Favoloso!: da CasaPound allo sfratto dalla «Casa del Grande Fratello»

Per Endemol-Mediaset il problema dell'abbandono degli sponsor della trasmissione. Sarebbe troppo volgare, trash, non consona al brand di Canale5. Aria di licenziamento per il fascista del terzo millennio

Luigi Favoloso

Luigi Favoloso

Tommaso Verga 12 maggio 2018

di Tommaso Verga


La preoccupazione dei concorrenti stamattina: «Si portano via anche i materassi?». Dominante per loro («e dove dormiamo stanotte?»), nessuna risposta in un senso e nell’altro. Se fosse, sarebbe l’ennesima presa di distanza tra gli sponsor e la produzione del Grande Fatello 2018. Ennesima, secondo il gossipparo Trashitaliano.it, che ha pubblicato la lista dei promoters che già hanno abbandonato la trasmissione, elenco soltanto precedente i nomi di quelli in procinto.
A dire del sito internet, avrebbero già rescisso il contratto con Endemol-Mediaset, Nintendo, Acqua Santa Croce e Screen. Non lo escludono Beretta (salumi), Aran Cucine, i salotti Delta, forse Givova. Questa mattina – non era mai successo – la direzione ha fatto irruzione nella «Casa». Ignoto il motivo, anche se non si esclude la ricerca di rimedi conseguenti alla perdita dei prodotti dei partner commerciali. 



In sede di produzione si è comunque alla ricerca di soluzioni. Lo svolgimento del programma è valutato eccessivo, troppo volgare, trash, non consono al brand di Canale5. Rattoppo? Il più a portata di decretazione d'urgenza, il «licenziamento» di Luigi Favoloso, il concorrente frequentemente raggiunto dalle obiezioni critiche, sia per le «sparate caratteriali» indirizzate al genere femminile, che – ma rigorosamente all'esterno della Casa – per la militanza in Casa Pound: candidato alle elezioni dal 4 marzo a Milano contro Laura Boldrini e Luigi Tabacci, ne è uscito male, nonostante la campagna elettorale organizzata dalla fidanzata Nina Moric (che, dall’altro ieri, lo avrebbe deposto nell’elenco degli ex).



Una disapprovazione decisamente equivoca. Che Mediaset possa rimproverare al tipo l’appartenenza al gruppuscolo dei fascisti del terzo millennio, è come confessare che la produzione ignorava gesta e precedenti e che, per effetto, i casting aziendali non risultano il modello che l’azienda propaganda. Oppure che le maglie per l’accesso, così come si descrivono strette, possono allargarsi alla bisogna.


Un esempio è proprio il concorrente, che non ha mai fatto velo del suo orientamento: Gott Mit Uns («Dio è con noi») era tatuato su un braccio, per essere poi cancellato con la sovrapposizione della bandiera siriana. Si poteva scegliere tra l’ideologia fascista antisemita, violenta e liberticida a fronte della propaganda del democratico regime di Assad. Tutto ignorato.



Così come non ha scalfito i sentimenti dei responsabili (e nemmeno di Barbara D’Urso, la conduttrice della trasmissione), quel «la festa della Liberazione è una festa sbagliata». Probabilmente perché permette a certi personaggi di esprimersi liberamente a questo modo.