Lavoratori minori in nero: blitz della polizia ai mercati generali romani

Si direbbe che nulla sia cambiato rispetto al Natale del 2013, quando venne alla luce il traffico di giovani schiavi al Car. Probabilmente stessi caporali. Controlli anche al campo nomadi di Albuccione

L'ingresso del Car, il Centro agroalimentare di Roma sulla via Tiburtina

L'ingresso del Car, il Centro agroalimentare di Roma sulla via Tiburtina

Tommaso Verga 31 agosto 2018

di Tommaso Verga


Una mattinata «dedicata» dalla polizia di Stato a Guidonia Montecelio quella di ieri. Nove le pattuglie mobilitate. Oggetto dei controlli, due «punti critici» in due distinti quartieri della città, il campo nomadi di Albuccione e il Car (Centro agroalimentare romano) di Setteville. In azione, gli agenti del commissariato di Tivoli, diretto da Roberto Arneodo, coadiuvati dal reparto Prevenzione crimine Lazio, dalla Polizia stradale e dal reparto Mobile di Roma.
I controlli in via dell’Albuccione hanno interessato 104 persone, di cui 34 con precedenti e sette accompagnate in ufficio per l'identificazione. Sequestrata (risultava ferma per «cessata circolazione»), una delle auto controllate, regolarmente registrata al Pra, marciante e con le targhe apposte. Altro risultato, 1.867 euro di contravvenzioni.
Nella seconda parte della mattinata, gli stessi operatori di polizia, si sono interessati delle attività del Centro agroalimentare. A partire dai controlli all'entrata della struttura e proseguendo con l'area interna.
E’ così tornato all’ordine del giorno il problema dei ragazzi che lavorano all’ortofrutta del Car in «nero». Infatti, tra le persone identificate erano presenti minorenni egiziani sprovvisti di documenti identificativi.
Un fenomeno «datato» al quale nel corso degli anni non si è riusciti (né voluto) porre argine. La vicenda esplose in modo virulento nel 2014 dopo un’inchiesta della Repubblica, che arrivò a formulare il sospetto di una «rete» che controllava il fenomeno, le cui radici attecchivano aldilà del Mediterraneo. Protagonisti di qua e di là del mare nostrum, i «caporali», dall’imbarco dei ragazzi all’occupazione (rigorosamente in «nero») nel Centro agroalimentare.
In azioni di polizia come quella di ieri, qualche approfondimento puntuale richiederebbe la tuttora costante presenza-funzione delle «case famiglia» che ospitano i giovani (utilizzate anche ieri). Strutture che negli orari comandati, vengono abbandonate dai minori, i quali, scavalcando il recinto sulla via Tiburtina, fanno ingresso sul «posto di lavoro».
L’inchiesta dell’Espresso fece seguito a un’indagine dei vigili urbani capitolini, coordinati da Antonio Di Maggio, che a Natale del 2013, insospettiti dalle richieste di assistenza sociale avanzate da centinaia di minori, di nazionalità egiziana e bengalese, decisero di aprire un’indagine capillare. Che si concluse con la formulazione di un maggiore impegno sui controlli da parte della direzione del mercato. Gli effetti si misurano tuttora.