L'«operazione Babylon» consegna a Guidonia Montecelio 40 abitazioni e i locali commerciali di Pichini

Dei "complici" di piazzale Clodio ai «domiciliari» i poliziotti, resta in carcere Simona Amadio, la candidata romana di Matteo Salvini

Simona Amadio, la «cancelliera» del tribunale di Roma, in lista nel 2016 con la Lega di Matteo Salvini

Simona Amadio, la «cancelliera» del tribunale di Roma, in lista nel 2016 con la Lega di Matteo Salvini

Tommaso Verga 27 dicembre 2018
di Tommaso Verga
«Mica sto a pettina' le bambole» diceva in una intercettazione registrata dagli inquirenti. Non è quello che ha fatto pesare la bilancia verso la prosecuzione della detenzione di Simona Amadio, candidata romana di Matteo Salvini. Prendiamolo per un aforisma che si presta sia per un innocuo titolo di giornale ma anche per illustrare la gestione di attività meno poetiche e più coinvolgenti. E' il caso in questione. Costruito in particolare su 177 tra appartamenti, garage e locali commerciali. Ai quali aggiungere l'apporto delle macchinette mangiasoldi alle quali era stato staccato il collegamento on-line con il ministero delle Finanze (scopo: interrompere il "Preu", il «prelievo erariale unico» sugli apparecchi da intrattenimento). Più pesanti ovviamente estorsioni, usura, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e il fraudolento trasferimento di beni o valori. Milioni e milioni di euro. Tanti.
I quali, tramutati in mattone e calcestruzzo, configurano uno specifico e ragguardevole patrimonio. Collocato in località Pichini (il quartiere numero dieci di Guidonia Montecelio, il più recente) è stato in successione progettato, edificato, sequestrato e assegnato. A definirne le sorti ultime ha provveduto l'Anbsc (Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata).
Per raccontare come è andata a finire (almeno per questa parte), si dirà che una trentina di abitazioni con garage è stata opzionata dal ministero dell'Interno per alloggi della polizia di Stato; una decina per l'Arma dei carabinieri, altrettanti per la Finanza (al momento non è confermato); il rimanente – 40 appartamenti e i rimanenti locali commerciali – è stato assegnato al Comune ospitante, ossia Guidonia Montecelio. Per chi volesse approfondire: tutto il «malloppo», dai palazzi alle slot-machine, è compreso nell'«operazione Babylon», che il 23 giugno 2017 consegnò alle cronache i nomi dei 23 arrestati e della cinquantina gli indagati. Oltre a una serie di bar, sale da gioco ed esercizi commerciali tra i più noti della capitale.
L’operazione interessò due bande criminali. Una, più violenta e tradizionale nei metodi, agiva tra periferia e provincia a nord-est di Roma. L’altra si occupava di reinvestire i proventi in attività commerciali e immobiliari in tutta la città, anche grazie all'impiego di professionisti come notai e funzionari di banca.
Al vertice dei «babylonesi», Gaetano Vitagliano, camorra, elemento di spicco del clan dei Mazzarella e degli Scissionisti, e Giuseppe Cellammare, Sacra corona unita pugliese. Collegamenti tra i due, Andrea Scanzani e Carlo D'Aguanno, imprenditori.
A questo punto nella narrazione entra Simona Amadio, candidata della Lega alle amministrative romane del 2016, di professione «personale amministrativo non dirigenziale» – sintesi: «cancelliere», a piazzale Clodio –. Unitamente a sei poliziotti. Tutti arrestati sei mesi fa, a fine giugno, perché componenti di un «giro» che secondo gli inquirenti era impegnato ad informare i «babylonesi» sullo stato delle indagini a loro carico. Grazie alla possibilità di accesso dell'Amadio al sistema informatico del tribunale.
Lo stato dell'arte vede gli agenti usciti adesso di prigione essere assegnati ai domiciliari, mentre la donna rimane in carcere. La diversa decisione va assegnata all'«oggettiva pericolosità dedotta dagli illeciti» della leghista, che «si riverbera ancora negativamente sulla persistenza delle esigenze cautelari».
L'«operazione Babylon» è anche parte di un riepilogo sotto forma di report illustrato a Guidonia Montecelio dalla «fondazione Caponnetto» il 21 dicembre. La ricerca elenca gran parte delle attività delle organizzazioni criminali nella città, in genere estesa a Tivoli, riproponendo articoli di testate giornalistiche locali. Ci si tornerà su anche perché non sono mancate polemiche: ingiustificate, soltanto si fosse letto il dossier.
Comunque, è indubbio che mafia e camorra, e soprattutto nei tempi recenti, 'ndrangheta, casalesi e famiglie sinti e rom dei Casamonica e Di Silvio, abbiano scelto l'insediamento nella provincia a nord-est. Ripetute conferme in tal senso sono venute da Giuseppe Pignatone, il capo della Procura romana, Michele Prestipino, l'equivalente dell'antimafia, Francesco Menditto, il procuratore di Tivoli.
Molteplici le ragioni, prima delle quali la sostanziale assenza di controllo del territorio. Basti pensare che su Guidonia Montecelio, ormai pochi centimetri distante dai 100mila abitanti, agisce una tenenza di due dozzine di carabinieri. Si parla di una città policentrica suddivisa in 10 quartieri autonomi l'uno dall'altro. Non sono previste modifiche.