice –, né segnalazioni di soggetti pubblici o privati o interventi dei carabinieri per violenze fisiche o morali ai danni della donna, né procedimenti tra i coniugi innanzi al tribunale di Tivoli di separazione o di altra natura».
Va precisato che il magistrato ha sempre mostrato particolare attenzione al fenomeno degli abusi, al punto di vietare a un ex-detenuto di Rebibbia condannato per violenze sulla consorte, di risiedere nelle città frequentate dalla ex moglie. Sotto l'aspetto «pratico», per sua iniziativa, l'apertura a Tivoli di uno «sportello» dedicato esclusivamente alle donne maltrattate.
«Sono in corso le indagini per accertare ogni dettaglio dell’omicidio, che ben può essere definito femminicidio (trattandosi dell’uccisione di una donna in un contesto familiare) e per verificare se vi fossero stati segnali di qualunque natura che – dal procuratore un consiglio forse una raccomandazione – se comunicati ai carabinieri o all’autorità giudiziaria avrebbero potuto impedire l’omicidio che non può essere ricondotto a una mera e isolata lite familiare».