Da Guidonia a Rebibbia: in tredici scendono dalla Torre 18 di Collefiorito

Stamattina all'alba blitz antidroga dei carabinieri: la «fabbrica della cocaina» funzionava 14 ore al giorno, con giovanissimi pusher retribuiti, ai quali era anche garantita l'assistenza legale. La «sede» difesa da telecamere e sensori

Le Torri di Collefiorito a Guidonia Montecelio

Le Torri di Collefiorito a Guidonia Montecelio

Redazione 4 marzo 2019
(t. ve.) Anche telecamere e sensori di movimento a garantire da incursioni di carabinieri e polizia. Stavolta evidentemente non sono serviti, la Torre 18 è stata espugnata. Alle 10.30 un corteo di autovetture dell'Arma sulla Tiburtina ha fissato la conclusione dell'operazione: 20 denunce, 13 arresti (8 in carcere, 5 ai domiciliari), contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
Ad eseguire l'operazione, la Compagnia carabinieri di Tivoli a seguito di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Roma su richiesta della Dda, la direzione distrettuale antimafia, della locale procura della Repubblica.
Lo stipendio settimanale agli «operai», occupati su più turni al fine di garantire l'apertura della piazza di spaccio per 14 ore al giorno, con la garanzia dell'assistenza legale nel caso di «infortuni giudiziari». L'area, sull'esempio della limitrofa San Basilio, era presidiata da vedette con compiti di 'vigilanza' e attrezzata con impianti tecnologici di sorveglianza quali telecamere e sensori di movimento utili a rilevare presenze di appartenenti alle forze dell'ordine. Tutto nella sede della «fabbrica della cocaina», la Torre 18, uno dei palazzoni delle case popolari di via Rosata a Collefiorito, quartiere di Guidonia Montecelio.
Tutti italiani i componenti della banda. Un capo di 28 anni; un luogotenente, di 27, a coordinare e controllare i pusher; il terzo, 31 anni, addetto alla preparazione delle dosi. A seguire, giovani pusher, anch'essi italiani, organizzati e disciplinati, ai quali venivano affidati specifici incarichi quali 'rette', vedette, trasportini e spaccio al dettaglio.

Così attrezzata, la «fabbrica» di Collefiorito s'era trasformata in una vera e propria 'piazza' di spaccio, che è riuscita nel tempo ad affermarsi come uno dei più grandi supermarket della cocaina dell'area tiburtina. La tracotanza del sodalizio, operante in strada, di fronte all'istituto comprensivo Montelucci, è giunta al punto tale da vantare un vero e proprio controllo militare del territorio. Tante le segnalazioni dei genitori che accompagnavano i figli minori a scuola.
A ciò si aggiunge il fatto che gli indagati hanno sempre potuto contare sulla collaborazione di molti condomini, utilizzati come «deposito» dei proventi dello spaccio per eludere l'azione degli investigatori in caso di perquisizioni domiciliari.
L'indagine, diretta dal sostituto procuratore Gabriele Iuzzolino, della procura di Tivoli, ha avuto inizio alla fine di giugno del 2017. Nel corso dell'attività venivano riscontrati tutti gli elementi propri di una vera e propria organizzazione criminale, pertanto i dati raccolti confluivano in un nuovo procedimento penale incardinato dal sostituto procuratore Corrado Fasanelli presso la Dda di Roma
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Oltre agli 8 arresti in flagranza, sono stati segnalati al prefetto 105 assuntori e sequestrato circa 1 kg di cocaina per un complessivo di quasi 1.000 dosi confezionate singolarmente. Sequestrata anche una pistola. Oltre ai membri del sodalizio 20 persone sono state altresì denunciate in stato di libertà per favoreggiamento personale. Numerose le perquisizioni domiciliari delegate e di iniziativa che i carabinieri hanno eseguito a carico di altrettanti soggetti ritenuti vicini al sodalizio criminale.