Altro giro di mazzette: più lontana la costruzione dello stadio della Roma

Con gli arresti di Marcello De Vito e del suo "procuratore" Camillo Mezzacapo, e le indagini sull'assessore Daniele Frongia, il movimento 5stelle per difendersi torna alla «giustizia fai da te» contro gli avversari politici

Marcello De Vito con Beppe Grillo

Marcello De Vito con Beppe Grillo

Tommaso Verga 22 marzo 2019
di Tommaso Verga
La domanda. Semplice semplice: se tutto è a posto (come dicono dal Campidoglio) per quale motivo bisogna steccare le «mazzette»? Le «operazioni» sulle quali pesa il do ut des messo in luce dalla procura capitolina si dicono tre. In realtà ne mancano almeno altre due. L'elenco completo: mercati generali; fiera; piani di zona; albergo a Trastevere. E stadio della Roma. Che per il suo impatto non soltanto mediatico costituisce la spina dorsale che unisce le diverse puntate dell'inchiesta in corso.
Perché, ad ogni incaglio, dallo «spiffero» ai ripetuti arresti, il rassicurante «lo stadio si farà» è diventato «rito», via via assumendo le sembianze di un unguento medicamentoso indirizzato ai romani e in particolare ai romanisti.
Quattro righe, dal post di Virginia Raggi di metà giugno dell'anno scorso: «Lo stadio a Tor di Valle è sempre più vicino. Stiamo lavorando senza sosta per accorciare i tempi e realizzare questa grande opera che porterà nuovi posti di lavoro e migliorerà la vita nel quadrante sud della città» https://goo.gl/ALrCrD  #unostadiofattobene
Honi soit qui mal y pense, nessuno intende mettere in discussione men che meno in dubbio la linearità della sindaca. «Lavorando senza sosta» non s'è accorta di nulla. Compito semmai dei suoi sodali che non l'hanno aggiornata su quel che stava accadendo. Negli assessorati del Palazzo Senatorio. Così come nei palazzi più vicini.
In altri momenti, se sulla sua poltrona attuale fosse seduto qualcun altro – poniamo: «Ignazio Marino» –, «Virginia Raggi di opposizione» avrebbe detto «non poteva non sapere». Un aforisma in ragione del quale sarebbero piovuti interrogazioni, titoli sui giornali, approfondimenti nei talk show. Immaginarsi cosa sarebbe venuto fuori se «Ignazio Marino» avesse sistemato al vertice dell'Acea, l'azienda multiservizi romana, Mr Wolf Luca Lanzalone, un avvocato sceso da Genova via Livorno – la via dell'acqua –, per risolvere i problemi del progetto dello stadio a Tor di Valle per il quale è finito arrestato con l'accusa di corruzione.
Per non dire della baraonda che ne sarebbe uscita se «Ignazio Marino» non avesse obiettato nulla sull'assegnazione di migliaia di euro di crediti da recuperare da parte della stessa azienda all'avvocato Camillo Mezzacapo (p.s.: si tratta, secondo le due pm, del socio operativo di Marcello De Vito).
Due capitoli sui quali Virginia Raggi avrebbe dato il «via libera» spassionato alla giustizia grillina affinché venisse decapitato il soggetto-oggetto delle indagini, lui e i suoi parenti fino al grado più lontano.
Il problema è che, a differenza del passato, stavolta il m5s s'è trovato a dover giudicare due «soggetti non estranei». Così, Marcello De Vito è stato espulso seduta stante (da Luigi Di Maio: in attesa di sapere se è vero che in nome del non-statuto il provvedimento illegittimo è stato revocato e la decisione rimessa ai probiviri), mentre l'indagato da quasi un anno Daniele Frongia se l'è cavata con l'autoremissione delle deleghe assessorili.
Poteva farne a meno visto che Di Maio l'ha già assolto: «Gli avvocati mi dicono che la sua posizione verrà archiviata» la formula. Ripetuta questa mattina in tv. Straordinario! Ma cosa si addebita a Frongia? Dice Parnasi di aver chiesto all'assessore grillino il nome di una persona per il ruolo di responsabile delle relazioni istituzionali in una delle sue aziende.
Il richiamo alle modalità processuali rende di difficile giustificazione il verdetto firmato Di Maio. Che sarà pure il capo politico ma proprio per ciò non può tra-lasciare la norma barbara del suo non-statuto sulla sufficienza di un avviso di garanzia per essere sottoposto a istruttoria disciplinare del tribunale grillino.
Regola non cancellata ma che, da quand'è al governo, il partito adopera soltanto contro gli avversari.
Ad esempio, un posto di lavoro da Parnasi venne chiesto da Michele Civita per il figlio. Se l'assessore laziale avesse preventivato la lapidazione non l'avrebbe nemmeno pensato. C'è una differenza: è stato Parnasi in questo caso a porre la richiesta. Ma l'assunzione non si concretizzò, l'imprenditore venne arrestato prima. Non risulta che Davide Frongia abbia declinato.
E' di questi giorni il «richiamo alle origini» del moVimento con adeguato accompagnamento di borborigmi contro Nicola Zingaretti. E' soltanto una voce l'indagine che da oltre un anno interessa il presidente della giunta regionale del Lazio senza approdare a nessuna conclusione? Lo arrestano? lo rinviano a giudizio?
In proposito, a Di Maio gli avvocati non hanno rivelato nulla. Magari dirà che al suo partito la cosa non interessa. Non è vero. Perché è sufficiente scorrere i blog dei 5stelle per abbeverarsi a insulti, improperi, maledizioni, auguri di ogni mal di Dio e chi più ne ha ne metta. Poniamo che effettivamente Zingaretti sia oggetto di una indagine. Come Frongia...
Non solo stati d'animo, giochi proibiti e via dicendo. Perché in questa partita si gioca davvero il risultato finale. Che dipende dalla risposta a una domanda: ma perché il giro di mazzette? Sullo stadio della Roma, non era tutto a posto? Oppure: in questa parte dell'inchiesta l'impianto sportivo non c'entra, l'istruttoria s'è conclusa a giugno del 2008. Potrebbe essere. Non la pensa così Paolo Berdini, l'ex assessore identificato dai grillini come l'alfiere della legalità cacciato dal Campidoglio e dimessosi a febbraio del 2017.
Nel suo Polvere di stelle, un libro-denuncia, Berdini definisce l’avvocato Lanzalone come il sesto sindaco supplente (ovvero il terzo sindaco vicario estraneo al Movimento) che «ha legami con il mondo finanziario globalizzato, insofferente a ogni tentativo di regolare il governo urbano. In pochi mesi, il m5s ribalta le posizioni con cui si era presentato alle elezioni: gli impegni presi con gli elettori sono stati stracciati utilizzando un grande esperto di banche. A conti fatti in breve tempo c’è stata la restaurazione degli eterni poteri romani e di quelli globalizzati».
«Lo stadio a Tor di Valle è sempre più vicino». Affermazione audace, forse intempestiva. Sicuramente assente nello studio sulla mobilità illustrato dal Politecnico di Torino. Dicasi altrettanto se la giunta e Virginia Raggi non dovessero continuare.