Il Comune di Guidonia Montecelio sborsa 34mila euro e fa felice Maniero

Dopo il fallimento della «Anyaquae srl», la sociatà di «faccia d'angelo» capo della mala del Brenta. Oggi il consiglio comunale discute di un appalto dai molti lati oscuri. Almeno si saprà chi è il politico che intascò la «mazzetta»?

Felice Maniero, «faccia d'angelo» della mala del Brenta, con Marta Bisello

Felice Maniero, «faccia d'angelo» della mala del Brenta, con Marta Bisello

Tommaso Verga 19 dicembre 2018
di Tommaso Verga
L'esordio nel 2011. A Guidonia Montecelio e nella limitrofa Fonte Nuova. Bussa ai portoni dei municipi che acquiescenti firmano i contratti di fornitura a favore di tal Luca Mori, titolare della «Anyaquae srl». Ignoto il percorso che l'ha condotto a incontrare, ben servito, i dirigenti di due tra i Comuni più grandi della provincia della Capitale (il primo conta quasi 100mila abitanti). Anche se non è fuori luogo immaginare che qualcuno l'abbia indirizzato. Alla pari dei suoi interlocutori istituzionali.
A distanza di un lustro l'«Anyaquae srl» fallisce. Nel 2016 (a certificare è la sentenza del tribunale di Brescia del 17 febbraio, la numero 37/16). Iniziano quindi le procedure per il recupero dei crediti. Che per il Comune di Guidonia Montecelio si sostanziano nella somma di 33.941,90 euro (oggi la decisione del Consiglio comunale). A fronte della richiesta del curatore fallimentare – contestata dal Comune – di 87.607,80 euro.
Ad autorizzare i sospetti su una ben strana trattativa erano già le modalità dell'approccio.  Perché nessuno dei due Comuni aveva chiesto l'installazione delle macchinette erogatrici dell'acqua. Come si legge nella determina a firma di Umberto Ferrucci, il dirigente di Guidonia impicciato in numerosi procedimenti giudiziari, è Luca Mori a offrire i suoi servigi, come si trattasse di un qualsiasi negozio di un qualsiasi comparto. E la controparte convenire. Con il rappresentante dell'ente pubblico che non solleva obiezioni, nemmeno sull'identità, anche se la Gazzetta ufficiale aveva registrato il trapasso (da Felice Maniero a Luca Mori) addirittura nel 2000.
L'altro sospetto, decisamente più solido, investe la persona. Il «rappresentante» della srl che si appella Luca Mori è in realtà l'alias di Felice Maniero, il capo della «mala del Brenta», pregiudicato convertito al pentitismo. Amministratore attraverso il figlio Alessandro Bisello (è il cognome della madre) della «Anyaquae srl», società per il «commercio all’ingrosso di macchinari per la depurazione e il trattamento di acque» come si apprende dai certificati camerali. Macchinari e filtri che, assicuravano i due, rendevano l’acqua più salutare. Sede legale iniziale a Brescia poi trasferita a Bolzano.
Domanda ripetuta, sempre priva di risposta: Umberto Ferrucci, in quanto dirigente ai Lavori pubblici, poteva certificare l'adesione del Comune di Guidonia Montecelio, «al progetto “Case dell’Acqua” per il servizio di fornitura, installazione, manutenzione di due strutture per l’erogazione di acqua depurata, gassata e non, da fontane pubbliche»? Tanta ridondanza per dire: montiamo due abbeveratoi. In via sperimentale. Alla fine dovranno essere nove si specifica, costo al pubblico 0,05 centesimi al litro per 15 anni. A costo zero per il bilancio comunale, la convenzione-fontanelle finisce lì, la sperimentazione non ha seguito. Data, 2 marzo 2011, determina n. 82.
La «trattativa» finisce così. Diversamente dalle miti-che incursioni di Felice Maniero. La prima, a metà gennaio 2017, riporta il pentito del Brenta agli onori della cronaca stante l'accusa all’ex marito della sorella di avergli sottratto i «risparmi», un tesoro di 17 milioni di euro. E’ lo stesso Maniero a specificare agli inquirenti quali e dove sono i beni acquistati con il suo denaro. In Toscana immobili essenzialmente. Ville, 27 macchine di lusso tra cui una Bentley Gt Cabrio, conti correnti intestati a prestanome, polizze assicurative, depositi, titoli, cassette di sicurezza e fondi pensione. Un patrimonio rintracciato e sequestrato dai pm di Venezia Paola Tonini e Giovanni Zorzi.

Non è tutto. Come in ogni «giallo» che si rispetti, c’è un «lato oscuro» nella vicenda, i capitali in Svizzera. «So che i soldi della nostra banda arrivarono in Svizzera grazie a importanti coperture istituzionali di cui Maniero godeva» si legge nel libro di memorie di Silvano Maritan, suo antico luogotenente. «L’ultima volta fui io stesso ad accompagnarlo al confine. Lui prese un treno per Lugano e aveva 3 miliardi di lire con sé. Il giorno dopo lo arrestarono. Ma era tutto organizzato e lui era d’accordo. Insomma, prima di stringergli le manette ai polsi, lo Stato gli aveva consentito di mettere il bottino al sicuro».
Maniero e la "mazzetta" è l'ultima incursione in un teatro delle sue gesta «acquatiche»;  al veneziano Gazzettino: «Per quanto riguarda Guidonia ho in mano una ingiunzione di pagamento per 40 mila euro nei confronti del Comune. Non solo, ho denunciato un politico locale che mi ha chiesto una tangente per farmi avere i soldi che avanzo». I 40mila euro ridotti a 34 e bisogna pagare. Del politico non v'è traccia né seguito. Tutto compreso: la possibilità di qualche azione di rivalsa...?
Infine, una riflessione di natura «politica». Se fosse stata in vigore la legge anticorruzione tutto l'ambaradan delle cassette dell'acqua sarebbe stato realizzato comunque, nessun giudice ha sconfessato quanto avvenuto a Guidonia Montecelio e in altre decine e decine di enti locali. Appare «leggermente» complicato sconfiggere la corruzione attraverso le leggi. Un po' come, mutatis mutandis, la povertà. Analogamente, sul nuovo limite di 200mila euro per gli affidamenti diretti da parte degli enti locali: chissà quante cassette avrebbe «venduto» Luca Mori «faccia d'angelo» Felice Maniero...