Arrestato l'«uomo con la coppola», referente di Carminati a Roma-nord

Con Franco Gambacurta, il «padrone di Montespaccato», altre 57 custodie cautelari (due fratelli colombiani). Associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, riciclaggio, usura, estorsioni, sequestro di persona

La distribuzione delle «famiglie» nella capitale da una infografica del «il Messaggero»

La distribuzione delle «famiglie» nella capitale da una infografica del «il Messaggero»

Tommaso Verga 19 giugno 2018

di Tommaso Verga


Montespaccato, quadrante nord della capitale. L’accusa: associazione per delinquere finalizzata al traffico della droga, riciclaggio, usura, estorsioni, sequestro di persona, con l’aggravante delle modalità mafiose. Effetto, 58 arresti. Sequestrati 12 esercizi commerciali, 14 immobili, rapporti finanziari e quote societarie, numerosi veicoli, per un valore stimato di circa 7 milioni di euro. 
Un contesto che riconduce per via diretta all’empireo dell’organizzazione criminale cittadina, a quel vertice – secondo Lirio Abbate e la sua inchiesta sui «quattro re di Roma» – costituito da Massimo Carminati («er cecato»), Michele Senese, Giuseppe Fasciani e Giuseppe Casamonica, passato ormai dalle cronache alle carceri e alla storia della malavita romana.
SUBITO SOTTO I 4 «RE DI ROMA». Ma non tutto era ancora archiviato. Infatti, un gradino sotto i «big» si collocavano i protagonisti odierni, la banda capeggiata dal «padrone di Montespaccato» Franco Gambacurta, l’«uomo con la coppola», collegato con le ‘ndrine calabresi e non solo. Perché il «transnazionale» sta a illustrare l’interesse verso due fratelli colombiani, Jorge Rodriguez Paez Nino e Pablo Andres Paez Nino, organizzatori dell’importazione della cocaina nel nostro Paese.
S’è detto quadrante nord, ossia Aurelio-Boccea, ennesima conferma della divisione per «competenze territoriali», strutturata «dar cecato», dopo la sua «elezione» a «regolatore» del mercato cittadino. Una decisione e una scelta necessarie perché cessasse la guerra che da inizio decennio insanguinava le strade non soltanto della periferia romana. Una guerra tra bande.
L'OMICIDIO DI MARCO ZIONI. Le indagini interessanti Montespaccato iniziarono infatti nel 2012, motivate dall’omicidio di Marco Zioni, il 21 febbraio. Risale a quell’episodio la corrispondenza tra Massimo Carminati e Franco Gambacurta comprovata dalle intercettazioni relative al fatto. Secondo gli inquirenti, il «padrone di Montespaccato» costituiva l’indiscusso fiduciario «der cecato».
Non solo Carminati, anche Salvatore Nicitra, uno dei boss della Banda della Magliana. Nel 2013, un prestito usuraio dette vita a un contrasto tra Gambacurta e Michele Senese "O' pazzo”. Fu proprio Nicitra ad "arbitrare" stabilendo i termini dell’accordo: la vittima avrebbe corrisposto 100mila euro a ciascuno dei litiganti.
CARMINATI ORGANIZZA TUTTO, RUOLI E GERARCHIE. Un’altra dimostrazione di come tutto rispondesse al disegno messo poi in evidenza dal processo «Mafia capitale». Tutto definito, ruoli e gerarchie, da Ponte Milvio ai Castelli Romani, dal Flaminio ai Parioli a Ostia passando per Tuscolano e Anagnina, San Basilio, Tor Bella Monaca, senza sottovalutare il versante est della provincia. Una «foresteria», da Castelnuovo di Porto a Castel Madama, utilizzata come «riserva» per nascondere gli stupefacenti e facilitarne la distribuzione utilizzando le autostrade, e approfittando principalmente della minore presenza – e controllo – delle forze dell’ordine.
Molte le «filiali» in quest'area portate alla luce in questi recenti tre anni, in particolare di mafia, camorra e soprattutto 'ndrangheta. Dagli Strangio ai Rinzivillo, dai Giorgi ai Molè.
Nel comunicato emesso a conclusione dell’operazione «Hampa», una interforze alla quale ha preso parte anche la Guardia civil spagnola, si dice che sono state interessate oltreché Roma, Sardegna, Molise, Piemonte e la Spagna.