Alla 'ndrangheta la supremazia tra le organizzazioni criminali nel Lazio

Il controllo del territorio assicurato dalla saldatura «mafie classiche»-mafie autoctone. Il III Rapporto regionale. Le «emergenze» Ostia, Tor Bella Monaca, Romanina, San Basilio. Lo spaccio pianificato sul «modello Scampia»

La presentazione stamattina del III Rapporto sulle mafie nel Lazio; al microfono, Gianpiero Cioffredi

La presentazione stamattina del III Rapporto sulle mafie nel Lazio; al microfono, Gianpiero Cioffredi

Tommaso Verga 23 aprile 2018

di Tommaso Verga


Nel 2017 l'associazione di stampo mafioso ha interessato 29 indagati, mentre sono stati 58 i processi con l’aggravante del «metodo mafioso» (412 sospettati), 102 i procedimenti per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (1010), 9 per usura (40 indagati). Non è mancato il traffico di rifiuti (164 persone). Numeri. Ma soprattutto indicazioni della portata del livello raggiunto dal traffico degli stupefacenti. Il problema più serio. Secondo i dati dei Servizi antidroga della polizia di Stato l'anno passato sono stati 7.883 i chilogrammi di droga sequestrati nel Lazio.


«Roma è da anni una centrale del narcotraffico internazionale. È l’unica città dove si apre e si chiude il ciclo. Ci sono quattro quartieri che, attraverso il narcotraffico, esercitano il controllo sul territorio con una presenza massiccia di piazze di spaccio, sul “modello Scampia”: San Basilio, Ostia, Borghesiana e Romanina»: Gianpiero Cioffredi, presidente dell’«Osservatorio sicurezza e legalità» della Regione, così ha introdotto, ieri mattina, l'incontro dedicato alla presentazione della terza edizione del rapporto «Mafie nel Lazio».


Gli elementi di maggior rilievo nella nuova analisi, riguardano il consolidamento delle «mafie classiche» a Roma, tra le quali va affermandosi la supremazia della 'ndrangheta, le piazze dello spaccio gestite con metodi propri della camorra, l’adozione del «metodo Scampia», prescelto dai calabresi anche nella sua versione militare.


Sentinelle, spiazzi controllati, edifici «strategici», videosorveglianza, staffette, l’impegno in attività collaterali come usura ed estorsioni. Un ventaglio di opportunità che si conclude con la determinazione delle gerarchie delle «mafie romane» al servizio delle maggiori. Stando così le cose, una delega della mafia alla ‘nadrangheta si direbbe. E’ il contrario. Significativa, secondo Gianpiero Cioffredi, «la presenza dei familiari dei fratelli Graviano che abitano a Roma».
Secondo Nicola Zingaretti, «lo Stato in prima fila vuole avere coscienza di questo processo per non arrendersi mai e non delegare agli altri la lotta alla mafia. Ci sono i giudici, le procure, le forze dell’ordine ma tutti possono fare qualcosa».


Una sorta di controcanto da parte di don Ciotti: «Occorre un progetto organico, anche per riannodare le condizioni generali separate da fratture sociali ed economiche, eliminare o ridurre le distanze che non hanno aiutato a voltare pagina». Poi l'aggiunta: «Serve una legge concreta e categorica sul gioco d’azzardo». Qualcuno dirà «è fuori tema».