Nuovamente occupata la Leo-Icar, la «penicillina» è allergica a Salvini

Una quarantina di senzatetto sono rientrati ieri nella ex fabbrica di farmaci sulla via Tiburtina, dopo lo sgombero di quaranta giorni fa. Sono 88 a Roma gli edifici occupati da «liberare»

Nuovamente occupata l'ex penicillina di Roma

Nuovamente occupata l'ex penicillina di Roma

Tommaso Verga 22 gennaio 2019
di Tommaso Verga
Quaranta giorni come da calendario è durata la quaresima, ora è tornato il carnevale. Nessuna confusione di date e di scadenze. Alla Leo-Icar sono rientrati i buttati fuori. Lo sgombero? Una sceneggiata, come gli avveduti cronisti sottolinearono. A beneficio dello stuolo di telecamere di servizio. Privato e pubblico. A rafforzare la tesi, una conferma, un lancio di agenzia di ieri mattina: la retata dei carabinieri a San Basilio, proprio di fronte alla Leo Icar (o «penicillina» che dir si voglia). Il ministro Matteo Salvini, non agghindato da buttafuori, quando si presentò da queste parti disse «è tornata la legalità». Sapendo come sarebbe andata a finire, c'è chi titolò «panico tra gli spacciatori».
Difatti... i venditori di droga continuano a percorrere le solite strade, a occupare le solite piazze (ieri ne sono stati arrestati 10). Contemporaneamente, i senzatetto sono rientrati alla Leo Icar. Una quarantina. Al numero 1040 della via Tiburtina, periferia est di Roma, in quella che una volta era la porta di ingresso alla Tiburtina Valley. Della quale la Leo era capofila. Come scrivono le agenzie, non è bastata 40 giorni fa la presenza del ministro dell'Interno, Matteo Salvini in persona. Né, aggiungono le stesse fonti, l'ordinanza della sindaca Virginia Raggi.
Non si parli di mancato rispetto. Questione lontana mille miglia dalla condizione di chi non ha un tetto per ripararsi, un alloggio nel quale vivere. Condizione difficile di per sé che diventa drammatica quando investe una famiglia. Che non ha un rubinetto con l'acqua per potersi lavare il viso o un giaciglio dove dormire. E la sorte dei minori, dei bambini... Molto più che sgradevole doversi sistemare in un luogo come la Leo.
Secondo una guardia giurata, «il presidio – un'auto delle forze dell'ordine –, davanti al principale cancello della fabbrica, è durato fino a Natale poi non si è visto più nessuno», così come, secondo un uomo in attesa del bus, «non ci sono più poliziotti da un pezzo».
Ma gli occupanti, molti di origine nordafricana, non usano solo la facciata principale per entrare e uscire nella ex fabbrica. La recinzione che delimita il perimetro è di fatto un colabrodo e basta fare pochi passi e costeggiare il lato sinistro del perimetro per arrivare in un nuovo punto di accesso. Dove il muro è poco più alto di 2 metri, alcune aste in ferro sono state piantate tra i mattoni per formare una comoda scaletta dalla quale si può entrare e uscire indisturbati.
La quarantina di senzatetto  di ieri potrebbe lievitare rapidamente a causa degli sgomberi di via Raffaele Costi e via Cesare Tallone nel limitrofo quartiere di Tor Sapienza. Che si andranno ad aggiungere alla graduatoria degli sgomberi stilata in prefettura. A Roma sono 88 edifici da «liberare».
Ne è consapevole Virginia Raggi, che ha pubblicato su Twitter (il media più frequentato dai senzatetto) un «inaccettabile ex Penicillina di nuovo occupata. Sono stati spesi soldi pubblici, impegnati uomini e risorse. E ora c'è il rischio di dover ricominciare da capo. Dopo sgomberi occorre sorveglianza». Chissà con chi ce l'aveva.