Aggressione all'ospedale di Tivoli per un trattamento sanitario obbligatorio

Scoppia la rissa a causa del ricovero di un 32enne di Vicovaro accusato dai carabinieri di aver minacciato la madre con un coltello. Il padre prima chiama le forze dell'ordine poi si oppone all'internamento. Lesioni per un'infermiera

L'ingresso del «San Giovanni Evangelista, l'ospedale di Tivoli

L'ingresso del «San Giovanni Evangelista, l'ospedale di Tivoli

Redazione 8 agosto 2018

L’esecuzione di un trattamento sanitario obbligatorio (Tso) si è trasformata in una nuova aggressione al personale sanitario dell’ospedale «San Giovanni Evangelista» di Tivoli. Autori del gesto, il padre e un giovane soggetto alla disposizione di ricovero coatto nel reparto psichiatria.
Era stato proprio il genitore a chiedere l’intervento dei carabinieri dopo che il figlio, 32enne, aveva minacciato la madre con un coltello nell’abitazione di Vicovaro. Una lite scoppiata a quanto pare dopo il rifiuto di soldi destinati a una partita di droga. La resistenza al ricovero – riferisce la Rm5 – ha danneggiato la porta d'ingresso del reparto che ha provocato a sua volta la distorsione alla caviglia di un'infermiera del nosocomio tiburtino.
A distanza di tre mesi a Tivoli s’è ripetuto un fatto non inconsueto. Già a metà maggio, un episodio sostanzialmente analogo nello svolgimento, aveva visto protagonista una coppia romana (a causa di «un’attesa troppo lunga» secondo un uomo di 49 anni e una donna di 42, al pronto soccorso in «triage verde»). Effetti: lesioni per il personale di turno.
Anche allora, comunicati sdegnati e di solidarietà. Tutto giusto e giustificato. Salvo il fatto che, quando sorgono problemi, al «San Giovanni Evangelista» non ci sono «vie di fuga». A meno che la Asl non ritenga tali i consueti messaggi alla stampa.
Un problema effettivo, al quale va posto rimedio con urgenza, la mancanza di sicurezza, aggravata dalla ristrettezza degli organici. Così denuncia la Cgil Funzione pubblica Lazio, la quale denuncia «l’ennesima aggressione» a carico del personale, «già stressato da accadimenti analoghi e da carenza d'infermieri e di personale di supporto», chiedendo alla direzione generale della Asl di garantire la sicurezza.