Ultrà della Lazio e un poliziotto: 7 rapine oltre la banca di Villa Adriana

Questa mattina messa la parola «fine» alle gesta e alla storia della banda. Istruttoria e indagini condotte unitariamente da carabinieri e polizia di Stato. Un «colpo» al mese la «media»

La tentata rapina alla banca di Villa Adriana il 7 novembre 2017

La tentata rapina alla banca di Villa Adriana il 7 novembre 2017

Tommaso Verga 26 gennaio 2019
di Tommaso Verga
Sono trascorsi meno di due anni ma stamattina è stata messa la parole «fine» all'attività e all'organizzazione criminale, grazie al lavoro svolto in simbiosi da carabinieri e polizia di Stato, coordinati dal procuratore aggiunto Lucia Lotti, del Gruppo reati contro il patrimonio dalla procura della Repubblica di Roma. Componenti della banda, alcuni ultrà della Lazio e un poliziotto.
A condurre alle origini della trama ed ai soggetti e «profili professionali», la spettacolare rapina tentata il 7 novembre 2017 a Villa Adriana, in via Rosolina, ai danni della «Centro Lazio». In quel frangente, vennero arrestati in flagranza di reato O. F., di 50 anni, e M. M., romani; O.C. di Guidonia Montecelio, entrambi di 46 anni, tutti con precedenti per reati contro il patrimonio, P. G., 41enne incensurato romano, e C.S. di 46 anni, già noto alle forze dell'ordine a causa di precedenti in materia di stupefacenti: l'uomo, fino a poco prima poliziotto della Scientifica, aveva il compito di intercettare le radio delle forze dell'ordine durante i colpi. Tutti vennero «beccati» con parrucche, occhiali e cappelli, armati di pistole e coltelli.
Di seguito, indagini e approfondimenti hanno condotto a individuare l'addebito ai cinque dell'esecuzione di otto rapine, tutte ai danni di banche della capitale: a Monteverde, Ponte Milvio, Olgiata, Cecchignola e Montesacro, negli otto mesi compresi tra marzo e ottobre 2017: una sorta di rifornimento mensile (sono incluse nella media le tre solo tentate, mentre un'altra va catalogata «fuori sede», ad Alba Adriatica, in provincia di Teramo).
Stando alle risultanze (e alle modalità della rapina di Villa Adriana) si trattava di una banda decisamente ben organizzata, nella quale ognuno obbediva a compiti ben definiti, dalla «copertura di fuoco» all’esterno della banca, all'ex poliziotto incaricato di allertare i complici ascoltando le comunicazioni radio collegato alle frequenze delle forze dell’ordine.
Nella rapina alla «Centro Lazio», la fuga dei due «pali» a bordo di un'autovettura rubata causò inoltre l'investimento di un carabiniere intenzionato ad arrestare la marcia. La corsa dei malviventi veniva interrotta più avanti da due equipaggi della polizia che riuscivano a sbarrare la strada frapponendo i loro mezzi, oltre che esplodere alcuni colpi a scopo intimidatorio.
Mentre sono in corso le istruttorie per gli altri sette reati analoghi commessi nel 2017, sono state formalizzate le accuse relative alla rapina di Tivoli. Ai cinque vengono contestati il tentato omicidio, tentata rapina pluriaggravata in concorso, porto e detenzione di armi clandestine, lesioni e ricettazione.
A tre malviventi, i provvedimenti sono stati notificati a Rebibbia e Velletri, carceri dove stanno scontando le condanne per l’arresto in flagranza, mentre agli altri due si è provveduto presso le rispettive abitazioni in virtù degli arresti domiciliari. Terminati stamattina con l'ingresso a Regina Coeli.