«Cosa nostra bis» a Tivoli: dopo quelli di marzo altri 9 arresti per droga

Con il coordinamento della Procura della Repubblica e della Dda capitolina, altro blitz dei carabinieri: in azione il nucleo elicotteri, le unità cinofile e l'8 reggimento Lazio: «Si stava tentando di ricomporre la banda di Cascalisci»

La nuova operazione dei carabinieri questa mattina a Tivoli

La nuova operazione dei carabinieri questa mattina a Tivoli

Tommaso Verga 5 dicembre 2018

di Tommaso Verga


Perquisizioni, arresti, quello che gergalmente viene definito blitz ha svegliato stamattina i tiburtini. Nuovamente. A prosecuzione del «primo tempo», allorché nove mesi fa, l'otto marzo, vie e piazze di Tivoli e di Guidonia Montecelio vennero ripulite dall'organizzazione più pervasiva dedita allo spaccio delle sostanze stpefacenti, insediatasi nei tempi recenti.


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Nove gli arresti questa mattina, numerose le perquisizioni, in azione i carabinieri di Tivoli sostenuti dal nucleo elicotteri, dalle unità cinofile e dai militari dell'8 reggimento Lazio. Una ottantina i militari impiegati.


L'operazione «madre» di marzo si concluse con l'arresto di 39 persone «titolari» delle piazze di spaccio tra Tivoli e Guidonia.


L’attività di indagine da cui scaturiscono gli odierni provvedimenti, è la prosecuzione della pregressa attività investigativa condotta dai carabinieri della compagnia di Tivoli e coordinata dalla Dda di Roma. L’indagine aveva già cristallizzato l’esistenza di un sodalizio criminale profondamente radicato e pericoloso, operante nell’area est della provincia, dedito al traffico di sostanze stupefacenti ed estorsioni.


Al vertice, Giacomo Cascalisci, morto suicida il 27 agosto nel corso della detenzione presso le «Molinette» di Torino, reclusione dovuta all'arresto risalente all’8 marzo scorso, nella cosiddetta «Cosa nostra tiburtina». Detenuti anche i «vice» – Cristian D’Andrea e Massimo Piccioni –, il gruppo superstrite ha tentato di organizzarsi sul modello e le tracce dei fondatori.


Tentativo non sfuggito ai carabinieri. I quali hanno accertato come il gruppo criminale avesse nuovamente riunito una pletora di giovani pusher, tutti italiani, organizzati e disciplinati, ai quali venivano affidati specifici incarichi finalizzati anche al controllo del territorio. Per tale ragione, a seguito di momentanee scarcerazioni intervenute in favore di alcuni appartenenti al sodalizio, conformemente alle nuove risultanze investigative, sono state emesse ulteriori ordinanze cautelari per tre dei nove indagati.


La vitalità dell’organizzazione criminale, tanto imponente da esercitare l’egemonia sull’intera valle dell’Aniene, assoggettando ai voleri dell’associazione sia gli interni che gli estranei alla stessa, a mezzo di rappresaglie quali sfregi al volto e danneggiamenti a mezzo fuoco, appariva nuovamente evidente nonostante il decesso del leader storico, così come appariva evidente la volontà di riorganizzare e proseguire le attività illecite del sodalizio grazie agli affiliati che non erano stati colpiti dalla misura cautelare della primavera scorsa.


Le complesse indagini hanno consentito sino all’esecuzione di tale ultima ordinanza di operare complessivamente 27 arresti in flagranza di reato, 39 ordinanze di custodia cautelare in carcere, il sequestro di ingenti quantitativi di stupefacente e di una pistola. Le indagini consentivano inoltre di far luce su di una serie di aggressioni perpetrate dal sodalizio in danno di debitori e rivali. I soggetti colpiti dai provvedimenti restrittivi sono stati associati a «Regina Coeli», a disposizione dell’autorità giudiziaria e della Dda (la direzione distrettuale antimafia) della Capitale.


«La nuova operazione ha consentito di consolidare il quadro indiziario già emerso nella pregressa indagine – si legge nel comunicato alla stampa degli inquirenti –, nel corso della quale erano stati operati 25 arresti in flagranza di reato e sequestrati circa kg. 6 di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana) e una pistola. Sei i provvedimenti di perquisizione tuttora in corso. L’operazione odierna è il prosieguo di un’articolata attività investigativa che ha delineato l’esistenza di un’organizzazione dai connotati mafiosi, dedita principalmente alla gestione del monopolio del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, nell’area est della Capitale».