«Clandestini» e droga: il triangolo Albania, Italia, Gran Bretagna. Operazione carabinieri-Scotland Yard

Tra Guidonia Montecelio e Fonte Nuova la base operativa della «banda degli albanesi» nella provincia di Roma. Documenti falsi e stupefacenti. Diciotto gli indagati: undici in carcere, 2 ai domiciliari, cinque con obbligo di firma

La sintonia tra carabinieri e Scotland Yard nell'«operazione banda degli albanesi» di questa mattina

La sintonia tra carabinieri e Scotland Yard nell'«operazione banda degli albanesi» di questa mattina

Tommaso Verga 8 aprile 2019
Due i «filoni» d'indagine. Il “classico”, relativo allo spaccio di stupefacenti, e il secondo, centrato sull'immigrazione clandestina. Il più preoccupante.
Diciotto persone indagate. In gran parte di etnia albanese. Undici in carcere, due agli arresti domiciliari, cinque sottoposte all'obbligo di firma. Tra Guidonia Montecelio e Fonte Nuova la base operativa nella provincia di Roma.
Le ipotesi di reato, a vario titolo: associazione per delinquere, traffico internazionale di stupefacenti tra Italia, Albania e Gran Bretagna, porto abusivo di armi da guerra, immigrazione clandestina.
Così il resoconto «numerico» relativo alla «banda degli albanesi», messa sotto scacco stamattina dai carabinieri della compagnia di Frascati d'intesa con i colleghi londinesi di Scotland Yard, a seguito dell'ordinanza di misura cautelare del gip del tribunale di Roma su richiesta della Dda (Direzione distrettuale antimafia) della procura della Repubblica di piazzale Clodio.
LE INDAGINI. L'organizzazione gestiva il traffico di marijuana proveniente dall'Albania. Il rifornimento destinato non solo al mercato della capitale ma anche a un'altra banda, «ponte» tra l'Italia e l'Inghilterra, inoltre impegnata nel traffico di clandestini albanesi verso la Gran Bretagna.
MARIJUANA, HASHISH, COCAINA, EROINA. Le indagini hanno portato al sequestro oltre 150 kg di marijuana e decine di dosi di cocaina ed eroina. Nel corso delle fasi operative di questa mattina i militari hanno rinvenuto nell'abitazione di uno dei destinatari delle misure cautelari, 4 chili di marijuana, custodite all'interno di una valigia posta sul davanzale dell'abitazione, e nel bagagliaio dell'auto 4 panetti di hashish da 100 grammi l'uno.
LA BASE. La base dell'organizzazione era dislocata in provincia di Roma, tra i comuni di Guidonia e Fonte Nuova, ed era gestita da soggetti che, sfruttando le conoscenze di altri connazionali già residenti da anni nel nostro Paese, si muovevano all'interno dell'intera provincia contattando i vari pusher con i quali perfezionavano gli accordi per la fornitura degli stupefacenti.
LE INTERCETTAZIONI. Le indagini, sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno consentito di individuare gli acquirenti e di testimoniare le diverse compravendite di marijuana. Nel corso di uno dei servizi di pedinamento, è stato possibile sequestrare al vertice della banda un grande quantitativo di marijuana nonché un fucile mitragliatore AK-47, di fabbricazione estera, detenuto insieme ad altro materiale utilizzato per l'attività illecita.
L'attività investigativa ha permesso di individuare i canali di approvvigionamento di sostanze stupefacenti che dall'Albania giungevano in Puglia, e che successivamente venivano trasportate all'interno di autovetture a Roma.
I CLANDESTINI. La parte più «delicata» ma principalmente preoccupante dell'operazione congiunta tra carabinieri e Scotland Yard di questa mattina.
Nel corso delle indagini, è stata appurata l'esistenza di un secondo gruppo criminale – si legge nelò comunicato dell'Arma –, collegato al primo, formato da diversi soggetti albanesi e da un cittadino italiano residente in provincia di Napoli, ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata ad agevolare l'immigrazione clandestina. Sul piano operativo, il gruppo si occupava di entrambe le «piazze», Italia e Inghilterra: qui l'organizzazione si occupava di trovare una sistemazione al cittadino irregolare, il tutto per un lauto compenso.
A precedere, l'organizzazione aveva ospitato nel nostro Paese cittadini albanesi sprovvisti di documenti. I quali, dopo essere stati accolti in bed & breakfast, venivano accompagnati in Inghilterra con documenti alterati. In particolare, venivano utilizzati documenti intestati a cittadini italiani, sui quali veniva apposta la foto del soggetto interessato, somigliante per caratteristiche somatiche a quanto riportato sul documento.
Grazie alla collaborazione tra carabinieri e Scotland Yard, è stato possibile identificare una donna albanese giunta all'aeroporto di Londra, utilizzando una carta d'identità intestata ad una cittadina italiana. Con lei, l'accompagnatore messo a disposizione dall'organizzazione.
Immigrazione clandestina e terrorismo. Dalla Campania. Relativamente all’interesse dei clan per i clandestini, sfruttati anche nel lavoro nero, costituisce la conferma, fosse necessario, della relazione in proposito del Dis (il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza): «La Campania si conferma centrale della contraffazione per i terroristi – si legge nel documento –. Spaccio di droga, i social nuove piazze virtuali.
«Per quanto concerne l’immigrazione clandestina, sono emersi puntiformi tentativi – scrive il Dis – di ingerenza nel sistema di accoglienza da parte di soggetti vicini ad organizzazioni criminali autoctone, anche in relazione alla possibilità di intercettare cospicui finanziamenti pubblici. Parimenti, è stata evidenziata, principalmente in area campana, la disponibilità di alcuni clan a fornire supporto logistico ai migranti, essenzialmente nel procacciamento di documenti contraffatti. Peraltro, gli stessi migranti costituiscono bacino di reclutamento sfruttato tanto dai circuiti malavitosi nazionali, specie per attività lavorative in nero, quanto, in maniera più strutturata, da sodalizi stranieri».
La «pista» dell'11 settembre. Non solo gli immigrati. «Come sospettato fin dall’11 settembre 2001, le centrali campane sembrano triangolare col radicalismo islamico. Uno dei primari ambiti di contaminazione tra circuiti criminali e terroristici, trasversale alle direttrici fin qui considerate – afferma la relazione –, rimane l’approvvigionamento di documenti di identità e titoli di viaggio.
«La falsificazione documentale, infatti, ha svolto, anche nel 2018, un ruolo essenziale nelle dinamiche di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, rappresentando uno dei principali fattori di vulnerabilità in ambito europeo. Il tema ha costituito oggetto di dedicata attività intelligence: sul fronte esterno, con riguardo soprattutto alle citate reti di facilitazione basate nei Balcani; sul territorio nazionale, con specifico riferimento alla piazza campana, tradizionale bacino di approvvigionamento per soggetti e gruppi della più disparata matrice, inclusa quella jihadista».
Infiltrazioni e «saldatura». Su questo punto, però, i servizi segreti italiani ipotizzano saldature tra fenomeni diversi: «Serrata vigilanza – avverte il Dis – è stata riservata al rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori». Infatti, più volte segnalato «sul piano informativo, tale pericolo è stato confermato da sviluppi investigativi che hanno attestato l’utilizzo – per altro sporadico e non strutturale – dei canali dell’immigrazione clandestina per il trasferimento in Europa di estremisti sub-sahariani».